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venerdì 14 marzo 2014

Il grande assente nel dibattito sulla prostituzione



Leggendo numerosi articoli  in rete, assistendo a trasmissioni televisive e seguendo il dibattito maggioritario qui in Italia anche da parte di persone delle istituzioni sul tema della prostituzione, sembra che ci sia un grande consenso su un concetto, ripetuto spesso come assioma: “legalizzare la prostituzione volontaria, combattere quella coatta”. Facile, immediato!!! Chiunque non si senta convinto da questa formuletta viene aggredito e tacciato di essere contro l’autodeterminazione, di essere “sovradeterminante”, bigotto, retrivo e chi più ne ha più ne metta. 

A volte mi sembra di vivere in un mondo diverso, da chi propone queste ricettine. Nel mio mondo c’è la violenza di genere che colpisce nelle case così come in strada o sul lavoro donne di ogni condizione sociale, nel mio mondo c’è la repressione e la discriminazione contro gli immigrati, nel mio mondo c’è la povertà strutturale e aggravata dalle politiche neoliberiste, nel mio mondo c’è la disparità nelle relazioni eterosessuali impostate ancora come relazioni di dominio uomo-donna, nel mio mondo c’è il capitalismo per il quale pecunia non olet e in cui l’economia criminale la fa sempre più da padrona anche nei settori legali e la schiavitù dilaga, nel mio mondo al centro non è il benessere della persona e tantomeno dei soggetti più discriminati (donne biologiche e trans, immigrate, povere..) ma il massimo profitto per le élite.

Ora, non solo la prostituzione è una delle forme di violenza di genere che una donna può subire fin dall’interno delle mura domestiche da parte di partner, familiari, ecc.. e che può cominciare fin dall’infanzia o adolescenza (e non è che poi appena compio 18 anni divento “libera e autodeterminata professionista del sesso”). Non solo la violenza sulle donne è una faccenda enormemente complessa - fatta di tante sfumature e non sempre da visibili catene - e da cui non è per nulla facile uscire. Non solo numerose testimonianze di donne fuoriuscite dalla prostituzione, anche non sfruttate da papponi o forzate sotto minacce di morte, spiegano i danni psicofisici che hanno riportato in questa attività che comporta avere tanti rapporti sessuali non desiderati, soggiacendo alle più svariate richieste dei clienti.

Ma qui siamo addirittura in presenza di una INDUSTRIA, particolare che viene sempre dimenticato (?!) da tutti i “brillanti” maitre à penser. Ci sono interessi economici miliardari da parte di tantissime persone: gestori e proprietari di locali-bordello di ogni specie (hotel, night-club, affittacamere, centri massaggi, club priveé, ecc…), proprietari di agenzie di escort, intermediari, reclutatori e veri e propri magnaccia, trafficanti, funzionari vari corrotti, clienti potenti che usano le donne come merce di scambio per favori, ecc.. Il tutto in gran parte gestito oggi direttamente o indirettamente da grandi organizzazioni del crimine organizzato transnazionale, nell’illegalità o apparente legalità, a seconda delle leggi. 
Anche solo leggendo le cronache, appare evidente l’intreccio tra tratta e prostituzione con maggiore libertà di movimento, di cui parla Lydia Cacho nel suo libro inchiesta in giro per il mondo - come ad esempio nel caso del locale Pussycat di Roma, dove i gestori del locale mescolavano studentesse italiane e giovani rumene e di altre nazionalità di cui alcune “smistate” a papponi romeni per la prostituzione in strada. 
Non fa notizia in Italia che a una persona come José Moreno in Spagna sia stata data la licenza per aprire un altro mega-bordello nonostante fosse sotto inchiesta per tratta di esseri umani, né che in Germania Jürgen Rudloff (nella foto) possessore di tanti bordelli legali tra cui il Paradise di Stoccarda si sia semplicemente lavato le mani e sia rimasto incensurato quando è stato scoperto un giro di tratta che coinvolgeva anche il suo locale

