venerdì 12 agosto 2011

Stop child sex tourism


Segnalo questa iniziativa dalla Svizzera per combattere il turismo sessuale a danno di minori, in cui purtroppo - come evidenziato dalle statistiche delle associazioni che lo combattono come ECPAT- gli italiani hanno un triste primato in molti paesi come Brasile, Colombia o Kenya.

Sul sito si può trovare un modulo di notifica in cui è possibile segnalare ogni caso sospetto di abuso sessuale su minori. Il modulo è presente anche in versione italiana.

Questo è il video di presentazione del servizio:

http://stopchildsextourism.ch/web/it/category/rubriken/download-film

Il turismo sessuale è ben presente in molti paesi dell'Asia, America Latina, Africa, Europa dell'Est e si alimenta della miseria delle popolazioni locali e soprattutto della voglia di facili guadagni - da capogiro - degli affaristi locali e a volte anche dei locali governi che si reggono su questa "industria" e non mettono le popolazioni, specie femminili, in condizioni di poter studiare, crescere, scegliere per la propria vita, difendere e vivere la propria sessualità.

Il turista sessuale poi è solo in minima parte un vero e proprio pedofilo (dalle statistiche di ECPAT del 2008, il 3%) per la maggior parte si tratta di persone - in larga maggioranza uomini anche giovani - in cerca di esperienze "estreme" oppure in viaggio d'affari.

Sono certa che la crescita della domanda di turismo sessuale si nutra soprattutto di una certa "normalizzazione" del mercato del sesso nell'immaginario collettivo, nei messaggi dei mass-media, come se fosse un aspetto qualunque dell'esercizio della sessualità, e dall'altra parte un "lavoro come un altro", ignorando del tutto cosa ci sia dietro quel "mercato", le vite spezzate di tante giovanissime che subiscono enormi danni psicofisici.

E' la logica del "lì così vivono", "lì si usa così", in fondo stanno là per loro scelta, altrimenti morirebbero di fame. Ma sì, si sentono persino dei benefattori, come ad esempio si vede in alcune interviste condotte da Lydia Cacho.

Il relativismo e il liberismo selvaggio odierno hanno fatto molti danni, a mio parere, se si giunge in alcuni casi a legittimare la violenza sessuale ripetuta su ragazze/i sempre più giovani, nascondendosi dietro al discorso del denaro e del consumo. Come se lo scambio monetario potesse giustificare ogni cosa, anche l'annientamento psicofisico di un essere umano, come se consumare ed esercitare il proprio desiderio sessuale a prescindere dall'altra/o fosse una nuova religione della libertà e non la forma più vergognosa di riduzione in schiavitù del nostro tempo.

giovedì 11 agosto 2011

Rassegna stampa - 3


Dopo un po' di tempo in cui mancava ecco una nuova rassegna stampa, che vorrei far diventare un appuntamento fisso, magari bimestrale con un approfondimento mensile su una singola notizia. Premetto che le notizie sui giornali non mi convincono mai del tutto perché sono spesso molto scarne e mostrano anche l'ignoranza e gli stereotipi con cui viene affrontata la questione della prostituzione, presentata quasi sempre come questione di decoro urbano e ordine pubblico o come fenomeno di colore e glamour e magari con la strizzatina d'occhio al vouyer di turno con le immancabili foto delle ragazze. Mi piacerebbe invece leggere almeno qualche volta delle inchieste approfondite che mirino a smascherare l'intero giro d'affari transnazionale con connivenze, collaborazioni, intrecci di interessi che è l'asse portante di questo fenomeno.
Stavolta ci sono molte notizie per cui mi limito a raggrupparle e per comodità le ho prese tutte da Repubblica (ma su questi argomenti noto che un giornale vale l'altro).

