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venerdì 14 marzo 2014

Il grande assente nel dibattito sulla prostituzione



Leggendo numerosi articoli  in rete, assistendo a trasmissioni televisive e seguendo il dibattito maggioritario qui in Italia anche da parte di persone delle istituzioni sul tema della prostituzione, sembra che ci sia un grande consenso su un concetto, ripetuto spesso come assioma: “legalizzare la prostituzione volontaria, combattere quella coatta”. Facile, immediato!!! Chiunque non si senta convinto da questa formuletta viene aggredito e tacciato di essere contro l’autodeterminazione, di essere “sovradeterminante”, bigotto, retrivo e chi più ne ha più ne metta. 

A volte mi sembra di vivere in un mondo diverso, da chi propone queste ricettine. Nel mio mondo c’è la violenza di genere che colpisce nelle case così come in strada o sul lavoro donne di ogni condizione sociale, nel mio mondo c’è la repressione e la discriminazione contro gli immigrati, nel mio mondo c’è la povertà strutturale e aggravata dalle politiche neoliberiste, nel mio mondo c’è la disparità nelle relazioni eterosessuali impostate ancora come relazioni di dominio uomo-donna, nel mio mondo c’è il capitalismo per il quale pecunia non olet e in cui l’economia criminale la fa sempre più da padrona anche nei settori legali e la schiavitù dilaga, nel mio mondo al centro non è il benessere della persona e tantomeno dei soggetti più discriminati (donne biologiche e trans, immigrate, povere..) ma il massimo profitto per le élite.

Ora, non solo la prostituzione è una delle forme di violenza di genere che una donna può subire fin dall’interno delle mura domestiche da parte di partner, familiari, ecc.. e che può cominciare fin dall’infanzia o adolescenza (e non è che poi appena compio 18 anni divento “libera e autodeterminata professionista del sesso”). Non solo la violenza sulle donne è una faccenda enormemente complessa - fatta di tante sfumature e non sempre da visibili catene - e da cui non è per nulla facile uscire. Non solo numerose testimonianze di donne fuoriuscite dalla prostituzione, anche non sfruttate da papponi o forzate sotto minacce di morte, spiegano i danni psicofisici che hanno riportato in questa attività che comporta avere tanti rapporti sessuali non desiderati, soggiacendo alle più svariate richieste dei clienti.

Ma qui siamo addirittura in presenza di una INDUSTRIA, particolare che viene sempre dimenticato (?!) da tutti i “brillanti” maitre à penser. Ci sono interessi economici miliardari da parte di tantissime persone: gestori e proprietari di locali-bordello di ogni specie (hotel, night-club, affittacamere, centri massaggi, club priveé, ecc…), proprietari di agenzie di escort, intermediari, reclutatori e veri e propri magnaccia, trafficanti, funzionari vari corrotti, clienti potenti che usano le donne come merce di scambio per favori, ecc.. Il tutto in gran parte gestito oggi direttamente o indirettamente da grandi organizzazioni del crimine organizzato transnazionale, nell’illegalità o apparente legalità, a seconda delle leggi. 
Anche solo leggendo le cronache, appare evidente l’intreccio tra tratta e prostituzione con maggiore libertà di movimento, di cui parla Lydia Cacho nel suo libro inchiesta in giro per il mondo - come ad esempio nel caso del locale Pussycat di Roma, dove i gestori del locale mescolavano studentesse italiane e giovani rumene e di altre nazionalità di cui alcune “smistate” a papponi romeni per la prostituzione in strada. 
Non fa notizia in Italia che a una persona come José Moreno in Spagna sia stata data la licenza per aprire un altro mega-bordello nonostante fosse sotto inchiesta per tratta di esseri umani, né che in Germania Jürgen Rudloff (nella foto) possessore di tanti bordelli legali tra cui il Paradise di Stoccarda si sia semplicemente lavato le mani e sia rimasto incensurato quando è stato scoperto un giro di tratta che coinvolgeva anche il suo locale. 

In quale modo il variegato mondo dei veri protagonisti che fanno i veri profitti sulla prostituzione e sulla tratta per il mercato del sesso dovrebbe starsene inerte mentre donne nella prostituzione, fuoriuscite, intellettuali, femministe, liberi pensatori e politici si affannano nel dibattito e nelle proposte di legge? E infatti zitti lo sono solo apparentemente e non sempre lo sono. Non se ne sta zitto Dennis Hof, ad esempio, magnaccia legalizzato del Nevada, uomo potentissimo e ricchissimo, che già pensa ad espandere i suoi affari in Canada approfittando della nuova legge; non se ne sta zitta la tenutaria inglese Becky Adams che fa grande campagna per l’”assistenza sessuale” ai disabili. Persone come loro chiedono a gran voce la liberalizzazione e depenalizzazione del loro business e che la prostituzione sia riconosciuta professione come tutte le altre.
La maggior parte sta zitta ma non può che ritenersi la più grande beneficiaria occulta (o pilotatrice?) della grandissima campagna mondiale di normalizzazione-banalizzazione della prostituzione che non esita a utilizzare argomenti del femminismo e dei diritti umani per raccogliere consensi.

La regolamentazione-depenalizzazione-normalizzazione della prostituzione ha causato, dovunque sia stata adottata, la depenalizzazione dei profitti terzi sulla prostituzione, a volte nascosta e occultata dal semplice affittare delle camere d’albergo a prezzi salatissimi (come ad esempio avviene in Svizzera). Va da sé che il settore legale è poi una minima parte dell’industria che resta per lo più sommersa, ma appare legale e più “pulita” ai benpensanti, rassicurati dal fatto di non vedere in strada il mercato del sesso, o vederlo meno, a causa delle norme repressive che lo vietano.
Chi pensa che legalizzando l’industria della prostituzione e facendo finta che sia un lavoro come ogni altro si sconfiggano le mafie e la tratta “pecca di ingenuità” come dice Lydia Cacho, perché le mafie non hanno alcun interesse a rinunciare ai loro affari, né lo faranno. Ciò non potrà che aumentare invece il loro capitale di consenso e la loro impunità, perché sempre più gente penserà che le donne in prostituzione sono libere, felici e ben pagate, la domanda crescerà sempre di più e tacnicamente sarà sempre più difficile perseguire gli sfruttatori, una volta che questi siano diventati “manager”.

Basterebbe pensare alla tratta con vera e propria riduzione in schiavitù per il lavoro – nell’abbigliamento, nell’edilizia, nell’agricoltura -  che avviene tranquillamente nel moderno capitalismo sostanzialmente indisturbata, per far tremare una persona di buon senso al solo pensiero di far entrare la prostituzione nella sfera del “lavoro”.
E invece si sente tanto parlare di diritti, di pensione, ferie e malattia, come se l’industria del sesso fosse la città del sole e non il regno di efferati sfruttatori! Come se non avessimo già esempi concreti in tanti paesi, come la Germania, dove le tariffe per le donne sono crollate nei bordelli a tariffa fissa dove paghi un tot al mese e stai con quante vuoi. Più dici che la prostituzione in sé è una banale attività come altre e che frutta lauti guadagni più confermi la falsa versione di trafficanti e papponi che, con secoli di esperienza, attraggono le ragazze nel giro nella sostanziale connivenza degli stati e della società tutta, più aumenti la violenza dei clienti che vogliono sia soddisfatta ogni loro richiesta e si lamentano coi gestori dei bordelli della scarsa “professionalità” delle ragazze che hanno dolore e chiedono di smettere.
Si dice che si vuole togliere lo stigma alle donne in prostituzione, ma – come dice Rebecca Mott, sopravvissuta allo sfruttamento sessuale  - per toglierlo bisogna cominciare a considerarle innanzitutto esseri umani e non macchine per fare soldi o bambole di gomma a servizio dei clienti. E bisogna fare attenzione a non togliere invece lo stigma ai magnaccia, promuovendoli a manager di tutto rispetto come già accaduto in numerosi paesi! 