In quale modo il variegato mondo dei veri protagonisti che fanno i veri profitti sulla prostituzione e sulla tratta per il mercato del sesso dovrebbe starsene inerte mentre donne nella prostituzione, fuoriuscite, intellettuali, femministe, liberi pensatori e politici si affannano nel dibattito e nelle proposte di legge? E infatti zitti lo sono solo apparentemente e non sempre lo sono. Non se ne sta zitto Dennis Hof, ad esempio, magnaccia legalizzato del Nevada, uomo potentissimo e ricchissimo, che già pensa ad espandere i suoi affari in Canada approfittando della nuova legge; non se ne sta zitta la tenutaria inglese Becky Adams che fa grande campagna per l’”assistenza sessuale” ai disabili. Persone come loro chiedono a gran voce la liberalizzazione e depenalizzazione del loro business e che la prostituzione sia riconosciuta professione come tutte le altre.
La maggior parte sta zitta ma non può che ritenersi la più grande beneficiaria occulta (o pilotatrice?) della grandissima campagna mondiale di normalizzazione-banalizzazione della prostituzione che non esita a utilizzare argomenti del femminismo e dei diritti umani per raccogliere consensi.

La regolamentazione-depenalizzazione-normalizzazione della prostituzione ha causato, dovunque sia stata adottata, la depenalizzazione dei profitti terzi sulla prostituzione, a volte nascosta e occultata dal semplice affittare delle camere d’albergo a prezzi salatissimi (come ad esempio avviene in Svizzera). Va da sé che il settore legale è poi una minima parte dell’industria che resta per lo più sommersa, ma appare legale e più “pulita” ai benpensanti, rassicurati dal fatto di non vedere in strada il mercato del sesso, o vederlo meno, a causa delle norme repressive che lo vietano.
Chi pensa che legalizzando l’industria della prostituzione e facendo finta che sia un lavoro come ogni altro si sconfiggano le mafie e la tratta “pecca di ingenuità” come dice Lydia Cacho, perché le mafie non hanno alcun interesse a rinunciare ai loro affari, né lo faranno. Ciò non potrà che aumentare invece il loro capitale di consenso e la loro impunità, perché sempre più gente penserà che le donne in prostituzione sono libere, felici e ben pagate, la domanda crescerà sempre di più e tacnicamente sarà sempre più difficile perseguire gli sfruttatori, una volta che questi siano diventati “manager”.

Basterebbe pensare alla tratta con vera e propria riduzione in schiavitù per il lavoro – nell’abbigliamento, nell’edilizia, nell’agricoltura -  che avviene tranquillamente nel moderno capitalismo sostanzialmente indisturbata, per far tremare una persona di buon senso al solo pensiero di far entrare la prostituzione nella sfera del “lavoro”.
E invece si sente tanto parlare di diritti, di pensione, ferie e malattia, come se l’industria del sesso fosse la città del sole e non il regno di efferati sfruttatori! Come se non avessimo già esempi concreti in tanti paesi, come la Germania, dove le tariffe per le donne sono crollate nei bordelli a tariffa fissa dove paghi un tot al mese e stai con quante vuoi. Più dici che la prostituzione in sé è una banale attività come altre e che frutta lauti guadagni più confermi la falsa versione di trafficanti e papponi che, con secoli di esperienza, attraggono le ragazze nel giro nella sostanziale connivenza degli stati e della società tutta, più aumenti la violenza dei clienti che vogliono sia soddisfatta ogni loro richiesta e si lamentano coi gestori dei bordelli della scarsa “professionalità” delle ragazze che hanno dolore e chiedono di smettere.
Si dice che si vuole togliere lo stigma alle donne in prostituzione, ma – come dice Rebecca Mott, sopravvissuta allo sfruttamento sessuale  - per toglierlo bisogna cominciare a considerarle innanzitutto esseri umani e non macchine per fare soldi o bambole di gomma a servizio dei clienti. E bisogna fare attenzione a non togliere invece lo stigma ai magnaccia, promuovendoli a manager di tutto rispetto come già accaduto in numerosi paesi! 

Come giovane donna che non si è personalmente prostituita, ma conosce ragazze ex vittime di tratta e donne fuoriuscite dalla prostituzione, posso dire che non voglio vivere in un mondo in cui la prostituzione sia considerata una buona opportunità di lavoro che le ragazze possono cogliere. Voglio avere il diritto di rivendicare istruzione, lavoro e reddito garantito, senza che mi si proponga l’industria del sesso come accettabile alternativa o mezzo per pagare rette universitarie sempre più esose, nascondendo la distruzione psico-fisica che porta con sé. Come donna femminista dico che “il corpo e mio e lo gestisco io” non significa che lo gestisce invece di me il mercato, il manager del sesso e il cliente. Ma proprio che lo gestisco io, cioè che la mia sessualità deve essere libera e non avere a che fare col mio sostentamento economico né con quello della mia famiglia e che gli uomini con cui stare li scelgo io.
Finché questo mondo non sarà un mondo per le donne, senza discriminazioni di classe e provenienza geografica, senza povertà, senza sopraffazioni di qualsiasi genere, io scelgo di non rendermi complice della schiavitù  e della violenza subita realmente da tante mie sorelle diventando sostenitrice dell’industria del sesso e delle sue bugie. 

