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giovedì 21 febbraio 2013

Prostitute? No, sono schiave

Palermo: manifestazione anti-tratta in ricordo di Favour e Loveth
Un articolo veramente ben fatto sull'Espresso di questa settimana, molto utile per comprendere il business della mafia nigeriana sulla pelle delle donne tra Nigeria ed Europa, oltre i luoghi comuni.

Il negozio me lo indica con un cenno mentre ci passiamo davanti. Il quartiere è quello della Maddalena, decantato da De André. Dietro la vetrina, una ragazza nigeriana parla con una coetanea. "E' una Maman" mi spiega "una sorta di maitresse. E questo negozio è stato aperto grazie alla collaborazione di un italiano cui poi hanno regalato una ragazza per riconoscenza. In generale, tutti i negozi di parrucchiere o di cosmetici sono di copertura, servono a mascherare il traffico di ragazze". Ad accompagnarmi in giro per Genova è Claudio Magnabosco, fondatore dell'associazione "Le ragazze di Benin City" e marito di Isoke Aikpitanyi, una ragazza nigeriana vittima di tratta, ridotta in coma quando nel Duemila decise di sottrarsi ai suoi aguzzini. La raggiunsero in un parco a Torino quando era appena fuggita, la circondarono in tre e la picchiarono selvaggiamente finché una signora, attirata dalle urla, non chiamò la polizia. Isoke rimase in coma per tre giorni e le dovettero ricostruire l'arcata sopraccigliare.

L'operazione antitratta. Quello della tratta di esseri umani è un fenomeno di cui non si parla quasi più, come hanno denunciato anche i responsabili di Caritas Immigrazione durante il coordinamento della scorsa settimana: un traffico semiscomparso dalle cronache nostrane. Eppure proprio a gennaio una maxi operazione ha portato a ben 55 arresti, smantellando una rete internazionale che dall'Africa portava migranti in Italia. In manette è finito addirittura un mediatore culturale dell'Ambasciata italiana a Nairobi. Roba da prima pagina. E invece niente. E anche il giro d'affari era di tutto rispetto: circa 25 milioni di euro e proveniva dalla contraffazione dei documenti, dai proventi dei viaggi e dal vero e proprio commercio di persone.

Questione di Pil. In Nigeria, mi spiega Claudio, la tratta di esseri umani copre una percentuale del Prodotto interno lordo nazionale ed è gestita ad altissimi livelli. "Persone vicine alle istituzioni, molto potenti, che non si sporcano direttamente le mani ma gestiscono nell'ombra". E Claudio racconta la vicenda di Isoke: quando la ragazza chiamò i genitori sperando che potessero aiutarla, il padre, un funzionario del Tribunale, dopo qualche giorno le fece sapere che non avrebbe potuto far nulla: le coperture erano troppo potenti. "Si parlava, all'epoca, della moglie del governatore dell'Edo State, ma non ci sono prove". [...]

lunedì 8 ottobre 2012

Global mafias

Incollo qui una interessante pagina, tratta dal sito di Libera, in cui si parla dettagliatamente delle mafie straniere presenti in Italia. Si tratta di gruppi di criminalità organizzata di stampo mafioso, riconosciuti tali anche in processi condotti dalle Direzioni Distrettuali Antimafia, ma di cui spesso si ignora l'esistenza, perchè della mafia si ha ancora un'idea piuttosto primitiva, legata non solo esclusivamente alle organizzazioni "storiche" (mafia siciliana, 'ndrangheta, Cosa nostra, camorra, ecc..) ma anche a un modus operandi statico e in gran parte superato. Ci tornerò, ma con questo mi riferisco soprattutto a due aspetti: la riduzione delle mafie al loro braccio armato - mentre sempre più di frequente le mafie operano come soggetti attivi nell'economia legale e controllando pezzi di istituzioni - e l'emergere di nuove organizzazioni (come quelle nate dalle ceneri dei paesi dell'Est Europa dopo il crollo del muro di Berlino) che sempre più operano in modo interconnesso e si muovono a livello globale, abbattendo i confini delle nazioni. Penso che non si possa parlare realisticamente di tratta e di sfruttamento della prostituzione senza approfondire l'esistenza e il modus operandi delle mafie che gestiscono in proprio questo business o traggono guadagni dal patto siglato con chi le gestisce. E' bene chiarire che questi gruppi criminali non operano da soli, ma grazie alle connivenze e al coinvolgimento attivo di cittadini italiani coinvolti nello sfruttamento delle ragazze (ad esempio proprietari di night club o di hotel in cui si nasconde lo sfruttamento della prostituzione di ragazze staniere) o - nel caso della tratta di esseri umani per lo sfruttamento lavorativo - imprenditori agricoli e industriali interessati a sfruttare manodopera a bassissimo costo. Per non parlare di politici, funzionari addetti all'immigrazione e delle forze dell'ordine corrotti, anche grazie al loro essere clienti, per quel che riguarda la tratta a scopo di sfruttamento sessuale.
Per non parlare delle numerose connessioni tra mafie straniere e quelle italiane, come il connubio tra mafia albanese e 'ndrangheta nella tratta e sfruttamento della prostituzione (qui, ad esempio, un articolo che ne parla, ma segnalo anche questo approfondimento dal blog l'Incarcerato).


