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venerdì 14 giugno 2013

L'ordine neoliberista, il tabù della vittima e l'occultamento delle ingiustizie

Per la rubrica opinioni, riporto la traduzione di Maria Rossi, che ringrazio,  di alcuni brani del recente libro della giovane femminista e anarchica svedese Kajsa Ekis Ekman (nella foto), tradotto in francese col titolo "L’être et la marchandise. Prostitution, maternité de substitution et dissociation de soi."
E' un punto di vista originale il suo e che richiama l'attenzione sulle insidie di una errata e tendenziosa lettura della parola  "vittima" come di persona passiva, oggetto e non soggetto, che ha reso questa parola - di tutt'altro significato - un vero e proprio tabù.
 In una società basata sul paradigma neoliberista che promuove sempre più profonde disuguaglianze di classe, di genere, di etnia, ecc.. , proteso a conservare tenacemente l'ordine sociale basato sul privilegio di pochi -  si tende sempre più ad occultare le ingiustizie strutturali, assolvendo gli oppressori e finendo per ridurre persino le oppressioni più crudeli a libera scelta di soggettività atomizzate. Scomparsa la vittima, scomparso l'aggressore, scomparsa l'ingiustizia, fino ad arrivare a risvolti estremamente inquietanti..

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La vittima e il soggetto
Al centro del mito del lavoro sessuale, c'è  un'espressione affascinante: la venditrice di sesso non è una vittima, ma una personalità forte che sa quel che fa. Quando una persona cerca di dimostrare quanto sia dannosa la prostituzione, viene investita da una prorompente risposta: le sex workers sono persone forti e attive, non vittime!
[...] E' sempre più frequente la celebrazione del soggetto forte e attivo contrapposto alla vittima debole e passiva.
[...] Con questa opposizione tra vittima e soggetto, il discorso favorevole al lavoro sessuale cerca di  creare la propria rappresentazione della situazione. Questa rappresentazione presume che, fino ad oggi, la società abbia considerato le prostitute vittime senza difesa, mentre attualmente si sia cominciato ad ascoltare le stesse venditrici di sesso e a scoprire che esse sono, al contrario, forti individualità che hanno scelto liberamente di vendere sesso. Questa concezione è ripetuta così spesso, oggi, da essere diventata una verità in certi ambienti, cancellando per ciò stesso l'obbligo di discutere di questioni come queste: chi pensa che le prostitute siano delle vittime, cos'è una vittima e che cosa differenzia una donna forte da una debole?

Sopprimere la nozione di vittima
Definire le prostitute persone forti è un'idea che si è  parecchio radicalizzata nel dibattito internazionale sul lavoro sessuale. Jo Doezema, che appartiene al gruppo di pressione "Network of Sex Work Projects", ritiene che dovremmo sopprimere totalmente l'idea della vulnerabilità del soggetto [...]

Piano inclinato: l'indipendenza
All'inizio, il discorso favorevole al lavoro sessuale era piuttosto moderato. Ciò che ha posto fortemente in luce Östergren parlando esclusivamente, a proposito di prostituzione, di adulti consenzienti; la nozione di <<lavoro sessuale>> escludeva allora i bambini o le vittime della tratta a scopo di prostituzione. Analogamente, Maria Abrahamsson scriveva sul giornale Svenska Dagbladet:

Davvero, non comprendo come si possano mettere sullo stesso piano le persone che vendono liberamente sesso e quelle infelici che, a causa della povertà o delle ridotte capacità intellettuali, cadono nelle grinfie di chi le sfrutta cinicamente.

Qui, alcune persone hanno il diritto di essere qualificate vittime, ma solo se sono passive o stupide. Per contro, le persone attive e consapevoli della propria scelta non possono, a quanto pare, subire un simile affronto. La tratta a fini di sfruttamento sessuale e la prostituzione infantile sono utilizzate come ricettacoli, come pattumiere di tutto ciò che spaventa nella prostituzione - di ciò che tutti possono rifiutare senza difficoltà: la coercizione, la povertà e la labilità mentale. Una volta che ci sia sbarazzati di tutto questo, si potrà discutere di una prostituzione nazionale normalizzata, senza spazzatura, composta esclusivamente da imprenditrici del sesso indipendenti.