Come giovane donna che non si è personalmente prostituita, ma conosce ragazze ex vittime di tratta e donne fuoriuscite dalla prostituzione, posso dire che non voglio vivere in un mondo in cui la prostituzione sia considerata una buona opportunità di lavoro che le ragazze possono cogliere. Voglio avere il diritto di rivendicare istruzione, lavoro e reddito garantito, senza che mi si proponga l’industria del sesso come accettabile alternativa o mezzo per pagare rette universitarie sempre più esose, nascondendo la distruzione psico-fisica che porta con sé. Come donna femminista dico che “il corpo e mio e lo gestisco io” non significa che lo gestisce invece di me il mercato, il manager del sesso e il cliente. Ma proprio che lo gestisco io, cioè che la mia sessualità deve essere libera e non avere a che fare col mio sostentamento economico né con quello della mia famiglia e che gli uomini con cui stare li scelgo io.
Finché questo mondo non sarà un mondo per le donne, senza discriminazioni di classe e provenienza geografica, senza povertà, senza sopraffazioni di qualsiasi genere, io scelgo di non rendermi complice della schiavitù  e della violenza subita realmente da tante mie sorelle diventando sostenitrice dell’industria del sesso e delle sue bugie. 

Da secoli ci è stato insegnato che i bordelli erano necessari per la “salute maschile” o per la “prevenzione degli stupri sulle donne perbene” o perché la “cloaca non invadesse la città”. Ora il linguaggio è cambiato, perché dire certe cose è diventato impresentabile. E allora si parla di scelta delle donne, nonostante la quasi totalità delle donne in prostituzione dice che avrebbe desiderato e desidererebbe fare altro, nonostante la grandissima presenza nella prostituzione delle ragazze straniere ridotte in schiavitù e legate ad un debito.
Si continua a dare per naturale e indiscussa la scelta di milioni di persone – in grandissima maggioranza uomini – di fare sesso non consensuale e reciproco, senza essere desiderati, ma comprando l’accesso ai corpi col denaro. Penso che sia veramente arduo per ogni persona che si occupi di questione di genere continuare a ignorare questo nodo, il nodo della violenza intrinseca di questo atto non reciproco, fortemente apparentata con l’altra forma di violenza che è lo stupro, eppure per lo più si continua a ignorarlo persino in questi ambienti. Ben sapendo che tratta, prostituzione minorile e infantile, sfruttamento e violenze continueranno a esistere con qualunque legge perché le leggi a nulla possono dove non c’è rivoluzione del pensiero. Finché si continuerà a difendere la prostituzione con i soliti argomenti liberali senza sviscerare il funzionamento dell’industria del sesso e il suo legame concreto con la tratta, senza mettere seriamente in discussione la pratica del pagamento per l’accesso ai corpi,  ci saranno ben poche speranze di cambiamento.

martedì 26 marzo 2013

Tratta, prostituzione, femminismo: intervista a Lydia Cacho

Pubblico un video molto prezioso: un'intervista a Lydia Cacho alla televisione olandese dell'autunno 2011. I sottotitoli in italiano sono a cura di Ilaria Maccaroni e Valentina Iamotti.
Dal luglio 2012, Lydia Cacho ha dovuto poi lasciare il Messico, dopo aver ricevuto nuove gravi minacce  ("Ti abbiamo già avvertito, puttana, non si scherza con noi. E' chiaro che non hai imparato dal piccolo avvertimento che hai ricevuto. Quello che succederà è che ti faremo a pezzi, è così che ti manderemo a casa, idiota" ). E' sotto il tiro delle mafie transnazionali per il suo lavoro di investigazione e la sua attività concreta affianco delle vittime di tratta, fin da quando nel 2005 pubblicò l'inchiesta I Demoni dell'Eden in cui denunciava la rete di pedopornografia e tratta in cui erano coinvolte alte figure del potere economico e politico messicano. Denuncia che le è costata anche il carcere e la tortura, a causa della corruzione del sistema giudiziario messicano. Solo il sostegno dell'opinione pubblica internazionale ha permesso che le venissero accordate delle misure di protezione. L'intervista è sul suo libro-inchiesta del 2010, Schiave del potere, frutto di un lavoro di investigazione di cinque anni in giro per il mondo. 
Dura 25 minuti ed è superfluo che io dica altro, salvo invitarvi all'ascolto: 




mercoledì 6 marzo 2013

Trafficanti al passo con i tempi

Pubblico un interessante brano di  3 minuti e mezzo tratto da un'intervista a Lydia Cacho del 2010 nel corso del Festival degli scrittori di Sidney. Traduzione e sottotitolaggio sono a cura di Ilaria Maccaroni e Valentina Iamotti che ringrazio.
Lydia Cacho parla di come i trafficanti, che anticipano sempre i tempi per assicurarsi la prosecuzione del proprio business, stiano investendo nella cultura di normalizzazione della prostituzione e del turismo sessuale in tutto il mondo, pornografia diffusa massicciamente nella cultura popolare, ipersessualizzazione delle ragazze e finto glamour.
".. i trafficanti prendono donne da altri paesi e fanno contrarre loro enormi debiti in modo che non possano scappare, sequestrano loro i documenti, le privano della loro libertà, alcune di loro devono inviare i soldi a casa per cui non hanno alcuna scelta e l’unica forma di sopravvivenza è quella di restare lì coi trafficanti. Alcune di loro riescono a fuggire altre no. La questione qui è in che modo i valori culturali presenti in tutto il mondo permettono che questo avvenga."





 

lunedì 12 novembre 2012

Facebook e la pedopornografia

Riporto la traduzione dallo spagnolo di un interessante articolo di Lydia Cacho che denuncia come gli stupratori di bambini agiscano praticamente indisturbati sul famoso social network. Ringrazio le ragazze di Un altro genere di comunicazione e S. per la traduzione. Il testo originale si può leggere qui.