La notizia che mi sembra più importante riguarda il rapporto ombra sui 30 anni dall'applicazione della CEDAW presentato all'ONU, che sulla prostituzione e tratta sottolinea come la modifica legislativa del 2009 abbia ridotto la possibilità di richiedere un permesso di soggiorno e uscire così dalla schiavitù per le immigrate vittime di tratta. Inoltre si denuncia il disegno di legge n.1079 che introdurrebbe il reato di prostituzione di strada, costringendo le donne a esercitarla al chiuso, favorendo così ancora più la tratta. Ecco l'articolo:
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/07/13/news/i_punti_critici_del_rapporto-ombra_rappresentati_alle_nazioni_unite-19091277/index.html?ref=search

Trovo davvero allucinante preoccuparsi solo della prostituzione in strada, palesando un'idea del fenomeno come "fastidio" per i cittadini "perbene", da tenere lontano dagli occhi. Negli articoli seguenti potete vedere una esemplificazione delle diverse "brillanti "posizioni, di chi vuole rinchiudere le prostitute in zone a luci rosse e chi invece - come Alemanno - vuole che chi si prostituisce in strada venga criminalizzato, fino alle vere e proprie violenze contro le prostitute di cui si fanno protagonisti nostri concittadini preoccupati della loro sicurezza e della "decenza".
Non quindi una seria lotta agli sfruttatori, alle mafie straniere e italiane, agli affaristi della pasta di Mora e Fede e giù di lì, ma una criminalizzazione indiscriminata che non distingue tra vittime e carnefici - anzi si accanisce solo contro le vittime - per di più non preoccupandosi per nulla di ciò che succede lontano dagli occhi, basta che non si veda.


http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/29/news/prostituzione-19770120/index.html?ref=search

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/un_quartiere_dell_eros_a_prato_per_confinare_la_prostituzione-18139045/index.html?ref=search

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/contro_la_prostituzione_chiudete_via_sampierdarena-19300997/index.html?ref=search

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/vuvuzelas_e_petardi_contro_le_lucciole_singolare_protesta_per_4_giorni_nel_savonese-19287521/index.html?ref=search

E intanto fioccano le notizie sui giri di prostitute bambine - soprattutto immigrate rumene - costrette a prostituirsi non solo - certo - in strada ma anche in appartamenti:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/07/29/news/ragazza_si_sveglia_dal_coma_e_fa_arrestare_i_suoi_sfruttatori-19776882/index.html?ref=search

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/08/10/news/facevano_prostituire_delle_minorenni_fermata_una_coppia_di_nomadi-20250565/index.html?ref=search

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/prostituzione-19455620/index.html?ref=search

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/20/news/minaccia_e_drogava_prostitute_in_manette_palestrato_romeno-19366864/index.html?ref=search


http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/07/04/news/prostituzione_11_arresti_a_massa_sfruttavano_anche_minorenni-18632319/index.html?ref=search

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/28/news/operazione_minorenni-18328811/index.html?ref=search

E naturalmente l'altra faccia della prostituzione, dove non è più indecente, ma diventa roba glamour e per ricchi. Il processo di Berlusconi - le due modelle piemontesi accusano esplicitamente Fede di induzione alla prostituzione - e la Milano bene dove i night e le agenzie di modelle nascondono lo sfruttamento di escort dell'est Europa.

http://www.repubblica.it/politica/2011/07/11/news/udienza_ruby-18964283/index.html?ref=search

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/25/news/modelle-escort_da_500_euro_per_vip_sgominato_il_giro_della_milano_bene-19598882/index.html?ref=search

Per finire, un articolo sulla Cambogia e sulla denuncia di ECPAT riguardante il turismo sessuale e la prostituzione infantile. Lontano dagli occhi, a tanti chilometri di distanza i nostri uomini d'affari non si fanno alcuno scrupolo a comprare e filmare corpi di bambine, come se si trattasse di un souvenir del posto. Certo, l'importante è il decoro, i diritti umani cosa sono?
Sono storie di adulti che sfruttano l'innocenza di chi non può difendersi, ma anche di ragazzine abbandonate che non trovano altro modo per vivere. "Arrivando, mentre cercavo un ristorante per cenare - racconta Fabio Bellumore di Ecpat - , un uomo mi si è avvicinato e mi ha detto: 'Posso trovarti ragazzine giovanissime, di qualsiasi età'. Con queste parole mi dà il benvenuto la Cambogia".
"In seguito all'approvazione della legge del 2008 il fenomeno ha cambiato pelle: meno bordelli, troppo vistosi, e più locali camuffati da posti tranquilli. Qualcuno qui la chiama 'la democratizzazione, la normalizzazione della prostituzione', aggiunge Bellumore.