La tratta degli esseri umani
Tuttavia, nei Paesi dove l'idea della legalizzazione della prostituzione si è materializzata, i confini tra la prostituzione degli adulti, quella dei bambini e quella delle vittime della tratta hanno cominciato  a diventare porosi. Una volta affermata l'idea di una prostituzione ben gestita, si può anche pulire la pattumiera, affinché la tratta a scopo di prostituzione sembri un mito. La sociologa Laura Augustìn, legata al gruppo di pressione "Network of Sex Work Projects" , ha impiegato questo tipo di detersivo. Ha scritto diversi libri che descrivono la tratta degli esseri umani come un mito mediatico. Collabora anche al quotidiano The Guardian, ove pubblica articoli su questo argomento, in alternanza con altri su donne forti che <<hanno scelto liberamente>> di portare il burqa. Tuttavia, Augustìn insiste soprattutto sull'idea che sia necessario smettere di parlare della tratta degli esseri umani, perché ciò significa <<vittimizzare>> le persone. Conseguentemente, ella ribattezza le vittime della tratta a scopo di prostituzione <<sex workers migranti>>, ritenendo che la donna che ha vissuto la tratta  sia stata, in fondo, fortunata:

Lavora nei club, nei bordelli, nei bar e negli appartamenti multiculturali dove si parlano molte lingue. [...] Per quelle che vendono servizi sessuali, gli ambienti nei quali vivono sono luoghi di lavoro dove molte ore sono consacrate all'incontro con altre persone che esercitano la stessa attività, alla conversazione,  alle bevute con le colleghe, così come con i clienti e con gli altri impiegati dei locali come i cuochi, i camerieri, i commessi,  i portieri, alcuni dei quali dimorano lì, mentre altri vi si trovano per lavoro. Trascorrere la maggior parte del tempo in tali ambienti è un'esperienza che crea soggetti cosmopoliti, almeno nel caso in cui le persone siano capaci di adattarvisi. Per definizione, ciò genera una relazione particolare con l'ambiente. Questi cosmopoliti ritengono che il mondo appartenga a loro, che non  sia che un luogo  da abitare.

L'immagine della vittima della tratta a fini di prostituzione è dunque quella di una persona che banchetta con i benestanti, frequenta i locali notturni in diverse metropoli e forse dà, occasionalmente, una toccatina  ai clienti dietro il bancone del bar. E' felice e  dà  un'impressione di agiatezza. E' interessante notare che non figura da nessuna parte nella descrizione di questo ambiente <<lussuoso>> in che cosa consista in realtà questo <<lavoro>>.

I bambini
Abbiamo imboccato una strada nella quale anche i bambini sono percepiti sempre di meno come vittime. In un contributo all'antologia Global Sex Workers, Heather Montgomery, un'antropologa sociale, si  applica  a problematizzare l'immagine dei bambini presentati solo come vittime della prostituzione. Ella ha effettuato delle ricerche in un villaggio tailandese e pensa di aver scoperto qualcosa   che contrasta con  l'immagine dei bambini sfruttati. Montgomery comincia con il constatare che si tratta di un villaggio povero <<senza acqua corrente, con un accesso sporadico all'elettricità>>, che sorge vicino a una località turistica. In questo villaggio vivono 65 bambine di età inferiore ai 15 anni, almeno 40 delle quali <<hanno lavorato, in un momento o nell'altro della loro vita, come prostitute>>.  Mentre i media affermano spesso che la prostituzione infantile è <<un flagello che bisogna eliminare ad ogni costo>>, Montgomery vuole offrire un'altra interpretazione di queste bambine: esse sarebbero soggetti attivi e razionali.

Tuttavia, queste bambine rifiutano categoricamente di essere considerate vittime. [...] Le bambine che ho imparato a conoscere provavano << il sentimento di avere un potere di decisione e di controllo>> e, togliergli questo, significherebbe negare il loro modo intelligente di utilizzare il poco controllo che possiedono effettivamente. La ricerca di bambini vittime di sevizie cancella talvolta il riconoscimento della loro capacità di agire.

Montgomery critica le persone che pretendono che tutte le bambine prostituite siano <<sessualmente sfruttate>>. Ella afferma che, anche se le bambine non amano la prostituzione, hanno sviluppato dei modi per gestirla  nella maniera migliore:

Nessuna bambina apprezzava il fatto di essere una prostituta, ma tutte avevano sviluppato delle strategie che consentivano loro di comprenderla e di accettarla. Avevano trovato un sistema etico. Così la vendita del loro corpo non influenzava il loro sentimento personale di umanità e di integrità.