Facebook e il porno - di Lydia Cacho

Fluttuano liberamente nel cyberspazio, sono i siti dei pedofili che, oltre ad abusare di migliaia di bambini e bambine, fanno uso delle loro pagine Facebook per mostrare il loro coraggio, narrando dettagli sulle loro azioni criminali.
"Guarda questa foto, l'ho presa quando aveva quatto anni, tenera e vergine" dice Roberto, che dalla Spagna fa mostra tra le sue fotografie di se stesso, mentre penetra bambine molto piccole. La pagina è stata denunciata a Facebook senza che nulla accadesse, la polizia spagnola non ha un reale potere nei confronti della Società, né ha la facoltà, dicono, di arrestare tutti quei soggetti che pubblicizzano i propri crimini nelle pagine le cui origini possono essere rintracciate con la più semplice tecnologia.
Per fare un'indagine qualche anno fa, mi sono unita ad un gruppo di uomini in rete, le cui conoscenze cibernetiche mi hanno insegnato a rintracciare i pedofili nel cyberspazio e a promuovere cause nei paesi dai quali emergono le immagini.
Un uomo scrive al lato di una foto con una bimba bionda "lei è una delle mie piccole lolite preferite, ora ha dieci anni, ma ha cominciato il sesso da quando ne aveva due".
Un altro risponde: "Oggi ne ha 17, ma ha cominciato a fare sesso a 4 anni ed è una vera cavalla ninfomane" . I soggetti si presentano come “Lolita lovers”, “Babyboylover”, “Il cacciatore di piccoline”, e altri soprannomi. In questi video e foto si vede chiaramente il viso delle vittime. Di tanto in tanto abbiamo denunciato alla polizia postale dei diversi paesi; si mandano i profili dei soggetti e gli indirizzi IP. 
Abbiamo persino localizzato un professore di Veracruz che su Facebook agganciava dei bambini e li manteneva in contatto attraverso il suo blog come professore di educazione fisica. La pornografia infantile è nella maggior parte dei caso una delle modalità del delitto di tratta di esseri umani.
È stato grazie ai cyber-attivisti degli Uomini contro la Prostituzione e la Tratta (Menapat, in inglese), Marcelino Madrigal, Richard Lepoutre e Raymond Bechard, che ho imparato a seguire i cyberpederasti, per poi indagare ed assicurarmi che la la polizia postale non solo faccia il lavoro di persecuzione del delitto (postare e far circolare immagini di pornografia minorile è punibile con la legge in molti paesi, incluso il Messico), ma anche che le indagini portino a rintracciare i posti dove si trovano queste bambine e questi bambini vittime degli abusi.
Un anno fa ho denunciato questo tema durante l'intervista che mi fece Michelle Bachellet durante la consegna di un premio a New York. Ho utilizzato l'assemblea per spiegare il mio lavoro ed esigere che FB rispondesse. Newsweek pubblicò i dati con le prove che avevo portato. Facebook provò a negare le mie affermazioni provando a spaventarmi attraverso i propri avvocati newyorchesi, a chiedermi di smettere di dialogare, e alla fine, a causa deii fatti e delle prove che ero riuscita a far pubblicare dalla rivista nordamericana, Facebook dichiarò che "stavano lavorando sul caso". 
Il mio profilo Facebook, attraverso cui indagavo su questi temi, venne chiuso con la motivazione di "cattivo uso della rete sociale".
E' importante sottolineare che iscriversi a Facebook è gratuito, ma la Società guadagna basandosi sulla sua quotazione in borsa grazie ai milioni di persone che utilizzano i suoi prodotti.
Una fonte interna a Facebook mi ha detto a Washington che non faranno mai quello che ho richiesto di fronte al Senato nordamericano in paesi che non hanno leggi sufficientemente severe per esigerlo. Gli Stati Uniti sono il paese con il maggior numero di utilizzatori di Facebook , seguito da Indonesia, Gran Bretagna, Turchia, India e Messico.
L'unico paese col quale l'azienda collabora nel mantenimento delle foto segnaletiche dei bambini scomparsi sono gli Stati Uniti. Non si tratta di censurare, ma di rendere semplicemente più sicura la rete ed esigere che coloro che guadagnano attraverso di essa facciano anche investimenti etici per protegge l'infanzia.
In Messico esiste una polizia postale, ma non è sufficiente, la cosa più urgente da fare è ottenere che Facebook e tutte le società che si occupano di Reti sociali, incluso Twitter, si assumano le loro responsabilità nel:
1) mantenere le informazioni dei profili denunciati senza cancellare l'impronta che possa condurre le autorità a improgionare l'aggressore.
2) investire le risorse necessarie per bloccare la pedopornografia nelle sue reti.
3) lasciarsi coinvolgere nella creazione di programmi che registrino i volti dei minori abusati, in quei paesi in cui hanno milioni di utilizzatori.
4) smettere di ostacolare gli attivisti che denunciano il loro disinteresse nel proteggere l'infanzia. 
Se anche tu vuole unirti ai più di un milione di firmatari di questa petizione, clicca qui: http://www.causes.com/causes/580526-force-facebook-to-block-all-child-pornography

mercoledì 26 settembre 2012

Sfidare i patriarchi


Lydia Cacho è una delle poche persone al mondo che osa sfidare i patriarchi che organizzano e alimentano in tutto il mondo il commercio sessuale di donne, ragazzine, bambine, bambini. Quando lessi "Schiave del potere" ero all'inizio del mio approfondimento sui temi della tratta degli esseri umani e della prostituzione e quindi non mi resi abbastanza conto di come il lavoro di questa donna sia davvero probabilmente un caso unico al mondo. Mi spiego: ci sono numerosi giornalisti che approfondiscono il tema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, così come ci sono numerosi responsabili di rifugi che aiutano le ragazze a liberarsi, curarsi e riprendere il loro cammino. Su questi ultimi va fatto poi in verità un distinguo perché ce ne sono di davvero validi, ma anche di assolutamente inadeguati ad affrontare le complesse problematiche connesse allo sfruttamento sessuale o addirittura ambigui e conniventi, ma questo è un altro discorso. Ciò che rende unica Lydia Cacho è il fatto che lei gestisce sia un grande rifugio, il CIAM di Cancun, avendo così un'esperienza continua a stretto contatto con donne e ragazze che hanno vissuto la tratta, sfruttamento sessuale e varie forme di violenza, ma contemporaneamente svolge anche attivismo e attività investigativa e giornalistica. Questo ha potuto permetterle di non limitarsi ad aiutare ad esempio la piccola Emma e le altre ragazze coinvolte nel giro di tratta e pornografia infantile tra America Latina e Stati Uniti di Jean Succar Kuri, ma anche di cooperare con la ragazzina e con le altre vittime per provare il crimine di questo uomo e il coinvolgimento e la protezione di esponenti di primo piano del governo e dell'economia messicana fortemente collusi con la mafia dei cartelli di quel Paese. Così il suo libro "Schiave del potere" è una miniera di informazioni su molti paesi del mondo che io non sono riuscita a riportare se non in minima parte in questo blog, perché scende nei dettagli, senza accontentarsi di affrontare il tema della tratta e il funzionamento dell'industria del sesso sul piano del sentito dire o del caso scandalistico individuale. 

Questo lavoro le è costato però moltissimo in termini personali, perché, oltre alla vicenda del sequestro e arresto ai tempi dell'inchiesta su Jean Succar Kuri, che lei stessa racconta in Memorie di un'infamia, Lydia Cacho è costantemente sotto minaccia di morte e ultimamente, a inizio agosto, è stata costretta a lasciare il Messico, forse in coincidenza con la sua indagine su Raul Martins, il "re della prostituzione" argentino sulla cui vicenda pubblicherò presto un post.  
Qui si può firmare l'appello di Amnesty International per la  sicurezza di Lydia Cacho.

A volte mi chiedo se ci fossero più Lydia Cacho come cambierebbe la percezione spesso superficiale e banalizzante che noi abbiamo di questi fenomeni, che tende sempre a omettere o comunque non approfondire il ruolo di primo piano della economia criminale intrecciata con quella legale, delle nuove e vecchie mafie, della politica e degli eserciti in attività come lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di esseri umani e il turismo sessuale. 
Scrive Cacho: 
Eros e Thanatos sono costantemente presenti all'interno della psicologia criminale. Il potere di assassinare, torturare e decapitare gli avversari ha sempre bisogno di un equilibrio che generi una certa stabilità. Perciò i grandi capi delle mafie comprano, vendono, maltrattano o uccidono donne di qualsiasi età, promuovendo contemporaneamente varie forme di prostituzione e creando gli scenari adatti allo sviluppo del commercio del sesso. L'accesso al piacere sessuale agisce da potente strumento di coesione e negoziazione tra gruppi maschili in campo imprenditoriale e militare, al punto che il commercio del sesso si situa tra la vendita di armi e il traffico di droga come la fonte di introiti più redditizia al mondo.
Viaggiare per il mondo e condurre un'indagine sulle mafie degli schiavisti ha cambiato in modo radicale il mio punto di vista sull'interconnessione tra gruppi criminali. L'impunità con la quale gestiscono i propri affari è inquietante e desta molti sospetti, soprattutto in un momento storico come quello attuale in cui i paesi più potenti hanno messo la lotta alla tratta di esseri umani tra i punti principali all'ordine del giorno della sicurezza nazionale e internazionale. Perché esistono tante contraddizioni nelle politiche migratorie e nei trattati di libero commercio? [...] Quanti paesi avallano sotto il profilo legale lo sfruttamento del lavoro in nome di un miglioramento dell'economia?
In vari paesi si approvano leggi contro la schiavitù e lo sfruttamento ma poi non sono messe in pratica, perché farlo significherebbe rinunciare alle ingenti somme di denaro che il commercio del sesso apporta all'economia.

Concludo riportando la traduzione di due brani da un'intervista fatta a Cacho poco prima che dovesse lasciare il Messico e di seguito la traduzione di un intero articolo sull'incontro con lei durante il Festival del libro di Edimburgo tenutosi il 26 agosto scorso. 