http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/05/02/news/cambogia_il_paese_dove_anche_la_verginit_diventa_una_merce_che_si_vende-15663132/index.html?ref=search





lunedì 1 agosto 2011

Dal punto di vista degli uomini


Da un po' di tempo volevo segnalare un contributo sul tema della prostituzione che mi sembra importantissimo: la sintesi dell'incontro tenutosi a Torino nell'ottobre 2010, dal titolo "Quell’oscuro soggetto del desiderio: immaginario sessuale maschile e domanda di prostituzione", organizzato dall'associazione Maschile plurale. L'incontro ha visto la partecipazione di uomini dell'associazione e di donne e uomini di associazioni che operano sul tema di prostituzione e tratta.

Il punto di vista degli uomini di Maschile plurale su questo tema così complesso è molto interessante a mio avviso perché - al contrario di quello che quasi sempre si fa - si dirige lo sguardo non su chi si prostituisce, ma su ciò che genera la domanda di prostituzione. Il diventare un cliente non è visto come qualcosa di eccezionale o di "anormale", ma ci si interroga invece sul collegamento tra il "normale" desiderio e immaginario maschile - un certo tipo di immaginario diffuso e dominante, ma certo non l'unico esistente - e la domanda di prostituzione. Si dice tra l'altro nell'introduzione ai lavori:

Ci interessa rilanciare altre possibilità del nostro essere maschi. Sono immagini ed esperienze di relazioni libere e non violente tra uomini e donne, di riconoscimento e di rispetto degli orientamenti affettivi e sessuali di ogni persona.
Senza giudicare né volere reprimere chi si prostituisce, poniamo invece agli uomini questa idea della domanda di prostituzione come un impoverimento delle relazioni sessuali, ridotte al consumo, alla mediazione del denaro e all’indifferenza.

Riporto qui due brani da un articolo di Stefano Ciccone e Andrea Caruso:

Ma anche la prostituzione, come la violenza tra i sessi non è un fenomeno estraneo da cui difenderci, parla innanzitutto di noi uomini, della nostra sessualità, del nostro immaginario sessuale, della nostra “normalità” della “nostra” qualità delle relazioni tra le persone da interrogare.

E non solo per le statistiche che, ipotizzando 9 milioni di “clienti”, parlano di una realtà largamente diffusa tra i circa 25 milioni di maschi adulti del nostro paese. Ma perché rimanda alla rappresentazione del corpo delle donne come oggetto da possedere, alla sessualità femminile come “sessualità di servizio”, priva di una propria soggettività, e del desiderio degli uomini ridotto a obbligo, sfogo, esercizio autistico di potere. Rappresentazioni che non riguardano solo il rapporto di prostituzione.

La rete di gruppi di uomini raccolta attorno a “maschile plurale” ha scelto quest’anno di svolgere il suo incontro nazionale a Torino misurandosi con questa realtà.

Parlare di prostituzione vuol dire parlare di noi. E della rappresentazione sociale della sessualità maschile e femminile, dell’idea di libertà che abbiamo, della possibilità di ricostruire una pratica collettiva di trasformazione di orientamenti culturali profondi e delle forme dominanti di relazione tra le persone.

La scelta è stata di non parlare “delle donne” che si prostituiscono ma di parlare “tra uomini” del loro rapporto reale o immaginario con la prostituzione, focalizzandoci non sul giudizio su chi si prostituisce ma guardando ai clienti e tentando di produrre analisi e riflessione oltre l’alternativa tra giudizio moralistico e indifferenza.