La prostituzione non influenza, dunque, le bambine tailandesi nel modo che si potrebbe credere, spiega Montgomery. Il segreto sta nel non paragonarle alle bambine occidentali [...] In Thailandia, sostiene la studiosa, il rapporto tra sessualità ed identità non è forte come in Occidente. E' la ragione per la quale noi non possiamo essere sicuri che il danno causato alle bambine di questo Paese sia altrettanto grave di quello che colpisce le bambine occidentali. Che le bambine abbiano molti modi di sfuggire alla loro identità di prostitute, parlando degli acquirenti del sesso come dei loro <<amici>> e non menzionando la prostituzione, ma dicendo di <<avere degli ospiti>> o di <<divertirsi con degli stranieri>>, dimostra per Montgomery che la prostituzione non costituisce un elemento centrale della loro costruzione identitaria. Non si può dunque affermare con certezza che essa altera la loro identità. L'altro elemento positivo, secondo lei, è il fatto che le bambine più grandi diventino madame (magnaccia) delle più giovani [...]
Pare che non ci sia modo per una bambina prostituita tailandese di comportarsi in maniera tale  da impedire a Montgomery di vedere in lei un soggetto attivo.

L'essere invulnerabile
Perché questo timore della vittima? Perché è così importante affermare che le prostitute non sono in alcun caso delle vittime?
Come tutti i sistemi che accettano le diseguaglianze, l'ordine neoliberista detesta le vittime. Parlare di un essere umano senza difese, di un essere vulnerabile, presuppone in effetti che sia necessario instaurare una società giusta e afferma  il bisogno di una protezione sociale. Rendere tabu la nozione di vittima è un passo necessario alla legittimazione della barriera che separa le classi sociali e i sessi. Questo processo è costituito da due fasi.
In primo luogo, bisogna affermare che la vittima è, per definizione, una persona debole, passiva ed impotente. Poiché le persone vulnerabili sono, nonostante tutto, combattive e sviluppano numerose strategie per dominare la situazione, <<si scopre>> che l'idea che ci è fatti della vittima è sbagliata. La persona vulnerabile non è passiva, al contrario! Quindi, ci dicono, bisogna abolire la nozione di vittima. Di conseguenza, noi dobbiamo accettare l'ordine sociale - la prostituzione, la società divisa in classi, le diseguaglianze - se non vogliamo etichettare le persone come esseri passivi e impotenti.
C'è qualcosa di bizzarro in questa definizione della vittima. Secondo il Glossario dell'Accademia svedese, una vittima è <<qualcuno o qualche cosa che diventa  un bersaglio per qualcun altro o per qualcos'altro>> o che <<subisce qualcosa>>. Ciò significa, quindi, che una persona è vittima di qualcuno o di qualcosa.  Ma nulla qua si dice del carattere della vittima - si tratta soltanto di ciò  che una persona subisce da parte di qualcuno, qualcuno che la picchia, la stupra, è violento o la sfrutta in un modo o nell'altro.
Tuttavia, la definizione neoliberista della vittima  fa riferimento ormai al fatto che  essa sia un tratto del carattere. Essere vittima significa essere una persona debole. Noi siamo o vittime passive o soggetti attivi. Non si può essere contemporaneamente l'una e l'altro.
[...] In fondo, se non ci sono vittime, non ci possono essere neppure aggressori. Così, in un modo al contempo molto comodo e inavvertibile, coloro che non vengono mai menzionati - gli uomini- vengono discolpati. Negli scritti di Augustìn, Dodillet e Montgomery, gli uomini sono come ombre sul muro, come figuranti, che appaiono di sfuggita, ma che, miracolosamente, vedono finalmente legittimati tutti i loro desideri. Mentre ci si concentra sulle donne e sui bambini - che sono studiati, intervistati, computati e descritti -, nello stesso tempo non si rivolge alcuna domanda agli uomini. Nemmeno la più importante di tutte: perché fate questo?
La frase << è un soggetto, non una vittima>> non è di moda soltanto nel dibattito sulla prostituzione. Noi la sentiamo ripetere in numerose occasioni, si propaga nell'atmosfera come i ciuffi di peli del tarassaco e mette radici dappertutto. Nel discorso  concernente le persone che si trovano in una condizione di vulnerabilità, viene incessantemente replicata l'espressione: sono soggetti, non vittime....
[...] Dobbiamo confrontarci quasi tutti i giorni con una retorica che dipinge la condizione della vittima come qualcosa che ha a che fare con il suo comportamento. La si giudica e la si esorta a non essere vittima! E' orribile essere una vittima! La nozione di vittima è   intesa come un'identità, alla quale è associata una moltitudine di caratteri detestabili che si dovrebbero rifuggire. La dottrina dell'essere invulnerabile diventa così un imperativo categorico che definisce la condizione dell'individuo liberale e responsabile. Per definizione,  qualsiasi cosa facciamo, dobbiamo vederci come esseri forti ed attivi. I disoccupati e le disoccupate, gli ammalati, i rifugiati- nessuno deve essere percepito o considerato vittima!
[...] L'opposizione tra soggetto e vittima è al contempo asimmetrica e sbagliata [...] Con ogni evidenza, il contrario di "soggetto" non è "vittima", ma "oggetto". E il contrario di "vittima" non è "soggetto", ma "aggressore". In effetti, l'opposizione soggetto-vittima esprime l'idea che la vittima sia un oggetto. Di conseguenza, la persona che diventa una vittima non è più un essere umano che pensa, nutre dei sentimenti ed agisce. Questa falsa opposizione rivela un abissale disprezzo per qualsiasi forma di debolezza. 