A partire dai primi anni '90 del XX secolo, in considerazione di quanto avvenuto a livello politico, sociale ed economico con il crollo del Muro di Berlino (9 novembre 1989) in Italia, particolarmente nelle zone centro-settentrionali del paese, hanno fatto la loro comparsa gruppi criminali stranieri, denominati Nuove mafie o mafie straniere. In particolare si tratta di gruppi di origine:

Mafia albanese

I gruppi criminali albanesi, di norma, sono formati da persone provenienti dalla stessa città, dallo stesso quartiere e, addirittura, dallo stesso nucleo familiare. Essi hanno una struttura generalmente orizzontale, all'interno della quale è riconoscibile soltanto il capo. Usano la violenza per diffondere il messaggio di un potere al quale è quasi impossibile sottrarsi.

Le principali attività delittuose poste in essere dai gruppi criminali organizzati albanesi sono:

* sfruttamento della prostituzione, prevalentemente in danno di donne, albanesi e di altre nazionalità, spesso di giovane età, introdotte clandestinamente in Italia e, non di rado, sequestrate nei paesi di origine e ridotte successivamente in uno stato di schiavitù. I criminali albanesi, insieme ai rumeni, sono i principali gestori del mercato della prostituzione in Italia;
* traffico di sostanze stupefacenti: in questo caso i gruppi criminali albanesi fungono da "organizzazioni di servizio" per le mafie italiane, in quanto si occupano della fornitura, del trasporto (via mare e terra) e dello stoccaggio delle droghe anche per conto delle mafie italiane. Droghe che, in seguito, verranno spacciate sul territorio europeo e di altri paesi stranieri. A tal proposito, può affermarsi che le strutture criminali albanesi sono divenute ormai referenti dei più qualificati cartelli di narcotrafficanti sudamericani;
* traffico di armi da guerra dall'Albania e da altri stati dell'ex Jugoslavia;
* furto di auto di grossa cilindrata;
* rapine in ville situate nell'Italia centrale e settentrionale.

Le ricchezze accumulate mediante il compimento dei reati sopra citati vengono in parte utilizzate per finanziare le attività illecite; per il resto, indagini recenti hanno evidenziato che le organizzazioni criminali albanesi reinvestono ingenti somme di denaro, oltre che in Albania anche nel Kossovo, per l'acquisto di numerose proprietà immobiliari e/o attività commerciali.

Mafia rumena

I gruppi criminali rumeni presenti in Italia agiscono soprattutto nel centro-Nord del paese e sono attivi nei seguenti mercati criminali, spesso in collaborazione con criminali albanesi, ucraini: immigrazione clandestina e tratta di esseri umani; sfruttamento della prostituzione; rapine; clonazione e contraffazione di carte di credito.

Similmente per quanto è stato accertato per i criminali albanesi, anche i gruppi criminali rumeni utilizzano metodi particolarmente violenti, ricorrendo a forme di violenza fisica e/o psicologica nei confronti delle giovani donne sfruttate, spesso ridotte in schiavitù e, in alcuni casi, vendute ad altri gruppi di diverse etnie.