Questo cambio di punto di vista può aiutare a superare una contrapposizione tra riconoscimento dei diritti delle “lavoratrici del sesso” e contrasto alla tratta, che ha spesso impoverito la discussione e la capacità di ascolto reciproca ma anche la capacità di costruire una pratica sociale condivisa.

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Ma superare la stigmatizzazione sociale e “ascoltare” la domanda maschile di prostituzione non può significare proporre un’idea della libertà e della laicità come indifferenza reciproca in cui la sessualità è relegata a dimensione privata o affidata all’astrattezza e all’anonimato dello scambio economico tra adulti consenzienti.

È possibile riaffermare che la sessualità è un terreno d’indagine, di critica e di conflitto, che è possibile un approccio non moralista ma che ci consenta di superare quella magra consolazione che è la delega al mercato che legittima la compravendita di qualunque cosa, anche le relazioni tra le persone, in cui l’astrattezza e l’anonimato del denaro vengono assunti come condizione di libertà e reciproca autonomia.

La prostituzione di oggi si inserisce dunque in uno scenario che è quello mercificatorio del capitalismo, ma anche quello del patriarcato: un contesto grande e complesso in cui siamo immersi, che si è strutturato nell’arco di secoli, ma che è necessario sottoporre a critica.

In questa cornice vanno riconosciute soggettività e conflitti: vedere il potere anche in altre forme di relazione rivela certo la “normalità” della prostituzione, ma nel senso che chiede di rimettere in discussione tutto lo scenario delle relazioni e della sessualità.

Rinvio al sito di Maschile plurale per leggere una sintesi di tutti gli interventi, davvero interessantissima.




martedì 26 luglio 2011

Appello urgente per Lydia Cacho!!!


Torno da un lungo periodo di assenza per impossibilità di connettermi a internet e trovo questo appello urgente di Amnesty International:

Lydia Cacho, giornalista e attivista dei diritti umani che vive a Cancún, stato del Quintana Roo, nel sud est del Messico, è stata nuovamente minacciata di morte via email e per telefono. Si teme per la sua incolumità.


Il 14 giugno Lydia Cacho ha ricevuto minacce di morte in un'email indirizzata alla Fondazione Lydia Cacho, che ha sede in Spagna. Tre giorni dopo, ha ricevuto un'altra minaccia, questa volta al telefono, da uno sconosciuto. In entrambi i casi è stato fatto riferimento al suo lavoro come giornalista; le è stato chiesto di non parlare altrimenti sarebbe stata uccisa e chi l'ha minacciata ha sottolineato che quello era l'ultimo avvertimento. Le minacce sono state denunciate sia in Messico (presso la Dirección General de la Policía) sia in Spagna (presso la Guardia Civil).


Lydia Cacho ha iniziato a subire minacce e intimidazioni dopo la pubblicazione di un libro nel 2005, nel quale denunciava un circuito di pedopornografia, che operava nonostante politici e uomini d'affari dello stato di Quintana Roo e di Puebla ne fossero a conoscenza e, anzi, con la loro protezione.


Dopo essere stata accusata di diffamazione e a seguito di procedimenti giudiziari irregolari, Lydia Cacho è stata arrestata, nel dicembre 2006, stata minacciata e maltrattata. Conversazioni telefoniche registrate, e successivamente pubblicate da alcuni organi di stampa, hanno dimostrato il coinvolgimento di ex funzionari governativi di alto livello dello stato di Puebla nell'arresto e nei maltrattamenti della donna. Negli anni successivi ha continuato a ricevere minacce, spesso come ritorsione al suo lavoro di giornalista e attivista dei diritti umani delle donne in una struttura di Cancún.


Nel 2009 la Commissione interamericana dei diritti umani ha chiesto al governo messicano di fornirle misure di protezione. Nel 2010, Lydia Cacho ha pubblicato un altro libro, portando alla luce ancora una volta la tratta di donne e ragazze e facendo i nomi delle persone presumibilmente legate a queste reti criminali.