Quando ho chiesto a Lydia Cacho del suo incontro più memorabile, lei descrive una famiglia in Bangladesh dove nonna, figlia e nipote lavorano tutte nel commercio sessuale , sotto il dominio della mafia locale.
“La povertà e l’assimilazione della prostituzione come il solo modo per sopravvivere è la loro realtà” scrive. “ Loro non hanno possibilità, così non c’è scelta o libertà, ma piuttosto, come Madhu, la più anziana ha detto, “predestinazione, visto che questo è il solo modo in cui gli uomini ci daranno i soldi per lavorare nella nostra città”.
Dall’altro lato della strada un cliente tedesco con la faccia sorridente mi ha assicurato che queste donne sono qui volontariamente. “ Io non vedo catene, tu le vedi?” mi disse.
La povertà e il sessismo sono catene invisibili.

Le ho chiesto circa il più grande comune pregiudizio circa l’industria globale della tratta per sfruttamento sessuale e lei mi ha risposto “l’irresponsabile linea di pensiero che sostiene che legalizzare il sistema della prostituzione sconfiggerà la tratta e la schiavitù”.
“La gente sta ancora discutendo sulla prostituzione e sulla libertà sessuale con gli stessi argomenti che ci riportano indietro agli anni ’60 quando ero ragazzina” scrive” Noi stiamo assistendo al ritorno di una rinnovata misoginia e il crimine organizzato possiede la formula per fare un sacco di soldi comprando e vendendo donne, ragazze e ragazzi come oggetti usa e getta da essere usati e abusati. Non è assolutamente una faccenda che ha a che fare con l’erotismo, ma un affare di soldi e potere. Il capitalismo ci ha permesso di normalizzare la vendita di esseri umani per fare soldi.
Ho visto troppo rancore e disprezzo sia nei gruppi abolizionisti che pro-legalizzazione. Mentre questi parlano e teorizzano spesso da graziose e tranquille località o agiati ambienti accademici, milioni di esseri umani sono inascoltati, schiavizzati, stuprati, uccisi. Dobbiamo iniziare a parlare di politiche sessuali, invertire la rotta della disuguaglianza, il capitalismo e la povertà sono il carburante che conduce le mafie  a schiavizzare allegramente  esseri umani.”.
Penso a una riga nella pagina finale di “Schiave del potere” in cui Cacho sostiene che la “pornificazione” della società, il sessismo, la misoginia, la banalizzazione della prostituzione e la pornografia che si trova in internet sono il carburante della tratta per sfruttamento sessuale. I desideri e le fantasie di molti uomini creano la domanda per la schiavitù sessuale e queste fantasie si trasformano in incubi molto reali per milioni di donne e bambine.
“Il compito della società attuale “ conclude “ è reinventare l’amore e l’erotismo senza la violenza”.

 da:

La giornalista e femminista messicana Lydia Cacho ha offerto uno sconvolgente resoconto  dell’industria mondiale della tratta di esseri umani al Festival mondiale dei libri di Edimburgo ieri.
Cacho, il cui libro, Slavery Inc (in italiano Schiave del potere) è un resoconto ampiamente documentato dell’industria della tratta, ha iniziato il suo intervento con alcune sconcertanti  statistiche: “L’agenzia delle Nazioni Unite per il Crimine Organizzato ha riferito in occasione dell’anniversario dell’abolizione della schiavitù in America che le reti del crimine organizzato hanno venduto un numero triplo di schiavi rispetto a quando la schiavitù era legale.” Cacho ha calcolato che la schiavitù è un affare  che frutta almeno 400 milioni di dollari l’anno ed è stato riconosciuto essere un mercato più lucroso da criminali e mafiosi  rispetto al  traffico di droga o di armi. “Un chilo di cocaina tu lo vendi una volta sola” disse un ex trafficante di esseri umani  a Lydia  Cacho nella sua cella in prigione “ una ragazzina tu puoi venderla centinaia di volte”.
La vicenda di Lydia Cacho denota  notevole coraggio e altruismo, il che le ha guadagnato una entusiastica acclamazione da parte del pubblico del  Festival del libro. Mentre svolgeva le sue indagini sulla tratta, si è travestita da prostituta per infiltrarsi nei bordelli,  è stata inseguita dalla mafia cambogiana e ha dovuto anche lasciare il suo paese dopo aver ricevuto orribili minacce di morte.
Dopo la pubblicazione nel 2005 del suo libro “I demoni dell’Eden. Il potere che protegge la pornografia infantile” nel quale ha fatto i nomi dei protagonisti chiave del giro di pornografia infantile, è stata arrestata a Cancun, la sua città, e portata a Puebla, sul lato opposto del Messico, un viaggio che ha significato essere torturata dalla mafia  messicana per  venti ore.
Dopo essere stata tenuta in prigione per un anno, rifiutandosi di ritrattare l’evidenza di quanto detto nel libro né di tradire qualcuna delle sue fonti, fu alla fine rilasciata e sei mesi più tardi il capo del giro di pornografia infantile denunciato nel libro di Cacho fu arrestato con l’accusa di tratta per sfruttamento sessuale e condannato a 112 anni di reclusione. Ma Cacho ha sottolineato che questo è un solo uomo e che la tratta di esseri umani, in particolare per sfruttamento sessuale, è ora un’attività ramificata a livello globale, con fornitori che semplicemente procurano ciò che viene richiesto da clienti di tutto il mondo. “E’ devastante” dice Cacho “ vedere occidentali  nel Sud Est asiatico passare accanto - o entrare dentro - bordelli  dove vengono usati chiaramente bambini e non fare nulla riguardo a questo”.
Cacho ha specificato che “ i clienti stanno creando nuovi mercati “. Dal momento che i controlli si concentrano sui clienti e i trafficanti che tornano in America dal Sud Est asiatico, la domanda di sesso commerciale cresce nell’inosservato  Messico.  Nei fatti, nel solo rifugio di Cacho (un rifugio che lei ha messo su per aiutare le vittime di violenza in Messico) circa 30mila donne sono passate attraverso le sue porte di massima sicurezza solo quest’anno e questa è appena una frazione delle persone colpite da questo traffico:” circa 300mila ragazze e donne sono vendute ogni anno in Messico” ha detto Cacho.
Cacho  ha fatto una sconfortante previsione per il futuro: ”Rimpiangeremo di aver celebrato il decollo della Cina” ha detto “ dal momento che tanta parte dell’economia  cinese è stata costruita sul lavoro schiavistico. Il paese è cresciuto perché hanno sfruttato la popolazione”.
Ha inoltre condannato l’esercito statunitense per il vergognoso sfruttamento di donne oggetto di tratta per sfruttamento sessuale, riferendosi al sistema del “berretto verde” usato in Vietnam e Corea : “ un berretto verde sulla finestra di un bordello significava che erano disponibili prostitute giovani, vergini e pulite”. Cacho ha sottolineato che anche oggi la maggior parte degli eserciti del mondo investono in questo tipo di bordelli.
In una nota finale Cacho ha elogiato il lavoro di gruppi come Amnesty International e PEN che aiutano a far crescere la consapevolezza sul la cruda, brutale e triste realtà della tratta di esseri umani.

da http://www.edbookfest.co.uk/news/lydia-cacho-shares-the-devastating-details-of-a-twenty-first-century-slave-trade

venerdì 8 giugno 2012

Memorie di un'infamia

Avrei voluto fare una recensione anche di Memorie di un'infamia, il secondo libro di Lydia Cacho che è stato pubblicato in Italia e di cui parlo anche qui.
Il tempo per ora è mancato e così posto qui l'inizio di una bella recensione che è stata fatta da Maggie's blog, rinviando il resto della lettura a quel blog.
Del caso di Jean Succar Kuri e Kamel Nacif, argomento del libro, ho parlato anche qui, prima ancora che in Italia arrivasse Memorie di un'infamia.