Mafia bulgara
Le organizzazioni criminali bulgare agenti in Italia sono dedite al compimento delle attività illecite riscontrate per quelle rumene, cui si aggiunge il traffico di sostanze stupefacenti (in particolare cocaina), di armi e il contrabbando di tabacchi e lavorati esteri.
La criminalità bulgara è particolarmente coinvolta nello sfruttamento di minorenni per lo svolgimento di furti, borseggi e attività come l'accattonaggio. I minori sono reclutati fra le famiglie meno abbienti della zona centro-settentrionale della Bulgaria, le quali cedono i loro figli in affitto, per un certo periodo di tempo, a esponenti di organizzazioni criminali, ricevendone in cambio un determinato corrispettivo. Tra i minorenni sfruttati si trovano soprattutto bambine e giovani ragazze nomadi di etnia Sinta.
Gli appartenenti ai gruppi criminali bulgari sono molto mobili sul territorio nazionale, dispongono e utilizzano documenti di identità falsi e parlano tra di loro utilizzando i dialetti, elemento quest'ultimo che rende particolarmente impegnative le indagini, anche per la difficoltà di reperire degli interpreti fidati.

Mafia nord-africana (nigeriana e maghrebina)
I gruppi criminali nigeriani operanti in Italia sono caratterizzati da frammentazioni etnico-tribali, filiazioni di una vasta struttura criminale, costituita da poche famiglie, che hanno il centro decisionale in Nigeria. Il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione è il dato più allarmante registrato con riferimento alla immigrazione clandestina nigeriana. Le ragazze nigeriane sfruttate nel mercato della prostituzione sono ridotte in schiavitù mediante riti magico-tribali detti "riti woodoo o juju". Lo sfruttamento è gestito da donne definite "madame" o "maman".

Sono stati accertati collegamenti tra la mafia nigeriana e la camorra campana, in particolare nella provincia di Caserta. Il rapporto si spiega con i seguenti motivi: le prostitute ed i loro protettori costituiscono, molto spesso, delle vere e proprie vedette della camorra; i clan nigeriani sono costretti a pagare una sorta di "canone di affitto" del territorio alla camorra per l'utilizzo del suolo sul quale le ragazze esercitano la prostituzione.

I gruppi criminali nigeriani sono coinvolti anche nel traffico di sostanze stupefacenti. La Nigeria, attualmente, è il più importante paese africano per il mercato degli stupefacenti. Nel paese, infatti, giungono e transitano gli stupefacenti provenienti dal Brasile, dalla Colombia, dal Pakistan o dalla Thailandia, con destinazione Europa e Stati Uniti. I nigeriani trafficano tutti i principali tipi di droga, dalla cocaina all'eroina, dalla cannabis alle droghe di sintesi. I corrieri, spesso di diversa nazionalità e di sesso femminile, sono tutti in regola con i permessi di soggiorno, di solito senza precedenti penali. Dopo un numero limitato di viaggi non vengono più utilizzati. Essi hanno solo rapporti con colui che direttamente dispone il viaggio e con il soggetto che li attende nel luogo di destinazione, perciò, in caso di arresto, non sono in grado di rivelare nulla dell'organizzazione. Ogni viaggio frutta 3.000 euro circa al corriere.
Recenti stime indicano che in Nigeria operano circa 400 centrali del crimine, 136 delle quali specializzate nel traffico di droga e la metà con ramificazioni internazionali.
I gruppi criminali hanno una struttura verticistica, nella quale emerge la figura di uno o due capi rigorosamente nigeriani, che gestiscono a livello internazionale i rapporti tra i vari gruppi. La base, generalmente, non ha invece una precisa connotazione etnica, in quanto i nigeriani preferiscono avvalersi di soggetti non strettamente legati all'organizzazione per la fase più rischiosa costituita dal trasporto.