Lydia Cacho è stato nominata per il premio Martin Ennals 2007, che viene assegnato ai difensori dei diritti umani.


Roberto Saviano, che è stato tra i primi ad aver aderito aderire al nostro appello, ci ha parlato di Lydia come "un esempio per chi vuole fare giornalismo. [...] una donna coraggiosa che ha sopportato prigione e tortura per aver difeso una minoranza cui nessuno prestava ascolto, per aver portato attenzione sui soprusi che le donne e i bambini sono costretti a subire in Messico e nelle aree più disagiate del mondo. Ha fatto informazione dove non ce n'era e coraggiosamente si è esposta a enormi rischi denunciando imprenditori criminali e uomini politici. L'importanza del suo atto di denuncia ha valenza universale perché ovunque lo stato è debole, ovunque c'è spazio per l'illegalità, le prime vittime sono le donne e i bambini...".

Approfitto per segnalare una recensione che mi è molto piaciuta di Schiave del potere trovata qui


lunedì 20 giugno 2011

La prostituzione non è quello che pensi


Pubblico qui un interessante video-clip di un minuto realizzato in tutte le lingue europee nell'ambito della campagna della European Women's Lobby - organizzazione per la parità di genere che unisce più di 2500 associazioni in circa 30 Paesi - dal nome "Insieme per un'Europa libera dalla prostituzione". La campagna tende a far conoscere come la prostituzione non è quello che si pensa - un rapporto commerciale paritario e magari un po' glamour - ma è un sistema che produce violenza spesso molto grave, sfruttamento, violazione di diritti umani basilari. Un sistema che è figlio delle discriminazioni di genere che a sua volta contribuisce a perpetuare. Un'Europa che vuole mettere in primo piano la promozione delle pari opportunità e mettere fine alla discriminazione sessista deve mettere l'impegno contro il sistema dello sfruttamento della prostituzione all'ordine del giorno. Non con i provvedimenti repressivi contro le prostitute di cui vediamo esempi quotidiani nel nostro come in molti altri paesi europei oppure liberalizzando lo sfruttamento come di fatto è avvenuto in Olanda. Ma con un orientamento che metta al centro la riduzione della domanda di prostituzione e l'educazione a un diverso rapporto tra i generi.
L'EWL raccoglie anche delle firme per questa campagna a questo indirizzo.
Mi sembra interessante in questo video l'aver rappresentato un uomo che si prostituisce. Perché a volte far vedere una realtà rovesciata, fa capire meglio le cose, in un mondo come il nostro in cui un'ottica sessista generalizzata non permette a volte di percepire la realtà.


Prostitution def italien from Black Moon prod on Vimeo.


venerdì 20 maggio 2011

500 storie vere


E' uscito da poco il secondo libro di Isoke Aikpitanyi, coraggiosa attivista nigeriana che opera a favore delle vittime della tratta nel nostro Paese, fondatrice col suo compagno del progetto "La ragazza di Benin city".
Lo segnalo, nell'attesa di leggerlo al più presto e di recensirlo qui sul blog.

Si tratta di una inchiesta molto ben documentata con 500 storie vere di ragazze schiavizzate nel nostro Paese dal connubio tra criminalità nigeriana e italiana e nella pressocché totale acquiescenza delle istituzioni, delle forze dell'ordine - che troppo spesso diventano a loro volta carnefici - e dei media che poco denunciano il fenomeno, compresi i tanti omicidi di molte ragazze.

La schiavitù a fini di sfruttamento prostituzionale riguarda le nigeriane, ma anche tante altre ragazze immigrate dai paesi dell'Est Europa, dalla Cina, dall'America latina. Troppo spesso da noi il dibattito sulla prostituzione non tiene conto a mio avviso abbastanza di questo aspetto del problema da cui invece dovrebbe partire ogni analisi sul tema. Si oscilla su questi argomenti tra l'approccio liberale e quello ipocritamente scandalizzato per la decenza sulle strade, entrambi drammaticamente errati e dannosi quando si assume il punto di vista delle vittime dell'industria del sesso.