Lydia Cacho è una giornalista messicana che nel suo sangue porta l’eredità di sciamani, navigatori e uomini liberi. È cresciuta a stretto contatto con realtà difficili, grazie all’attività filantropica della madre che se la portava appresso durante le sue escursioni quotidiane tra i più poveri. Quando Lydia un giorno le chiese perché ci fossero bambini che crescevano nelle discariche dei rifiuti, sua madre rispose: “E’ un’ingiustizia, un’ingiustizia bella e buona. E siccome voi siete in grado di soffrirne e capirlo, siccome avete il privilegio dell’istruzione e di tre pasti al giorno, avete anche l’obbligo di prepararvi perché le cose, nel vostro paese, cambino”.
Lydia prese il testimone che sua madre passò quel giorno, e lo portò avanti con orgoglio quasi a costo della vita.
Decise di focalizzarsi sui diritti delle donne: in Messico, le statistiche Onu del 2007 parlavano di una donna (o una bambina) stuprata ogni 18 secondi. La stessa Lydia Cacho era stata vittima di uno stupro.
Fondò un centro di accoglienza, che diventò poi un vero e proprio rifugio dove le donne potevano stare dai 3 ai 5 mesi prima di entrare nel programma di reinserimento sociale.

mercoledì 7 marzo 2012

Una lettera per la Rete delle reti

Pubblico qui la lettera che ho mandato come primo contributo di presentazione del mio lavoro al nuovo portale per una rete delle reti delle donne. Il portale vuole offrirsi come strumento a disposizione per fare rete tra donne (e uomini) interessate alla teoria e pratica antisessista. Un grande contenitore per convidere in modo interattivo elaborazioni, materiali e pratiche. Qui il blog di lavoro provvisorio dove è stata pubblicata anche la mia lettera.

Trovo il progetto di questa rete assolutamente importante e ringrazio di cuore le sue ideatrici. Mi sembra un ottimo strumento per favorire l'avanzamento di un'intelligenza e militanza collettive e coordinate, pur nelle varie diversità individuali che, a mio parere, in un progetto di questo tipo risultano valorizzate e non appiattite.
Sono Valentina e seguo da tempo il mondo dei blog di ispirazione femminista. Da fine 2010 ho aperto il blog Consumabili perché ho sentito l'esigenza di colmare un vuoto che sentivo in prima persona: la mancanza di una riflessione calata nell'attualità sull'industria del sesso e in particolare sulla tratta di donne e bambine a scopi di sfruttamento prostituzionale.
La tratta a scopi di sfruttamento sessuale oggi è di fatto una delle forme più feroci di violenza di genere, eppure almeno nel nostro paese le donne stesse non se ne occupano come dovrebbero. Certo, a subire questa violenza in prima persona da noi sono donne straniere (nigeriane, rumene, albanesi, moldave, cinesi, ecc..) e non donne italiane, ma evidentemente questo non è un valido motivo per non occuparsene. Tanto più che tutto ciò si svolge anche in Italia, sotto i nostri occhi, in strade, appartamenti, locali e centri massaggi presenti sul suolo italiano, che uomini italiani sono quei 10 milioni di clienti della prostituzione di cui si parla, che affaristi e funzionari italiani, nonché i nostri mafiosi fanno parte integrante di questo enorme giro d'affari e ci guadagnano in prima persona. Affari d'oro, già.
Il mio blog è nato dalla lettura di un libro per me illuminante, "Schiave del potere" di Lydia Cacho, giornalista messicana e militante femminista, presidente del CIAM di Cancun (centro di accoglienza per donne vittime di violenza e sfruttamento sessuale), che ha osato sfidare in prima persona il potere politico, economico e mafioso di un paese autoritario come il suo - famoso per le stragi di donne e giornalisti - smascherando con nomi e cognomi il potere che protegge pornografia infantile e tratta di donne in Messico. Lydia Cacho in questo libro (poi in Italia è uscito anche l'autobiografico "Memorie di un'infamia") traccia una rotta delle tratta di donne a scopi di sfruttamento sessuale nel mondo e cerca di metterne a fuoco il funzionamento e l'importanza strutturale che essa - e più in generale l'industria del sesso- assume nel capitalismo globalizzato neoliberista teso alla massimizzazione dei suoi profitti. E' un dato di fatto che negli ultimi anni sono ricomparse convenzioni e leggi sulla riduzione in schiavitù, che sembrava una pagina sepolta nella storia umana.
Ci troviamo ad affrontare un mondo in cui, a fronte dell'ormai sempre più simbolico potere degli stati e delle istituzioni che tutelino i cittadini, il dominio delle grandi lobby d'affari transnazionali è sempre più forte e diretto, insieme all'intreccio tra poteri legali e quelli illegali delle mafie, tanto da non riuscire più a tracciare confini realistici tra legalità e illegalità. Si pensi solo al riciclaggio di denaro sporco e alla corruzione.
I nuovi schiavi sono gli esclusi della globalizzazione, le popolazioni dei paesi stroncati dal debito, debito ed "esigenze del mercato" che tra l'altro stanno cominciando a trasformare purtroppo anche il volto della nostra Europa. Per loro non esistono più i diritti naturali della persona, il ricatto è la povertà estrema, loro vengono letteralmente comprati e venduti. Paesi interi, come la Thailandia, basano ormai gran parte del PIL sulla vendita di donne e bambine all'industria della prostituzione e del turismo sessuale.
Così le donne non sono più soltanto le escluse per antonomasia da istruzione, lavoro e possibilità di indipendenza personale, ma diventano esse stesse la merce che può essere usata per trarre guadagni.
Centinaia di migliaia di ragazzine al mondo arrivano a conoscere prima la violenza sessuale, attraverso la prostituzione forzata, che la loro stessa sessualità, che rimarrà loro spesso sconosciuta per il resto della vita, spesso sono vendute o incoraggiate ad accettare di prostituirsi dalle stesse famiglie. Scusate questa lunga parentesi esplicativa, ma mi sembrava necessaria per farvi conoscere un po' il senso del mio lavoro. Ho deciso semplicemente di approfondire tutto ciò e sto leggendo da un anno e mezzo quasi esclusivamente libri su tratta e prostituzione, perché sono stufa dei luoghi comuni sull'argomento, dell'ignoranza e dei pregiudizi sessisti.
Quello che noto è che si parla sempre di prostituzione centrando il discorso sulle donne, sulla loro scelta libera o non libera. Ma il grande assente dal discorso è il potere che sfrutta la prostituzione, sono i nomi e cognomi che restano sempre nell'ombra, e altrettanto i clienti, i cui comportamenti non sono mai messi in discussione. Le donne per questi signori si prostituiscono da sole per la gioia di farlo, non esistono sfruttatori, non esiste la domanda dei clienti, non esiste la violenza. Troppo spesso gli stessi discorsi femministi sulla libertà di gestire il proprio corpo sono ormai strumentalizzati dagli affaristi del sesso, trafficanti e papponi, per confondere le acque, giustificare i profitti e minimizzare le violenze commesse su donne in difficoltà, spesso giovanissime. Trovo che uno sguardo globale e ascoltare ciò che dicono le donne nei paesi in cui il volto della mercificazione della donna è più feroce e scoperto, ci può aiutare a comprendere anche la realtà che viviamo in prima persona e a smascherare il potere patriarcale, in tutte le sue forme.
Sono certa che il magnifico progetto della rete collettiva ci aiuterà anche in questo.. e concludo dicendo quanto apprezzo che il vostro manifesto sottolinei lucidamente a cosa serve davvero l’antagonismo creato ad arte fra i sessi.

Valentina

Lascio alla vostra riflessione due frasi che mi hanno colpito di un articolo spagnolo che ho letto giorni fa:

La cultura della ipersessualizzazione ha assorbito la storia e il linguaggio delle lotte delle donne per il diritto a rivendicare i propri desideri e necessità sessuali, fino a convertirle in nulla più che oggetti per il divertimento di altri.