Kajsa Ekis Ekman



martedì 30 aprile 2013

La potente lobby dei prosseneti spagnoli



Pubblico una parte di un interessantissimo articolo di Maria Rossi che potete trovare qui pubblicato interamente sulla situazione  spagnola in relazione a tratta e prostituzione. 
In Spagna dal 1995 sono depenalizzati i proprietari dei  bordelli, non considerati sfruttatori, ed è stata avviata una regolamentazione della prostituzione al chiuso  ufficialmente con l’intento di combattere la tratta e le mafie.   Si sono moltiplicate le ordinanze locali che hanno autorizzato e regolamentato l’apertura di locali dove si esercita la prostituzione, multando invece pesantemente prostitute e clienti della prostituzione in strada,  emanate nel nome del “decoro urbano” e “civile convivenza”.  Si suppone che l’80% della prostituzione in Spagna oggi si svolga in luoghi chiusi. 
Di particolare interesse le notizie sulla potentissima Asociación Nacional de Empresarios de Locales de Alterne (ANELA), associazione di proprietari di bordelli costituitasi nel 2001, diretta fino al 2011 da un noto esponente dell’estrema destra spagnola xenofoba (José Luis Roberto Navarro, nella foto). ANELA esercita ormai da anni un’intensa azioni di lobbying sui governi centrali e amministrazioni locali con un ruolo attivo nella elaborazione delle ordinanze, ha intrecciato strettissimi rapporti con le istituzioni, compresi i corpi di polizia e – colmo dei colmi – si dichiara interessata alla tutela dei diritti delle prostitute e gestisce persino un numero verde antitratta!