Riporto di seguito una interessantissima intervista del 2008 ad Isoke Aikpitanyi, e un link a un'intervista più recente.

IN STRADA NON CI SONO PROSTITUTE MA SCHIAVE

Il problema non è la prostituzione e non è la clandestinità

La maggior parte delle ragazze che si prostituiscono nelle strade italiane sono vittime della tratta e sono schiave. Bisogna liberarle e basta, il che vuol dire offrir loro una concreta via di uscita. La via di uscita non può esser permetter loro di prostituirsi in quartieri a luce rossa o in aree "protette", perché saranno sempre i trafficanti a gestire tutto. E non può essere proporre loro di fare delle cooperative e di autogestirsi come prostitute, perché non sono venute a fare le prostitute, quindi se offriamo loro solo questa opportunità, non le liberiamo. Molte "sembrano" determinate a prostituirsi solo perché si sono rassegnate e adattate, perché non possono fare altro, spesso non hanno istruzione e sempre sono respinte dalla società.

Non sono delle criminali, ma delle vittime. Non sono io a dire queste cose, non io sola. Sono solo una voce, ma sono la voce dell’unica associazione vittime ed ex vittime che esiste. Perché politici, operatori sociali, preti e suore, poliziotti, giornalisti tutti vogliono dire la loro e non ascoltano noi? Come si può affrontare un problema e pensare di risolverlo senza ascoltare i protagonisti.

Io, come tante, come quasi tutte quelle che sono uscite dalla tratta, ho atteso a lungo prima di trovare una via di uscita che non mi era offerta; neanche quando mi hanno quasi uccisa perché ho detto il mio NO ai trafficanti, qualcuno mi ha teso una mano e allora è chiaro che da anni ciò che si fa "a favore" delle vittime della tratta è sbagliato o non risolve un bel nulla. Questa è la verità.

Retate, CPT, galera, rimpatri… quel che sta facendo o vuol fare il governo non è una novità, lo hanno fatto tutti i governi, solo che oggi se ne parla di più e se ne faranno di più.

Ma non si dica che così si liberano le schiave, perché è vergognoso raccontare bugie così grosse a persone che muoiono come mosche per arrivare qui, che qui sono uccise da trafficanti e balordi (più di 200 in tre anni), che qui sono massacrate di botte e solo a volte vanno in ospedale, che quando ci vanno è perché sono in condizioni gravissime, che abortiscono in modo terribili, che partoriscono e si vedono togliere i figli o dai servizi sociali o dai trafficanti che li tengono come ostaggi, che devono pagar un debito che arriva a 80 mila euro, che sempre più spesso sono minorenni, che sono senza istruzione e senza cultura, che credono in demoni tribali, che qui si ammalano, che qui sono stuprate ogni giorno, ecc. ecc. E il problema sarebbe la prostituzione?

Gli italiani vedono solo quella, e questo è vergognoso… non il fatto che tante giovani stiano in strada. Queste ragazze non sono un pericolo, ma vivono ogni giorno in pericolo. E i clienti? Ci si renda conto che il maggior numero di ragazze che esce dalla tratta è sostenuta da un cliente-ex cliente-amico-fidanzato-marito. Ma come? I clienti alimentano la domanda e sono responsabili della tratta ma sono anche la risorsa più concreta per le ragazze che vogliono tirarsi fuori? Segno evidente, anche questo, che la risposta data dalla politica e dalla società al problema delle vittime della tratta in genere non è adeguata.

Isoke Aikpitanyi

Associazione vittime ed ex vittime della tratta del Progetto la ragazza di Benin City


da http://www.storiemigranti.org/spip.php?article300


Link a un'altra intervista:


http://www.noppaw.net/?p=261

mercoledì 18 maggio 2011

Dieci fatti sulla prostituzione


Sul sito di Turn off the red light - campagna per l'abolizione di prostituzione e tratta in Irlanda - è riportato un interessante decalogo di dieci fatti sulla prostituzione che smitizzano altrettanti dieci miti, diffusi nel senso comune. Il decalogo è preso da una campagna inglese di ispirazione simile, Demand change.
Sotto ne riassumerò i punti.