Trasformare la sessualità umana in un prodotto di consumo pone la donna in uno scaffale da supermercato, rinforza la divisione delle donne come oggetti e degli uomini come i compratori del prodotto.


giovedì 2 febbraio 2012

Tratta di persone e industria globale del sesso

Noto in giro una generale confusione relativamente alla tratta di persone, a cosa essa sia realmente. Spesso poi la tratta a scopi di sfruttamento sessuale viene confusa con la prostituzione. Oppure, al contrario, non si riescono a percepirne i legami con l'industria globale del sesso, come se si potesse veramente cancellare con un colpo di spugna l'esistenza della riduzione in schiavitù di tante donne e bambini senza mettere in discussione l'intera industria e le sue basi socio-culturali, anzi, promuovendo giornalmente questa stessa cultura sessista.
Lydia Cacho, la coraggiosa giornalista messicana, femminista, attivista dei diritti umani e presidente del CIAM di Cancun (qui un interessante resoconto della sua recente visita all'Istituto Cervantes con la presentazione della versione italiana di Memorie di un' infamia) in Schiave del potere prova a tirare le somme di una sua indagine di cinque anni in giro per il mondo per capire come realmente funzioni la tratta e chi ne muova le fila. Lo fa con grande duttilità e con un argomentare che non cade mai nel dogmatismo, ma che prende in considerazione tutte le voci che ha ascoltato negli anni dell'indagine e nella sua esperienza concreta al fianco delle donne e bambine coinvolte.
In questo post mi limiterò a una prima disamina di un argomento comunque molto complesso, con l'aiuto di definizioni e brani tratti dal libro della Cacho. In successivi post mi propongo di affrontarne i legami con la tematica dell'immigrazione e i problemi posti dalle norme restrittive e repressive in particolare nell'Unione europea, col tema del razzismo, con il sistema del riciclaggio di denaro - colonna portante del nostro capitalismo e dell'intreccio inestricabile tra legalità e illegalità - e, soprattutto, su cosa fare per combatterla.

Innanzitutto, ecco una definizione di tratta di persone, tratta dal breve glossario in appendice al libro basato sulle definizioni legali contenute nei trattati e convenzioni internazionali: è il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l'alloggio o l'accoglienza di persone, mediante la minccia, l'uso della forza o altre forme di coercizione, il rapimento, la frode, l'inganno, l'abuso di potere o di una situazione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso, di un soggetto che ha il controllo su un'altra persona, per fini di sfruttamento.Lydia Cacho spiega poi che, poiché la maggior parte degli studi e convenzioni sono in inglese, spesso tratta viene tradotto erroeneamente traffico. In realtà il traffico di persone è solo una componente della tratta, consistendo nel trasporto e nella facilitazione dell'ingresso illegale di una persona all'interno di uno Stato. Mentre la tratta consiste non solo nello spostamento, ma soprattutto nell'abuso di potere e nello sfruttamento. Inoltre, è bene chiarire che si può essere vittime di tratta e non essere stati trafficati illegalmente, come nel caso delle tante ragazze anche minorenni rumene nel nostro Paese che entrano in modo assolutamente regolare, essendo cittadine europee, se minori accompagnate da finti amici o fidanzati. O ci può essere tratta anche con un semplice spostamento all'interno di uno Stato.

Vediamo ora come si definisce la tratta a fini di sfruttamento sessuale: attività che comporta il trasferimento di persone all'interno o all'esterno del loro paese allo scopo di sfruttarle sessualmente. Può essere il risultato dell'uso e dell'abuso della forza, della coercizione, della manipolazione, dell'inganno, dell'abuso di autorità, di pressioni familiari, di violenza familiare e comunitaria, di privazione economica e altre condizioni di disuguaglianza cui sono soggette donne, bamibini e bambine. Alcuni autori la definiscono "prostituzione forzata".

C'è anche da dire che lo sfruttamento sessuale a fini di lucro non si esaurisce nella tratta. Vediamo la sua definizione: fenomeno sociale che implica l'abuso sessuale ai danni di donne, adolescenti e bambini, dal quale una o più parti coinvolte traggono profitto economico. Include il trasferimento di denaro, o lo scambio di beni in natura o servizi, da un individuo a un altro, in cambio di sesso con una donna, una bambina o un bambino. Le forme di sfruttamento sessuale più comuni, nelle quali è coinvolta la tratta di persone, sono la prostituzione, il turismo sessuale e la pornografia. E' evidente ad esempio, che ci può non essere tratta nel turismo sessuale, se manca lo spostamento, o in un caso come questo, ma non per questo non si può trattare di una grave forma di sfruttamento sessuale.

Vediamo un po' di cifre: secondo le fonti di Lydia Cacho "ogni anno nel mondo 1.390.000 persone, nella maggioranza donne e bambine, sono ridotte allo stato di schiave sessuali e comprate, vendute e rivendute come materia prima di un'industria, come scarti della società, come omaggi o trofei". Sulla tratta in generale, sembra che il 79% sia per fini di sfruttamento sessuale e "che sia l'architrave su cui si regge l'industria internazionale del sesso", il 18% sia il lavoro forzato in tutte le sue forme (ad esempio nell'agricoltura, edilizia, industria dell'abbigliamento, ecc..), il 3% sia la servitù domestica, "una delle attività che più sfugge alle rilevazioni". Poi ci sono ancora matrimonio forzato, estrazione di organi, sfruttamento come mendicanti, bambini soldato. Questi ultimi due secondo la Cacho sono molto poco adeguatamente documentati. Sulle cifre c'è da dire che, trattandosi di un mondo sommerso per eccellenza - perché la tratta è proibita esplicitamente ormai in moltissimi paesi al mondo che hanno firmato convenzioni internazionali e il reato di riduzione in schiavitù c'è un po' ovunque - non è facile ricavare cifre che non siano solo delle stime. Tra l'altro le denunce e le condanne sono pochissime in questo settore del crimine.

La tratta in definitiva è la nuova schiavitù dei tempi moderni, da cui trae giovamento il capitalismo globalizzato, poiché produce lauti guadagni a costi quasi nulli a danno delle popolazioni più povere del pianeta, sfruttando la loro povertà e con enormi interessi a mantenere queste sperequazioni. Senza giri di parole è una vera e propria compravendita di persone, spesso vendute e comprate più volte, cosa che l'umanità - specie nei paesi cosiddetti "sviluppati" credeva di aver superato. Sono sfruttati nel lavoro forzato o nella prostituzione, generalmente sotto il ricatto di un debito enorme da pagare per il viaggio effettuato. Se è sicuramente gestita da organizzazioni criminali moderne e al passo con le tecnologie e che agiscono sul piano transnazionale, solo alcune mafie propriamente dette la gestiscono direttamente in tutti i suoi aspetti (come la Yakuza giapponese per la tratta a fini di sfruttamento sessuale), anche se le mafie di tutto il mondo ne ricavano denaro o benefici, offrendo al contempo protezione. Inoltre non sono affatto coinvolti solo criminali veri e propri, ma attori importanti sono familiari delle vittime, funzionari di polizia e politici corrotti, imprenditori di ogni sorta (come gestori di motel, hotel, night club, centri massaggi, bar, agenzie di viaggio, ecc.. per quanto riguarda la tratta a scopo prostituzionale), proprietari di appartamenti, ecc..

Vi lascio ora alla lettura di alcuni passi dal libro di Lydia Cacho, con la consapevolezza che estrarre citazioni non rende giustizia alla complessità del libro. Lo faccio perché servano a chiarire alcuni aspetti dell'intreccio tra tratta a scopi di sfruttamento sessuale e industria del sesso, che troppo spesso sono considerate due cose assolutamente distinte e separabili. La seconda invece si basa sulla prima perché solo col controllo, l'induzione, la riduzione in schiavitù è possibile assicurarsi masse di donne e ragazzine sempre nuove che possano soddisfare una domanda attualmente in continua crescita. Solo così è possibile abbattere i costi e fare elevati profitti. Del resto è così che funziona anche la produzione di tutto ciò che consumiamo senza pensare: dalle Nike all'I-phone, alla passata di pomodori..