I proprietari dei locali dove si esercita la prostituzione non percepiscono una commissione sulle transazioni sessuali, ma affittano le camere alle ragazze, richiedendo, per la pensione completa, un compenso che si aggira tra i 40 e gli 80 euro al giorno[1]. In tal modo,  possono rifuggire dall'accusa di lenocinio e proclamare la propria estraneità alla tratta. La realtà, però, è molto più oscura. Nei bordelli praticano rapporti mercenari molte ragazze vittime del traffico degli esseri umani e sono  i
i proprietari i responsabili del loro sfruttamento, non appena i trafficanti le hanno condotte in Spagna[2]. Osserva  il giornalista Joan Cantareno, che è riuscito a consultare documenti importanti e ad acquisire notizie di prima mano facendosi assumere dall'Associazione Nazionale dei proprietari di bordelli,: <<La maggior parte dei boss della prostituzione in Spagna sono persone senza scrupoli, che ricorrono all'importazione massiccia di donne, in maggioranza sudamericane, alle quali impongono  il pagamento di debiti scandalosamente elevati>>[3]. 
In molti casi sono gli stessi proprietari dei locali dove si praticano rapporti mercenari ad acquistare il biglietto aereo alle future prostitute, come rivela Lisa, una ragazza brasiliana intervistata  dalla conduttrice  di un'interessante inchiesta sulle case chiuse in Spagna trasmessa il 25 novembre 2012 dal canale francese M6. Avendo contratto con il proprietario  di uno dei più frequentati bordelli di La Jonquera: il Lady' s Dallas un debito di 7000 euro per l'acquisto del biglietto aereo, la ragazza è costretta a prostituirsi e non può abbandonare l'attività, malgrado dichiari di aver raggiunto il limite di sopportazione[4].  Il Lady's Dallas è stato recentemente oggetto di un'indagine della polizia che ha condotto ad individuare 215 ragazze romene vittime della tratta, costrette a prostituirsi, in condizioni di semischiavitù, per 12-14 ore al giorno,  sottoposte a minacce, violenze fisiche, stupri. I trafficanti sono originari della Romania[5].
[…]
Quanto è diffusa in Spagna la tratta a scopo di sfruttamento sessuale? Essa provocherebbe 50.000 vittime all'anno[6]. Si è asserito che l'80%[7]  della prostituzione straniera sarebbe coatta e frutto del traffico di esseri umani, mentre altre fonti riportano una percentuale del 90% o del 95% di ragazze che non praticano rapporti mercenari per scelta libera e priva di vincoli[8]: concetto più ampio del precedente. Anche senza voler considerare questi dati irrefutabili, resta il fatto che la percezione della diffusione della tratta, del lenocinio e della mafia è ben presente nelle stesse prostitute. Intervistata dal giornalista del canale francese M6, Victoria afferma che ne Le Paradise di José Moreno, dove si prostituisce, circola la voce che la maggior parte delle ragazze siano reclutate dalla mafia dei prosseneti, ai quali sono costrette a consegnare parte dei guadagni realizzati[9].
Nessuno stupore. Secondo fonti della Comisaría General de Extranjería , la mafia gestisce ben 4000 locali spagnoli dove si esercita la prostituzione[10]. Dato clamoroso, riportato anche da Lydia Cacho nel suo celebre testo Schiave del potere[11].
Esistono diverse prove della connivenza tra sistema giudiziario, politico, repressivo spagnolo e mafia dedita alla prostituzione.
Un caso eclatante è rappresentato dalla vicenda di José Moreno […] Malgrado il proprietario dei bordelli Eden ed Eclipse fosse accusato dei reati di riciclaggio, tratta a fini di prostituzione e prossenetismo, il Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna gli riconobbe nel 2010 il diritto di costruire un altro locale adibito alla prostituzione: il Paradise, a Jonquera,  nonostante la strenua opposizione della polizia locale e del sindaco, l'unico autorizzato dalla legge a concedere permessi di costruzione e licenze di esercizio[12].
La vicenda di José Moreno non costituisce l'unica prova dell'accondiscendenza e della benevolenza   che ispira gli intensi rapporti tra sistema istituzionale e sistema prostituzionale.
Un nucleo di proprietari di bordelli ha costituito nell'aprile 2001 l'Asociación Nacional de Empresarios de Locales de Alterne (ANELA), una lobby che esercita una considerevole influenza sui rappresentanti delle amministrazioni centrali, autonome e locali, con alcuni dei quali ha intrecciato amichevoli relazioni.
L'ANELA, alcuni dei cui associati sono definiti da Joan Cantareno, giornalista investigativo che, essendosi fatto assumere dal gruppo, ne ha potuto verificare le modalità operative, "siniestros personajes" e " auténticos delincuentes"[13] il cui curriculum criminale, osservano altri, non ha nulla da invidiare ad Al Capone[14], si proclama interessata alla tutela dei diritti delle prostitute ed ha persino istituito un numero verde per la denuncia della tratta[15]. Un autentico paradosso, analogo a quello che si riscontrerebbe se Emma Marcegaglia o Sergio Marchionne sollecitassero gli operai a presentare ai loro uffici esposti contro le condizioni di sfruttamento e gli incidenti sul lavoro che si verificassero nelle imprese metalmeccaniche.
Gli autentici obiettivi di ANELA sono però chiari ed esplicitamente dichiarati e consistono nella battaglia per ottenere la promulgazione di ordinanze locali e di una legislazione nazionale che autorizzi definitivamente e regolamenti i locali dove si praticano i rapporti mercenari e nella denuncia e nella lotta contro la concorrenza illegale rappresentata dalla prostituzione di strada e da quella che si esercita nei locali non abilitati (quelli che, evidentemente, non aderiscono all'associazione), che non offrirebbero le garanzie di serietà, sicurezza, pulizia ed igiene richieste a queste strutture[16]. Non è affatto casuale che questi intenti coincidano esattamente con l'orientamento espresso dalla miriade di Ordinanze cittadine che sanzionano con multe pesanti la prostituzione che si esercita nelle vie, ma non quella che si pratica nei locali.  Alla redazione dell'Ordinanza promulgata dal governo catalano nel 2002, del resto, ha partecipato il delegato di ANELA in Catalogna: Manuel Nieto Marín, avvocato e agente della polizia giudiziaria di Barcellona, figura che attesta, dunque, la commistione esistente tra incarichi istituzionali e cariche ricoperte nel mondo dello sfruttamento della prostituzione.