Un breve preambolo: la campagna irlandese - promossa da associazioni anti-tratta, associazioni di donne, di uomini, di immigrati e che trova l'appoggio di diversi esponenti politici - mira all'approvazione di una legge simile a quella svedese (leggi di questo tipo oltre che in Svezia, dove è in vigore dal 1999, sono già state approvate in diversi paesi del nord Europa, come Lituania, Estonia, Islanda e Norvegia). In pratica si tratta di rendere punibile penalmente l'acquisto di prestazioni sessuali - e ovviamente lo sfruttamento - decriminalizzando invece completamente la vendita e quindi non perseguendo chi si prostituisce. Notevole passo avanti rispetto ai provvedimenti repressivi per la "decenza stradale" del nostro Paese dei sindaci-sceriffi (per fortuna su questo punto il pacchetto sicurezza ha recentemente avuto uno stop dalla Corte costituzionale) che vanno a colpire chi si prostituisce, mentre ipocritamente non si fa nulla, anzi, si finisce per favorire la domanda diffondendo ovunque un'immagine di donna-merce a disposizione e troppo poco si perseguono gli sfruttatori. Il progetto francese Choisir, che promuove l'approvazione nei paesi dell'Unione europea delle 14 leggi più favorevoli alle donne, ha scelto sulla prostituzione la legge lituana.

Sono convinta che qualunque legge possa fare ben poco o rivelarsi addirittura un boomerang, se non supportata da una complessiva azione socio-culturale ed educativa per le giovani generazioni che miri a un diverso rapporto tra i generi e a una libera sessualità, non manipolata dagli affaristi dell'industria del sesso, abbattendo gli stereotipi a causa dei quali la donna è vista come oggetto da poter comprare, usare o abusare.
Mi sembra tuttavia più che positivo che lentamente si stia affermando una visione diversa della prostituzione: non più un fatto inevitabile e "naturale" - il cosiddetto mestiere più antico del mondo - ma un prodotto "culturale", nato da una società da secoli organizzata secondo il dominio maschile, dominio che nuoce alle donne, ma anche agli uomini e che mina e imbriglia la libera espressione sessuale e temperamentale di ogni essere umano. Come acutamente afferma Lydia Cacho, il vero mestiere più antico del mondo è quello del protettore, non quello della prostituta.
Il secondo aspetto positivo mi sembra lo spostamento del focus dalla prostituta alla domanda di prostituzione, il cui abbattimento soltanto può davvero incidere sulla lotta alla tratta e allo sfruttamento sessuale di tante donne e bambine nel mondo.

Veniamo ai punti del decalogo, che qui si può leggere integralmente.

1. Il primo punto afferma che la prostituzione non è una questione di "scelta", come comunemente si dice. Si tira in ballo sempre la libera scelta della donna, così da lavarsi la coscienza, dimenticando che "molte donne hanno "scelto" di entrare nella prostituzione a causa della mancanza di scelta e che un grande numero è stata costretta da protettori o trafficanti". Inoltre sono altissime le percentuali di prostitute che hanno avuto abusi a partire dall'infanzia e la grande maggioranza delle intervistate in diverse inchieste dichiara che vorrebbe uscirne, ma spesso non sa come. In ultima analisi, l'unico che esercita di sicuro una libera scelta è l'uomo che acquista sesso e la sua scelta non fa che espandere la prostituzione e alimentare la tratta per lo sfruttamento sessuale.

2. Il secondo punto - molto interessante - è che la prostituzione non ha nulla a che vedere col sesso. Spessissimo si allude alla prostituzione come qualcosa di "libero" e "glamour", piacevolmante trasgressivo. Ma la prostituzione ha invece molto più a che fare con lo sfruttamento, la violenza e l'abuso. Le percentuali di donne prostitute che subiscono strupri da clienti e protettori è altissima, così come quella di prostitute dipendenti da droghe o affette da disordine da stress post-traumatico.