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Il segreto sta nel capire che la criminalità organizzata che compra e vende schiave sessuali non è costitutita da gruppi isolati, dispersi e nascosti sottoterra; no, lo ripeto, sono membri attivi di un'industria e come tali vanno studiati. Non bisogna cercarli sotto le pietre, bensì tra avvocati, proprietari di locali, centri per massaggi, bar e ristoranti, così come bisogna indagare tra impresari di case produttrici di pornografia per adulti, proprietari di casinò, maquiladoras e alberghi. Tutte queste persone pagano le tasse: complessivamente quella del sesso è una delle industrie che - tra permessi, licenze e attrazione del turismo, nonché gettito di imposte - genera più introiti. Tuttavia è anche il settore in cui si ricicla la maggior quantità di denaro sporco, proveniente dal traffico di armi e stupefacenti. (p. 183)

Come altri tipi di industria, la schiavitù si è potenziata grazie alle liberalizzazioni e alla globalizzazione. Lo sfruttamento sessuale è la massima espressione dell'industria della schiavitù; i principi del suo funzionamento sono identici a quelli della produzione capitalistica, che assicura l'ottenimento di un utile aumentando le entrate e diminuendo le uscite. Se le donne o le bambine lavorano gratuitamente per due anni [ad esempio sotto il ricatto di un debito che avrebbero contratto col proprio sfruttatore] i guadagni si accrescono e i costi si ammortizzano con rapidità, perché il tenore di vita delle schiave è basso. (p. 184)

Fino a quando chi detta legge nel mondo si rifiuterà di discutere apertamente il reale funzionamento dell'industria del sesso, in tutte le sue varianti, il mercato delle schiave continuerà a prosperare. Quel che per alcuni è un reato e per altri una tragedia dell'umanità, per un pugno di uomini che investe nelle borse di New York e Tokyo, costruisce e dirige alberghi a cinque stelle, acquista aerei e intrattiene uomini poltici, poliziotti, militari, imprenditori e capi religiosi, è un lucroso affare. Il gestore di un bar messicano che è stato chiuso tre volte perché vi si prostituivano bambine di dodici e tredici anni ma che, grazie ai propri agganci politici, ha sempre riaperto i battenti, lo spiega così:" Si tratta di un'attività commerciale, una semplice attività commerciale...e piantatela di rompere le palle." (p. 300)

Sradicare la tratta di donne, bambine e bambini ai fini di schiavitù sessuale è una missione terribilmente complessa. E' fondamentale intraprendere questo compito ponendosi obiettivi concreti che consentano a ciascun gruppo sociale e ai responsabili politici di chiarire una per una le sfide e le possibili soluzioni. Condizione sine qua non è accettare il fatto che la tratta di persone è parte costitutiva dell'industria globale del sesso; in quanto tale, gli individui e le reti che mandano avanti questa attività strategicamente posizionata in ogni parte del mondo non sono disposti a rinunciare agli enormi profitti che essa genera. Altrettanto importante è sapere che questa industria gode di protezione a vari livelli: dai funzionari statali fino ai membri dei gruppi della criminalità organizzata, ai quali le discussioni filosofiche su questo tema risultano indifferenti.
(p. 325)

La tratta di persone è in continuo aumento per via della dinamica della globalizzazione capitalista [...] ma soprattutto a causa della crescente domanda di esseri umani prodotta dal deterioramento delle relazioni interpersonali. In questo senso sarebbe fondamentale domandarsi, per esempio, perché non si critichi mai la cosiddetta "prostituzione congregazionale", cui si riferisce il libro Business Miscellany (pubblicato dalla casa editrice della prestigiosa rivista The Economist) nel raccomandare ai dirigenti d'azienda di seguire, nei loro viaggi d'affari, l'etichetta imprenditoriale, che consiste nell'andare a firmare contratti nei postribili e nei locali di spogliarelliste. In questa maniera la banalizzazione di stereotipi quali "paese che vai usanza che trovi" incrementa la domanda di prostitute. (p. 297)

Gli scettici si domanderanno come mai, a fronte di un numero così elevato di schiave del commercio sessuale, ci siano così poche denunce. Innanzitutto è un'industria che trae forza dalla stessa cultura liberale. Si dice che è un reato, ma il concetto non è stato assimiliato a causa del sessismo e del classismo ricontrabili in gran parte delle autorità. Il capo della polizia specializzata di Bangkok mi ha assicurato che è molto difficle fare qualcosa al riguardo, "soprattutto quando le ragazze riscattate dalla schiavitù vogliono tornare dai loro sfrutattori: suppongo che provino piacere... poverette". (p. 262-263)

Le mafie degli schiavisti oggi hanno più potere che mai: il numero di trafficanti arrestati e condannati è il più basso rispetto a qualsiasi altro reato. (p. 259)

Nel frattempo l'industria del sesso si modernizza, si globalizza e mette a punto strategie di mercato nuove e politicamente corrette. Le mafie cercheranno sempre di convincerci che siamo liberi, quando schiavizziamo altre persone per soddisfare i nostri bisogni, e che le donne sono libere perché possono scegliere di essere schiave dei loro clienti. Ad accettare quasto discorso non sono solamente le femministe postmoderne: anche la destra, che sotto il crocifisso o la tonaca gode della prostituzione più raffinata, ne rimane sedotta. (p. 255)

.. la gente in realtà non può - o non vuole - vedere il legame tra la tratta e la prostituzione. I mercanti dell'industria del commercio sessuale sono i grandi vincitori di questa confusione e dell'inerzia della società: finché la gente seguiterà a difendere la prostituzione ricorrendo ai princìpi della filosofia liberale, senza sviscerare il fenomeno della tratta, loro, i padroni delle schiave, continueranno a guadagnare milioni di dollari ogni anno.. (p. 246)

La maggioranza dei paesi che hanno approvato leggi contro il traffico e lo sfruttamento sessuale a fini di lucro impartiscono addestramento tecnico sulla tratta di donne e bambine ai corpi di polizia e alle forze di pubblica sicurezza(in diversi casi composti da militari o ex militari): ciò che manca è un'iniziativa tesa a far acquisire consapevolezza della violenza sessuale e della maschilità agli stessi poliziotti, militari e agenti dell'immigrazione che sono consumatori della prostituzione e hanno assunto la violenza contro le donne come qualcosa di normale. (p. 202)

Molti grandi autori della letteratura classica e contemporanea hanno contribuito all'idealizzazione della prostituzione come se fosse una mera questione di libertà sessuali. (p. 195)

.. il sessismo - tornato in voga, rafforzato e con nuove strategie di marketing - in realtà in alcuni paesi non è mai scomparso, si è semplicemente nascosto dietro la maschera del politicamente corretto. (p. 181)

La tratta di donne si inserisce in quel particolare giro d'affari della prostituzione denominato escort service; in questo stesso momento, mentre state leggendo queste pagine, potete andare su Zonadivas.com e contattare una donna di quei paesi. Ma come fa un cliente a sapere se quella donna è là di propria volontà o se invece è schiava di una rete di trafficanti che la controlla con debiti non restituibili, minacce e isolamento? Non c'è modo. Perché chi gestisce il giro in questione, dopo l'arresto dei propri capi, si è reso conto che se voleva continuare a far circolare le donne nei circuiti del sesso a pagamento doveva cavalcare l'onda della prostituzione "consentita". (p. 165)

Nelle case in cui vengono alloggiate le vittime si fa largo uso di pornografia e film erotici per creare una cultura di accettazione e normalizzazione dello sfruttamento. Gli schiavisti convincono le donne che il sogno di diventare pornostar sia per loro naturale e realizzabile. Così le portano a credere che lo sfruttamento sarà solo temporaneo e che presto potranno diventare donne famose e libere nell'industria del sesso, che per loro è l'unica scelta possibile. I trafficanti giurano e spergiurano di addestrarle a diventare le migliori e che, una volta raggiunta una posizione di potere, saranno in grado di scegliere [qui la la Cacho si riferisce a un giro di tratta all'interno di un circuito di lusso da lei scoperto perché una vittima di cui racconta tutta la storia si era rifugiata al CIAM] (p. 153)