Non desterà alcuno stupore, a questo punto,  sapere che nel 2002 il Ministro dell'Interno del Governo (Generalitat) della Catalogna: Xavier Pomés ricevette un premio da ANELA, che ne concesse uno anche all'Unità Operativa Centrale della Guardia Civil per la sensibilità dimostrata e la collaborazione offerta alla lotta dell'associazione volta a normalizzare il settore: motivazione espressa dal valenziano José Luis Roberto Navarro,  all'epoca Segretario Generale dell'organizzazione. La cerimonia di premiazione si celebrò  nel comune galiziano di O Barco de Valdeorras, città natale  dell'allora presidente di ANELA: Pablo Mayo, uno dei maggiori imprenditori del sesso della zona. Il sindaco socialista del municipio officiò alla cerimonia e distribuì i premi. Partecipò alla manifestazione anche il primo cittadino di Petín: Xosé Vincente Soralat López, anch'egli esponente del PSOE.
Lo stesso giorno, una delegazione del consiglio di amministrazione di ANELA  fu ricevuta dalla Direttrice generale del Turismo della Galizia: María Antón  Vilasánchez,  su istanza del Presidente della Giunta Manuel Fraga, che si scusò, con una lettera inviata all'associazione, di non poter partecipare  all'incontro. Ebbe anche un colloquio con il presidente del consiglio di Orense in Galizia: José Luis Baltar del Partito Popolare[17].
ANELA svolge un'intensa attività lobbistica nei confronti del governo nazionale e di quelli locali, allo scopo di promuovere l'adozione di una legislazione sulla prostituzione analoga a quella catalana.   Nel dicembre 2011 il nuovo presidente dell'associazione Juan Carlos Martínez Antúnez incontrò il vice ministro degli Interni e presidente della Comunità di Madrid Luis Armada Martínez-Campos  e lo sollecitò a promulgare una legge che regolamentasse l'esercizio della prostituzione in  maniera analoga a quanto previsto dall'Ordinanza emanata nel 2002 dal collega catalano. Armada si  mostrò interessato alla proposta di ANELA tanto  da prevedere altri possibili incontri che sfociassero nella redazione congiunta di un decreto che disciplinasse la materia. Scopo dell'abboccamento era anche quello di influire, attraverso la comunità di Madrid, sul Governo di Mariano Rajoy, inducendolo a promulgare una legislazione nazionale che soddisfacesse pienamente le aspettative degli imprenditori del sesso[18].
ANELA sta esercitando analoghe pressioni sul Governo regionale di Aragona e di Murcia. Il suo obiettivo è quello di avviare una serie di colloqui con i rappresentanti di tutte le regioni, al fine di imprimere un consistente impulso al settore attraverso la regolamentazione[19].
Nel 2001 esponenti di spicco dell'ANELA, tra i quali il Segretario Generale Roberto Navarro e il Presidente Pablo Mayo, si compiacquero anche di essere stati ricevuti dal Direttore Generale della Guardia Civil, ( la polizia militare spagnola che si occupa della repressione della tratta): Santiago López Valdivieso[20].
Gli imprenditori del sesso intrattengono cordiali rapporti con tutti i corpi di polizia spagnola. Al giornalista del canale francese M6 José Luis Roberto Navarro dichiara di distribuire la rivista dell'associazione nei commissariati di polizia e di essere proprietario di un negozio di uniformi e distintivi militari e gestore di  una società che fornisce servizi di sicurezza  alle forze dell'ordine[21], oltre che ai locali aderenti ad ANELA: la Levantina de Seguridad. Questa impresa, che impiega vigilantes, spesso ex poliziotti, è stata condannata e denunciata in molteplici occasioni per aggressioni (ben 200 soltanto nel 2001) commesse dai suoi agenti  in discoteche e locali di divertimento[22]. Ciò nonostante essa continua a partecipare a gare pubbliche e a stipulare contratti con le amministrazioni locali, in particolare con quella di Valenza, dove ha sede. Nel 2002, nonostante le molte denunce accumulate per lesioni, le fu affidata la funzione di controllo del palazzo occupato dalle Direzioni territoriali del Lavoro e dei Servizi Sociali e il compito di vigilanza di un istituto scolastico[23]. Nel 2009 l'assessore alla Cultura di Terragona, il repubblicano Joan Manuel Tresserras ha attribuito  agli agenti di sicurezza dell'impresa il controllo dei monumenti della città[24].
ANELA intrattiene, dunque, ottimi rapporti con politici appartenenti a qualsiasi schieramento. Eppure, fino al 2011 era diretta da José Luis Roberto Navarro, fondatore del partito di estrema destra España 2000,  formazione di orientamento neofascista accostabile a FE-La Falange, e a  Fuerza Nueva e affine al Front national di Le Pen. Accusato più volte di incitamento all'odio razziale, organizzatore di manifestazioni contro gli immigrati, Roberto Navarro[25] non  si preoccupa di conciliare queste sue intolleranti convinzioni con la presenza nei bordelli di prostitute in grande maggioranza straniere, prive di permesso di soggiorno e,  di sovente, vittime della tratta, spesso praticata dagli stessi proprietari dei locali. Il suo socio nella Levantina de Seguritad è Manuel Salazar Aguado, simpatizzante di España 2000, avvocato di neonazisti, marito della figlia di un generale che si presume abbia partecipato al golpe spagnolo del 1981[26].
Concludo l'articolo ponendomi due domande.
Gli stretti rapporti che gli imprenditori del sesso hanno saputo intrecciare con le istituzioni  sono davvero compatibili con  la lotta tenace contro la tratta, il lenocinio e l'infiltrazione della mafia nei locali dove si esercita la prostituzione,  inclusi quelli associati ad ANELA?