3. Nel terzo punto si demitizza la convinzione che liberalizzare del tutto la prostituzione (come attualmente in Olanda, ad esempio) possa rimuovere i danni e gli abusi causati dalla prostituzione sulle donne.

4. Nel quarto punto si dice che non è necessario regolamentare o decriminilazzare completamente la prostituzione per ottenere una migliore protezione per le donne. Sarebbe sufficiente che le forze dell'ordine facessero semplicemente il loro dovere nel punire la violenza, indipendentemente da chi la subisca. La legalizzazione conduce all'espansione dell'industria del sesso, senza eliminare le violenze.

5. Nel quinto punto si dice che c'è unanime accordo tra tutti i gruppi attivi di donne sul fatto che chi vende atti sessuali non deve essere colpito in alcun modo.

6. Nel sesto punto si smitizza la credenza diffusa che legalizzare la prostituzione possa rimuovere lo stigma che esiste contro queste donne. Lo stigma in effetti è proprio strutturale a un sistema che notoriamente è misogino e basato su una visione della donna in generale ben diffusa tra protettori e clienti come oggetto di piacere da usare e disprezzare allo stesso tempo. Si dice in questo punto che "normalizzare la prostituzione rende invisibile l'abuso, e trasforma protettori e clienti in affaristi e legittimi consumatori". Riconoscere la prostituzione "un lavoro come un altro" chiude gli occhi sulla violenza, la povertà e l'emarginazione che conducono generalmente le donne nella prostituzione e ostacolerebbe l'azione di tutte le associazioni che supportano le donne per aiutarle a uscire dal giro. "Perché dovrebbero servire strategie per uscire da un normale lavoro?".

7. Nel settimo punto si dice che legalizzare la prostituzione indoor non mette al sicuro le donne, essendoci spesso maggiori violenze e controllo delle donne proprio al chiuso.

8. Nell'ottavo punto si dice che decriminalizzare la prostituzione diffonde il messaggio che quest'ultima è innocua.
"Legalizzare o decriminalizzare completamente l'intera industria diffonde un messaggio per le giovani generazioni di ragazzi e uomini che le donne sono oggetti sessuali e che la prostituzione è un innocuo divertimento. E' questo che vogliamo, che i giovani uomini crescano con l'idea che è normale per un uomo avere il diritto su una donna di usarla come merce sessuale? Che significato hanno i nostri sforzi per combattere le molestie sessuali e la violenza domestica maschile, sul lavoro e in strada se gli uomini possono comprare il diritto ad esercitare lo stesso tipo di atti su donne e bambine prostituite? Legalizzare o decriminalizzare l'intera industria della prostituzione normalizza un'estrema forma di subordinazione sessuale, legittima
l'esistenza di donne di "serie b", rinforza il dominio maschile, e mina le lotte per la parità tra i generi. E' tempo ormai di iniziare a contrastare gli atteggiamenti di chi trova accettabile vedere e trattare le donne come oggetti sessuali contrastando la domanda di servizi sessuali a pagamento".

9. 10. Negli ultimi due punti si dice che, mentre la legalizzazione ha portato ad un'espansione dell'industria del sesso e della tratta, leggi come quella svedese che colpisce l'acquisto di sesso a pagamento, hanno invece portato a una riduzione notevole del fenomeno. "In Nuova Zelanda la completa decriminalizzazione ha portato a un'espansione del settore illegale che ammonta all'80% dell'industria complessiva e secondo il sindaco di Amsterdam "è impossibile creare una zona sicura e controllabile per le donne che non sia suscettibile a infiltrazioni da parte delle organizzazioni criminali". Al contrario in Svezia "c'è stata una significativa riduzione della tratta e della prostituzione con una stasi nel reclutamento di nuove donne".