Martins, come molti altri trafficanti, sa quanto è importante mescolare donne che si considerano professioniste della prostituzione a vittime schiavizzate. Mentre le prime hanno già ripagato i propri debiti e rimangono nel ramo con libertà di movimento, le altre sono sottomesse con minacce, non hanno i documenti e sono passibili di estradizione in qualsiasi istante. [si riferisce a Raul Martins, ex agente dei servizi segreti della dittatura argentina e re dei locali- bordello di lusso prima in Argentina, attualmente a Cancun e Playa del Carmen] (p. 146)

Un agente mi fissa con gentilezza e mi offre un visto giornaliero per attraversare il ponte. Scuoto la testa e gli domando se è al corrente delle atrocità di cui si macchiano i militari birmani contro donne e bambine, della prostituzione coatta e dei massacri. "Sì, terribile, terribile, qui è un reato", risponde. Sorrido appena e butto fuori l'aria per liberare i polmoni dalla paura, ma l'uomo prosegue:"Però sa, Madame, a molte di loro piace, quelle ragazze sono molto prostitute, ci provano gusto." La sua voce ha un tono involontariamente cinico, come quella dei milioni di uomini che, in ogni angolo del mondo, ripetono fino alla nausea la solita solfa: che sono le schiave a mettersi in condizione di schiavitù e che loro, clienti potenziali o effettivi, non possono far altro che cedere al desiderio delle schiave. (p. 135)

Se siete in cerca di spiegazioni semplici in queste pagine non ne troverete. La cosa più difficile è intuire le forme assunte dai confini tra ciò che è lecito e ciò che è illecito all'interno di un'economia globale. In ambito criminale, come in ambito politico, i confini sono invisibili, flessibile e permeabili. (p. 65)

In tutto il pianeta stiamo assistendo allo sviluppo di una cultura che tende a rendere normali il rapimento, la sparizione, la compravendita e la corruzione di bambine e adolescenti, allo scopo di trasformarle in oggetti sessuali da affittare o vendere; una cultura che per di più promuove la mercificazione dell'essere umano come fosse un atto di libertà o progresso. Soggiogate da un'economia di mercato disumanizzante, che ci è stata imposta come destino inelittabile, milioni di persone considerano la prostituzione un male minore e scelgono di ignorare lo sfruttamento e i maltrattamenti che comporta, insieme a un sempre maggior potere del crimine organizzato, dove più dove meno nel mondo intero. (p. 10)

Negli ultimi quindici anni il tema del riscatto delle vittime dalla tratta, soprattutto di chi è stata sottomessa alle reti dello sfruttamento sessuale e dell'abuso infantile, ha ricevuto una forte attenzione mediatica. Tuttavia in molte parti del mondo la tratta continua a essere utilizzata per mettere in scena una spettacolarizzazione poliziesca morbosa, piena zeppa di epiteti e aggettivi moralistici che non fanno altro se non inorridire la società e distaccarla da un tema che le appare del tutto lontano e isolato. In diverse occasioni le forze dell'ordine hanno manipolato i mezzi di informazione, e la società in generale, facendo passare per salvataggi le retate nei bordelli in cui si commettono abusi sulle donne. In realtà non sono altro che semplici arresti, spacciati per operazioni in difesa dei diritti umani. Alcuni membri delle forze di polizia di nazioni quali Stati Uniti, Messico, Spagna, Turchia, Francia, Sudafrica, Colombia e Giappone trattano le vittime come illegali e violano pressocché tutti i loro diritti. Sebbene ciò poco a poco stia cambiando, rimane indispensabile un'analisi seria che individui le circostanze nelle quali la polizia agisce in base a una doppia morale e a pregiudizi sessisti pur di trasmettere un'immagine di efficienza, e quelle in cui invece si comporta correttamente, avendo ricevuto un addestramento adeguato. "( p. 300-301)

E' chiaro che il mondo del commercio sessuale è contrario all'apertura di un mercato libero nel quale le donne adulte che scelgano di vendere le proprie prestazioni sessuali un tanto all'ora o al minuto, come argomenta Lamas, possano farlo tutelando la propria salute e pagando le tasse. Questa attività economica è strutturata in modo da facilitare il controllo e lo sfruttamento. Da un lato, fornisce agli uomini di tutto il mondo quello che donne e adolescenti si negano a dare liberamente - sesso senza regole, con obbedienza e sottomissione - e, dall'altro, arricchisce pochi alle spalle di molti. Pecca di ingenuità chi crede che legalizzando la prostituzione le mafie abbandonerebbero gli affari legati allo sfruttamento sessuale di donne, adolescenti e minori a livello transnazionale. (p. 290-291)

Un filosofo che da un'università elitaria della Gran Bretagna pontifica sulla libertà di prostituirsi è quasi sempre incapace di capire le conseguenze delle sue asseverazioni sulle persone reali che nelle reti della prostituzione patiscono grandi violenze, non solo sessuali, ma anche razziali e di genere. Si tratta di una violenza strutturale, le cui radici sono profondamente misogine e i cui risultati hanno effetti individuali e collettivi. All'estremo opposto, lo stesso discorso è applicabile a una religiosa cattolica o cristiana che riscatta giovani donne che si prostituiscono. Generalmente, lei e le sue sorelle hanno seri problemi ad accettare la sessualità come qualcosa di sano. La loro rabbiosa prospettiva abolizionista si fonda su pregiudizi, paure e valori ortodossi che non lasciano alcuno spazio al dialogo, neppure con le stesse vittime, alle quali quasi sempre impongono riflessioni religiose dogmatiche, finendo per occultare le complessità dell'ipersessualizzazione vissuta dalle vittime in un contesto di profonda sindrome da stress posttraumatico. (p. 285)

Nel centro congressi Sands, del Nevada, l'industria del sesso organizza ogni anno una fiera che richiama 22.000 presone: la Adult Entertainment Expo (Fiera dell'intrattenimento per adulti). Durante l'edizione del 2009 proprietari di postriboli, amministratori e produttori di pornografia hanno partecipato a un corso di tecniche di vendita e strategie di mercato. Al termine, due imprenditori messicani, tre di Singapore, una colombiana operante a Tokyo e uno dei più potenti proprietari di centri per massaggi di New York e Chicago si sono riuniti in una suite per scambiarsi biglietti da visita e concludere accordi mirati a rinnovare le proprie reti operative e "di reclutamento di nuove ragazze". La fonte presente all'incontro mi ha confidato che la colombiana propose ai partecipanti di allearsi per aprire un'agenzia di viaggi a Chicago con filiali nei rispettivi paesi, con lo scopo di facilitare l'internazionalizzazione degli spettacoli con le loro ragazze. Alcuni dei corsi organizzati in questa manifestazione sono: "Potere e influenza: la crescente presenza delle donne nell'industria dell'intrattenimento per adulti"; "Attività commerciali basate su modelli tecnologici: i modelli che occorre conoscere"; e "Come creare le migliori squadre di vendita: educazione sessuale per il tuo staff". Uno dei più celebri è il seminario legale di Arthur Schwarts, al quale partecipano rispettabili membri della polizia e avvocati per spiegare le nuove normative e come rispettarle. Nel frattempo, nei corridoi, i veri mafiosi si accordano su come evaderle. Nella manifestazione convivono fianco a fianco i semplici appassionati, che vedono l'industria del sesso come una fonte di educazione alla liberazione del proprio erotismo, e i trafficanti nazionali e internazionali che approfittano della libertà creativa per vivere della schiavitù distruttiva. Chiunque si azzardi a mettere in discussione queste mafie e i loro legami con l'industria sessuale mainstream, incorre in un'ondata di attacchi da parte di chi crede che cose del genere - come la pornografia snuff realizzata sfruttando vittime di Ciudad Juarez, Tijuana e Thailandia - siano solo fantasticherie". (p. 261-262)