Siamo sicuri che in Italia  una regolamentazione della prostituzione, auspicata da molti, ispirata al modello olandese, tedesco o spagnolo non produca effetti simili a quelli che si stanno registrando nel vicino Paese iberico, inclusa l'enorme espansione della mafia, della tratta e dello sfruttamento della prostituzione?



[1] Mónica Ceberio Belaza, Des bordels par milliers; cit. L'eldorado catalan du sexe discount, cit.; En Catalogne, des clients surtout français, <<Le Parisien>>, 18 marzo 2010, consultabile qui: http://www.leparisien.fr/societe/en-catalogne-des-clients-surtout-francais-18-03-2010-853122.php.  Il costo di un rapporto mercenario di mezz'ora si aggira, invece, intorno ai 60 Euro. Cfr. Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes; http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8.

 


[2] Des bordels par milliers, cit.
[3]  <<La mayoría de los jefes de la prostitución en España son «personas sin escrúpulos, que recurren a la importación masiva de mujeres, en su mayoría sudamericanas a las que aplican deudas indecentes». Los amos de la prostitución en España; Carlos Alós, Los amos de la prostitución, <<Levante el Mercantil Valenciano>>, 31-1-2007, http://www.antifeixistes.org/arxiu/altr88.pdf o http://www.apramp.org/noticia.asp?id=550 
[4] Intervista a Lisa, 13 minuto, Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes; http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8.
[5] Laure Moysset, 215 jeunes prostituées roumaines travaillaient en 'esclaves' au Dallas, <<L'Indépendant>>, 21 febbraio 2013, http://www.lindependant.fr/2013/02/21/215-jeunes-prostituees-roumaines-travaillaient-en-esclaves-au-dallas,1729517.php#Séquence_1; Antoine Krempf et Gaëlle Fontenit, Un réseau de proxénètes démantelé à la frontière espagnole, 21 febbraio 2013, <<France info>>, http://www.franceinfo.fr/faits-divers/un-reseau-de-proxenetes-demanteles-a-la-frontiere-espagnole-899039-2013-02-21
[6] La trata de mujeres, un problema "en la puerta de al lado", <<Público.es>>, 23 settembre 2011, http://www.publico.es/espana/397937/la-trata-de-mujeres-un-problema-en-la-puerta-de-al-lado
[7] Ibidem;  APRAMP,   Asociación para la prevención, reinserción y atención de la mujer prostituida, Fernando Del Busto, El 80% de la prostitución en España procede de la trata de mujeres, 25 novembre 2008, http://www.apramp.org/noticia.asp?id=794; España: El Gobierno ofrece ayuda jurídica a las víctimas de explotación sexual, http://www.alianzaportusderechos.org/article/espana-el-gobierno-ofrece-ayuda-juridica-a-las-vic/
[8] Numerose sono le fonti giornalistiche e i documenti che riportano questi dati. Ne cito solo alcune: UGT (Unión General de Trabajadores), La prostitución, una cuestión de género, 13 gennaio 2006, p.6,  www.ugt.es/informes/prostitucion.pdf; Un 90 % de las prostitutas en España ejerce la profesión por obligación, in <<20 minutos.es>>, 29 settembre 2007, http://www.20minutos.es/noticia/283181/0/prostitutas/estres/vietnam/; Prostitutas, inmigrantes y forzadas; <<El País>>, 18 agosto 2011, http://sociedad.elpais.com/sociedad/2011/08/18/actualidad/1313618406_850215.html; Marta González Vásquez, Explotación sexual, esclavitud del siglo XXI, cit.
[9] Colloquio del giornalista con Victoria, Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes; minuto 46, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8
[10] David Fernández, Las mafias de la prostitución dirigen 4.000 burdeles en España, <<20 minutos.es>>, 8-1-2008, http://www.20minutos.es/noticia/330503/0/mafias/prostitucion/burdeles/
[11] Lydia Cacho, Schiave del potere, Fandango, Roma, 2010, p.293.