In Italia operano anche organizzazioni criminali di origine maghrebina, impegnate nel traffico di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e nella tratta di esseri umani, finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e nella contraffazione di documenti di identità. Tali organizzazioni sono composte da cittadini provenienti dal Marocco, dalla Tunisia, dall'Algeria, dalla Libia e dalla Mauritania, che operano in piccoli gruppi, soprattutto nei capoluoghi di provincia del centro-nord Italia.

Mafia sud-americana (colombiana)

Traffico di cocaina, immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione esercitata all'interno di private abitazioni e in locali notturni gestiti da italiani sono le principali attività illecite della criminalità sudamericana presente in Italia. Tra i gruppi di maggiore rilevanza vi è senza dubbio la mafia colombiana. Quest'ultima è costituita da gruppi criminali denominati "cartelli", il cui nome deriva dal territorio in cui agiscono (Calì, Medellin, Santa Marta, Magdalena, ecc.). I cartelli, di norma autonomi, sono dediti, prevalentemente se non esclusivamente, alla produzione, alla esportazione e alla distribuzione di ingenti quantità di cocaina raffinata in Colombia oppure acquistata in altri Paesi interessati alla coltivazione, quali l'Ecuador, la Bolivia, il Perù, il Venezuela, il Brasile e l'Argentina.

La Spagna e l'Olanda costituiscono le principali piazze europee di stoccaggio e successivo collocamento della droga sul mercato europeo. L'Albania è stata scelta quale luogo di stoccaggio della cocaina. Gli ingenti carichi vengono trasportati per via marittima o attraverso l'impiego sistematico di corrieri, spesso incensurati, i quali, con viaggi frequenti portano con sé quantitativi minori di sostanza stupefacente. Le organizzazioni narcotrafficanti colombiane hanno costituito vere e proprie basi logistiche sul territorio italiano e, pur considerando la 'Ndrangheta l'organizzazione di riferimento a livello nazionale, mantengono contatti anche con altre organizzazioni di tipo mafioso comprese quelle di matrice straniera quali quelle albanesi e nigeriane.
I cartelli colombiani riciclano, con sempre maggiore frequenza, i proventi del traffico degli stupefacenti in investimenti immobiliari e in attività produttive nella maggiore parte dei paesi dell'Unione Europea, fra i quali l'Italia.

Mafia russa

La mafia russa è costituita da una miriade di gruppi criminali, di diversa origine e non necessariamente collegati tra loro. Essi dispongono di enormi risorse finanziarie acquisite, soprattutto, con le "privatizzazioni", seguite al mutamento degli scenari politici interni. Infatti, i gruppi criminali russi hanno acquisito ingentissime quantità di titoli azionari, risorse immobiliari e il controllo di molteplici imprese e banche. I gruppi criminali dell'ex Unione Sovietica si sono ulteriormente consolidati attraverso la elezione di propri rappresentanti nelle amministrazioni locali e nel Parlamento.
Le attività illecite nelle quali risulta essere coinvolta la mafia russa sono: traffico internazionale di armi; traffico di droga; traffico di tabacchi e lavorati esteri e di materiale strategico, acquisiti in seguito al processo di smilitarizzazione delle strutture statali.

In base agli accertamenti di tipo giudiziario, può affermarsi che gli episodi criminosi commessi in Italia da cittadini dell'ex Unione Sovietica, sono caratterizzati: dalla presenza di rilevanti disponibilità finanziarie; dalla relativa giovane età delle persone coinvolte nell'attività delittuose; da un'apparente mancanza di contatti con le organizzazioni criminali italiane.

Le zone in cui è stata riscontrata la presenza di criminali provenienti dall'ex Unione Sovietica sono: Lombardia (Milano), Lazio (Roma), Toscana (Firenze), Emilia Romagna (Modena, Bologna e Rimini), Piemonte, Veneto (Verona), Friuli - Venezia Giulia, Marche (Ancona), Campania (Napoli e Caserta). Sono stati registrati acquisti di strutture turistico-alberghiere, aziende agricole, industrie produttrici di oggetti di largo consumo (scarpe, vestiti, elettrodomestici, ecc.), gestione di ditte di import-export.


Mafia cinese

Le investigazioni svolte hanno posto in evidenza che, in Italia, non opera un'unica organizzazione criminale cinese, bensì numerosi gruppi delinquenziali composti, di norma, da persone aggregatesi secondo la provenienza dalle città di origine della Cina Popolare. Ciascun gruppo è formato da un numero di persone variabili tra le dieci e le cinquanta unità ed i componenti, molto spesso appartenenti alla stessa famiglia, commettono delitti quasi esclusivamente in danno di connazionali. Ogni gruppo ha un capo e se ne entra a far parte attraverso cerimoniali di iniziazione. Analogamente avviene per coloro i quali fungono da mano d'opera sottopagata, prevalentemente in aziende clandestine: essi facilmente possono essere acquisiti, quale manovalanza, da soggetti della medesima etnia che operano nel campo dell'illecito.
Il vincolo all'interno della famiglia o del gruppo è molto stretto, per cui assai radicato è il concetto di vendetta che può arrivare ad assumere il carattere della faida.
I gruppi criminali cinesi, al pari delle mafie tradizionali, ricorrono, con estrema facilità e frequenza, alla intimidazione e/o alla violenza per raggiungere i loro obiettivi, praticano la regola dell'omertà e tendono al dominio del territorio ove operano. Le attività delinquenziali tipiche poste in essere, in Italia, da gruppi criminali organizzati cinesi sono: il traffico di clandestini ed i reati connessi alla falsificazione di documenti; i sequestri di persona a scopo di estorsione in danno di connazionali, molto spesso legati alla riscossione del prezzo da pagare per l'espatrio illegale, per il viaggio e per l'introduzione clandestina in Italia; le estorsioni in danno di ristoratori e di titolari di laboratori manifatturieri cinesi; le rapine; il recupero crediti con metodi intimidatori e violenti; l'organizzazione del gioco d'azzardo; lo sfruttamento della prostituzione, sotto la copertura di sale di massaggi e, più recentemente, anche su strada;
l'illegale detenzione e porto di armi; l'omicidio di appartenenti a gruppi criminali avversari; l' evasione fiscale in attività commerciali;
la contraffazione e commercializzazione di merce di ogni genere prodotta ed importata, in massima parte dalla Cina.

Per quanto riguarda i rapporti con la criminalità italiana va detto che solo negli ultimi anni si sono avuti casi di gruppi criminali misti, composti cioè da cinesi e italiani, dediti oltre che a estorsioni e rapine anche a sequestri lampo.
Indagini giudiziarie hanno attestato che ingenti somme di denaro sono state investite nel settore immobiliare sia in Cina che in Italia. Gli inquirenti hanno accertato che le transazioni economico-finanziarie compiute da cittadini cinesi avvengono, di norma, utilizzando denaro contante, si tratti di spese per la gestione di attività commerciali legittime o di finanziamento dell'immigrazione clandestina.

Secondo quanto evidenziato dalle indagini compiute dalla Direzione Nazionale Antimafia e dalle Direzioni distrettuali antimafia, i gruppi stranieri rientranti nella fattispecie di reato di cui all'art. 416-bis c.p. presenti in Italia hanno le seguenti caratteristiche:

a) ciascuna realtà criminale ha una propria specificità connessa agli ambiti culturali di provenienza;
b) l'insediamento avviene preferibilmente nelle regioni dove minore è la presenza di mafie italiane, vale a dire non nelle regioni meridionali, fatta eccezione per la Campania;
c) la tendenza è quella di non formare alleanze con le mafie italiane, se non per specifici affari illeciti;
d) gli affiliati alle dette organizzazioni sono, in massima parte, clandestini.

Le attività illecite nelle quali sono maggiormente coinvolti i gruppi criminali stranieri sono quelli relativi al:

traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti,
sfruttamento della prostituzione
riduzione in schiavitù di migranti
violazione delle norme in materia di immigrazione.
Nel compimento delle citate attività sono emersi frequentemente rapporti tra le diverse compagini delinquenziali straniere, per cui gli investigatori sono soliti utilizzare il termine di "criminalità transnazionale" al fine di descrivere questa situazione.