[12] Accanto alle fonti giornalistiche indicate in questo ottimo articolo: http://consumabili.blogspot.it/2013/03/paradiso-per-trafficanti-di-donne.html, consiglierei di vedere il video di Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes;, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8, Intervista al sindaco di la Jonquera, minuto 40. Cfr. anche Le Paradise, maison close en Espagne, <<GQ. News>>, http://hommes.gqmagazine.fr/le-paradise-maison-close-en-espagne/
[13] Joan Cantareno  è autore di un libro ben documentato  su ANELA: Los amos de la prostitución en España; Carlos Alós, Los amos de la prostitución, <<Levante el Mercantil Valenciano>>, 31-1-2007, http://www.antifeixistes.org/arxiu/altr88.pdf o http://www.apramp.org/noticia.asp?id=550  . Tra gli associati di ANELA condannati o accusati di aver commesso reati possiamo ricordare Balbino García Caurel, proprietario di vari bordelli catalani, il prosseneta Manuel García, Juan Rueda Salto, condannato a due anni di carcere per la presenza di una minorenne nel Club Changó di cui è comproprietario, Marcos Montoya Fernández, proprietario di cinque bordelli nelle Baleari, a Valenza e a Cuenca, accusato di tratta di ragazze paraguaiane a fini di prostituzione e recentemente fuggito dagli arresti domiciliari cui era condannato in attesa di giudizio.  Los amos de la prostitución en España, http://alejandra-desde-mas-alla.lacoctelera.net/post/2009/06/26/los-amos-la-prostitucion-espana. Su Montoya Fernández cfr. Español que tenía medidas escapó antes de su juicio, <<Ultimahora.com>>, 15 febbraio 2012, http://www.ultimahora.com/notas/503759-Espanol-que-tenia-medidas-escapo-antes-de-su-juicio.
[14] Los amos de la prostitución en España, http://alejandra-desde-mas-alla.lacoctelera.net/post/2009/06/26/los-amos-la-prostitucion-espana
[15] Intervista a José Luis Roberto Navarro, video di Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes;, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8, minuto 33.
[16] http://www.anela.es/objetivos.htm
[17] El Lobby de los empresarios de locales de alterne busca afianzar los prostibulos, http://www.apramp.org/noticia.asp?id=50
[18] ANELA se reúne con el Gobierno de la Comunidad de Madrid para asesorar en la elaboración de la nueva Ley de Espectáculos y Locales de Ocio, http://www.anela.es/noticias-general/politica/490-anela-se-reune-con-el-gobierno-de-la-comunidad-de-madrid-para-asesorar-en-la-elaboracion-de-la-nueva-ley-de-espectaculos-y-locales-de-ocio
[19] ANELA se reúne con las CCAA de Aragón y Murcia, para regular los locales de alterne, http://www.anela.es/noticias-general/politica/504-anela-se-reune-con-las-ccaa-de-aragon-y-murcia-para-regular-los-locales-de-alterne
[20] El Lobby de los empresarios de locales de alterne busca afianzar los prostibulos, http://www.apramp.org/noticia.asp?id=50, cit.
[21] Intervista a José Luis Roberto Navarro, video di Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes;, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8, minuti 34 e 35.
[22] El Lobby de los empresarios de locales de alterne, cit.
[23] Jaime Prats, Bienestar Social acumula varias adjudicaciones a empresas oscuras, 27 ottobre 2002, <<El País>>, http://elpais.com/diario/2002/10/27/cvalenciana/1035746291_850215.html
[24] Miquel Noguer, Lydia Garrido, Una empresa vinculada a la ultraderecha vigilará monumentos de la Generalitat, 1 febbraio 2009, <<El País>>, http://elpais.com/diario/2009/02/01/catalunya/1233454039_850215.html. Per consultare altri articoli di <<El País>> sulla Levantina de Seguridad cfr. http://elpais.com/tag/levantina_de_seguridad/a/
[25]  España 2000 , in http://en.wikipedia.org/wiki/Espa%C3%B1a_2000
[26] Extrema derecha y antifascismo. Entrevista a Joan Cantareno. La prostitución: El gran negocio de la extrema derecha en el País Valenciano, in http://www.rebeldemule.org/foro/faltaban/tema1673.html#p7325