Tratto da: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/403

mercoledì 26 settembre 2012

Sfidare i patriarchi


Lydia Cacho è una delle poche persone al mondo che osa sfidare i patriarchi che organizzano e alimentano in tutto il mondo il commercio sessuale di donne, ragazzine, bambine, bambini. Quando lessi "Schiave del potere" ero all'inizio del mio approfondimento sui temi della tratta degli esseri umani e della prostituzione e quindi non mi resi abbastanza conto di come il lavoro di questa donna sia davvero probabilmente un caso unico al mondo. Mi spiego: ci sono numerosi giornalisti che approfondiscono il tema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, così come ci sono numerosi responsabili di rifugi che aiutano le ragazze a liberarsi, curarsi e riprendere il loro cammino. Su questi ultimi va fatto poi in verità un distinguo perché ce ne sono di davvero validi, ma anche di assolutamente inadeguati ad affrontare le complesse problematiche connesse allo sfruttamento sessuale o addirittura ambigui e conniventi, ma questo è un altro discorso. Ciò che rende unica Lydia Cacho è il fatto che lei gestisce sia un grande rifugio, il CIAM di Cancun, avendo così un'esperienza continua a stretto contatto con donne e ragazze che hanno vissuto la tratta, sfruttamento sessuale e varie forme di violenza, ma contemporaneamente svolge anche attivismo e attività investigativa e giornalistica. Questo ha potuto permetterle di non limitarsi ad aiutare ad esempio la piccola Emma e le altre ragazze coinvolte nel giro di tratta e pornografia infantile tra America Latina e Stati Uniti di Jean Succar Kuri, ma anche di cooperare con la ragazzina e con le altre vittime per provare il crimine di questo uomo e il coinvolgimento e la protezione di esponenti di primo piano del governo e dell'economia messicana fortemente collusi con la mafia dei cartelli di quel Paese. Così il suo libro "Schiave del potere" è una miniera di informazioni su molti paesi del mondo che io non sono riuscita a riportare se non in minima parte in questo blog, perché scende nei dettagli, senza accontentarsi di affrontare il tema della tratta e il funzionamento dell'industria del sesso sul piano del sentito dire o del caso scandalistico individuale. 

Questo lavoro le è costato però moltissimo in termini personali, perché, oltre alla vicenda del sequestro e arresto ai tempi dell'inchiesta su Jean Succar Kuri, che lei stessa racconta in Memorie di un'infamia, Lydia Cacho è costantemente sotto minaccia di morte e ultimamente, a inizio agosto, è stata costretta a lasciare il Messico, forse in coincidenza con la sua indagine su Raul Martins, il "re della prostituzione" argentino sulla cui vicenda pubblicherò presto un post.  
Qui si può firmare l'appello di Amnesty International per la  sicurezza di Lydia Cacho.

A volte mi chiedo se ci fossero più Lydia Cacho come cambierebbe la percezione spesso superficiale e banalizzante che noi abbiamo di questi fenomeni, che tende sempre a omettere o comunque non approfondire il ruolo di primo piano della economia criminale intrecciata con quella legale, delle nuove e vecchie mafie, della politica e degli eserciti in attività come lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di esseri umani e il turismo sessuale. 
Scrive Cacho: 
Eros e Thanatos sono costantemente presenti all'interno della psicologia criminale. Il potere di assassinare, torturare e decapitare gli avversari ha sempre bisogno di un equilibrio che generi una certa stabilità. Perciò i grandi capi delle mafie comprano, vendono, maltrattano o uccidono donne di qualsiasi età, promuovendo contemporaneamente varie forme di prostituzione e creando gli scenari adatti allo sviluppo del commercio del sesso. L'accesso al piacere sessuale agisce da potente strumento di coesione e negoziazione tra gruppi maschili in campo imprenditoriale e militare, al punto che il commercio del sesso si situa tra la vendita di armi e il traffico di droga come la fonte di introiti più redditizia al mondo.
Viaggiare per il mondo e condurre un'indagine sulle mafie degli schiavisti ha cambiato in modo radicale il mio punto di vista sull'interconnessione tra gruppi criminali. L'impunità con la quale gestiscono i propri affari è inquietante e desta molti sospetti, soprattutto in un momento storico come quello attuale in cui i paesi più potenti hanno messo la lotta alla tratta di esseri umani tra i punti principali all'ordine del giorno della sicurezza nazionale e internazionale. Perché esistono tante contraddizioni nelle politiche migratorie e nei trattati di libero commercio? [...] Quanti paesi avallano sotto il profilo legale lo sfruttamento del lavoro in nome di un miglioramento dell'economia?
In vari paesi si approvano leggi contro la schiavitù e lo sfruttamento ma poi non sono messe in pratica, perché farlo significherebbe rinunciare alle ingenti somme di denaro che il commercio del sesso apporta all'economia.

Concludo riportando la traduzione di due brani da un'intervista fatta a Cacho poco prima che dovesse lasciare il Messico e di seguito la traduzione di un intero articolo sull'incontro con lei durante il Festival del libro di Edimburgo tenutosi il 26 agosto scorso. 

Quando ho chiesto a Lydia Cacho del suo incontro più memorabile, lei descrive una famiglia in Bangladesh dove nonna, figlia e nipote lavorano tutte nel commercio sessuale , sotto il dominio della mafia locale.
“La povertà e l’assimilazione della prostituzione come il solo modo per sopravvivere è la loro realtà” scrive. “ Loro non hanno possibilità, così non c’è scelta o libertà, ma piuttosto, come Madhu, la più anziana ha detto, “predestinazione, visto che questo è il solo modo in cui gli uomini ci daranno i soldi per lavorare nella nostra città”.
Dall’altro lato della strada un cliente tedesco con la faccia sorridente mi ha assicurato che queste donne sono qui volontariamente. “ Io non vedo catene, tu le vedi?” mi disse.
La povertà e il sessismo sono catene invisibili.

Le ho chiesto circa il più grande comune pregiudizio circa l’industria globale della tratta per sfruttamento sessuale e lei mi ha risposto “l’irresponsabile linea di pensiero che sostiene che legalizzare il sistema della prostituzione sconfiggerà la tratta e la schiavitù”.
“La gente sta ancora discutendo sulla prostituzione e sulla libertà sessuale con gli stessi argomenti che ci riportano indietro agli anni ’60 quando ero ragazzina” scrive” Noi stiamo assistendo al ritorno di una rinnovata misoginia e il crimine organizzato possiede la formula per fare un sacco di soldi comprando e vendendo donne, ragazze e ragazzi come oggetti usa e getta da essere usati e abusati. Non è assolutamente una faccenda che ha a che fare con l’erotismo, ma un affare di soldi e potere. Il capitalismo ci ha permesso di normalizzare la vendita di esseri umani per fare soldi.
Ho visto troppo rancore e disprezzo sia nei gruppi abolizionisti che pro-legalizzazione. Mentre questi parlano e teorizzano spesso da graziose e tranquille località o agiati ambienti accademici, milioni di esseri umani sono inascoltati, schiavizzati, stuprati, uccisi. Dobbiamo iniziare a parlare di politiche sessuali, invertire la rotta della disuguaglianza, il capitalismo e la povertà sono il carburante che conduce le mafie  a schiavizzare allegramente  esseri umani.”.
Penso a una riga nella pagina finale di “Schiave del potere” in cui Cacho sostiene che la “pornificazione” della società, il sessismo, la misoginia, la banalizzazione della prostituzione e la pornografia che si trova in internet sono il carburante della tratta per sfruttamento sessuale. I desideri e le fantasie di molti uomini creano la domanda per la schiavitù sessuale e queste fantasie si trasformano in incubi molto reali per milioni di donne e bambine.
“Il compito della società attuale “ conclude “ è reinventare l’amore e l’erotismo senza la violenza”.

 da:

La giornalista e femminista messicana Lydia Cacho ha offerto uno sconvolgente resoconto  dell’industria mondiale della tratta di esseri umani al Festival mondiale dei libri di Edimburgo ieri.
Cacho, il cui libro, Slavery Inc (in italiano Schiave del potere) è un resoconto ampiamente documentato dell’industria della tratta, ha iniziato il suo intervento con alcune sconcertanti  statistiche: “L’agenzia delle Nazioni Unite per il Crimine Organizzato ha riferito in occasione dell’anniversario dell’abolizione della schiavitù in America che le reti del crimine organizzato hanno venduto un numero triplo di schiavi rispetto a quando la schiavitù era legale.” Cacho ha calcolato che la schiavitù è un affare  che frutta almeno 400 milioni di dollari l’anno ed è stato riconosciuto essere un mercato più lucroso da criminali e mafiosi  rispetto al  traffico di droga o di armi. “Un chilo di cocaina tu lo vendi una volta sola” disse un ex trafficante di esseri umani  a Lydia  Cacho nella sua cella in prigione “ una ragazzina tu puoi venderla centinaia di volte”.
La vicenda di Lydia Cacho denota  notevole coraggio e altruismo, il che le ha guadagnato una entusiastica acclamazione da parte del pubblico del  Festival del libro. Mentre svolgeva le sue indagini sulla tratta, si è travestita da prostituta per infiltrarsi nei bordelli,  è stata inseguita dalla mafia cambogiana e ha dovuto anche lasciare il suo paese dopo aver ricevuto orribili minacce di morte.
Dopo la pubblicazione nel 2005 del suo libro “I demoni dell’Eden. Il potere che protegge la pornografia infantile” nel quale ha fatto i nomi dei protagonisti chiave del giro di pornografia infantile, è stata arrestata a Cancun, la sua città, e portata a Puebla, sul lato opposto del Messico, un viaggio che ha significato essere torturata dalla mafia  messicana per  venti ore.
Dopo essere stata tenuta in prigione per un anno, rifiutandosi di ritrattare l’evidenza di quanto detto nel libro né di tradire qualcuna delle sue fonti, fu alla fine rilasciata e sei mesi più tardi il capo del giro di pornografia infantile denunciato nel libro di Cacho fu arrestato con l’accusa di tratta per sfruttamento sessuale e condannato a 112 anni di reclusione. Ma Cacho ha sottolineato che questo è un solo uomo e che la tratta di esseri umani, in particolare per sfruttamento sessuale, è ora un’attività ramificata a livello globale, con fornitori che semplicemente procurano ciò che viene richiesto da clienti di tutto il mondo. “E’ devastante” dice Cacho “ vedere occidentali  nel Sud Est asiatico passare accanto - o entrare dentro - bordelli  dove vengono usati chiaramente bambini e non fare nulla riguardo a questo”.
Cacho ha specificato che “ i clienti stanno creando nuovi mercati “. Dal momento che i controlli si concentrano sui clienti e i trafficanti che tornano in America dal Sud Est asiatico, la domanda di sesso commerciale cresce nell’inosservato  Messico.  Nei fatti, nel solo rifugio di Cacho (un rifugio che lei ha messo su per aiutare le vittime di violenza in Messico) circa 30mila donne sono passate attraverso le sue porte di massima sicurezza solo quest’anno e questa è appena una frazione delle persone colpite da questo traffico:” circa 300mila ragazze e donne sono vendute ogni anno in Messico” ha detto Cacho.
Cacho  ha fatto una sconfortante previsione per il futuro: ”Rimpiangeremo di aver celebrato il decollo della Cina” ha detto “ dal momento che tanta parte dell’economia  cinese è stata costruita sul lavoro schiavistico. Il paese è cresciuto perché hanno sfruttato la popolazione”.
Ha inoltre condannato l’esercito statunitense per il vergognoso sfruttamento di donne oggetto di tratta per sfruttamento sessuale, riferendosi al sistema del “berretto verde” usato in Vietnam e Corea : “ un berretto verde sulla finestra di un bordello significava che erano disponibili prostitute giovani, vergini e pulite”. Cacho ha sottolineato che anche oggi la maggior parte degli eserciti del mondo investono in questo tipo di bordelli.
In una nota finale Cacho ha elogiato il lavoro di gruppi come Amnesty International e PEN che aiutano a far crescere la consapevolezza sul la cruda, brutale e triste realtà della tratta di esseri umani.

da http://www.edbookfest.co.uk/news/lydia-cacho-shares-the-devastating-details-of-a-twenty-first-century-slave-trade