Da secoli ci è stato insegnato che i bordelli erano necessari per la “salute maschile” o per la “prevenzione degli stupri sulle donne perbene” o perché la “cloaca non invadesse la città”. Ora il linguaggio è cambiato, perché dire certe cose è diventato impresentabile. E allora si parla di scelta delle donne, nonostante la quasi totalità delle donne in prostituzione dice che avrebbe desiderato e desidererebbe fare altro, nonostante la grandissima presenza nella prostituzione delle ragazze straniere ridotte in schiavitù e legate ad un debito.
Si continua a dare per naturale e indiscussa la scelta di milioni di persone – in grandissima maggioranza uomini – di fare sesso non consensuale e reciproco, senza essere desiderati, ma comprando l’accesso ai corpi col denaro. Penso che sia veramente arduo per ogni persona che si occupi di questione di genere continuare a ignorare questo nodo, il nodo della violenza intrinseca di questo atto non reciproco, fortemente apparentata con l’altra forma di violenza che è lo stupro, eppure per lo più si continua a ignorarlo persino in questi ambienti. Ben sapendo che tratta, prostituzione minorile e infantile, sfruttamento e violenze continueranno a esistere con qualunque legge perché le leggi a nulla possono dove non c’è rivoluzione del pensiero. Finché si continuerà a difendere la prostituzione con i soliti argomenti liberali senza sviscerare il funzionamento dell’industria del sesso e il suo legame concreto con la tratta, senza mettere seriamente in discussione la pratica del pagamento per l’accesso ai corpi,  ci saranno ben poche speranze di cambiamento.

domenica 19 maggio 2013

Tempi moderni, vecchi sfruttamenti

Torno appena da una meravigliosa festicciola in compagnia di meravigliose ragazze nigeriane e romene sopravvissute alla tratta che ora hanno nuove vite con i loro piccoli bambini e nuovi sorrisi e nuove speranze..
Mi piacerebbe tanto che chi è impegnato nel dibattito sulla prostituzione - che sistematicamente ignora i protagonisti del business capitalista e mafioso che rinnova sotto parvenze di modernità vecchi schiavismi, violenze e sfruttamenti - sapesse rendere conto di sé a queste ragazze guardandole negli occhi. E osasse dire loro in faccia che la loro esperienza è solo un incidente di percorso in un mercato del sesso che è da promuovere come esempio di libertà e rispetto per le donne. 
Non si fa che dire che nei paesi dove si è legalizzato il mercato, depenalizzando i proprietari dei bordelli, la tratta è diminuita (e c'è chi dice, negando l'evidenza che è scomparsa!) e che le donne hanno conquistato autonomia sui loro corpi decidendo sui clienti e sulle loro prestazioni. Eppure, approfondendo anche solo un minimo, risulta chiaro che l'aspetto più evidente è invece la depenalizzazione dei capitalisti che investono nel settore dello sfruttamento sessuale commerciale e la loro promozione a rispettabili "manager". 
Ecco la traduzione di un articolo da un giornale online svizzero a cura di Maria Rossi, in cui si parla della nuova offerta di "sesso a go go" dietro pagamento di un fisso, ultima moda dei bordelli svizzeri e presente da tempo in Germania. Proprio un esempio perfetto di autonomia delle ragazze, notoriamente "imprenditrici di se stesse".. 

Sesso a go go per attirare clienti

E' emerso un nuovo concetto nei bordelli svizzeri. Il <<sesso a tariffa forfettaria>> permette ai clienti di far sesso con quante donne desiderano ad un costo fisso. Turbata, l'avvocata di Zurigo Silvia Steiner, esperta di tratta, rileva come il numero di locali che propongono questa offerta  continui ad aumentare.
Un bordello di Dübendorf (Zurigo) attira i clienti con questo slogan: <<Fino a 60 ragazze al giorno al costo fisso di 160 franchi, pasto compreso>>. Per 300 franchi per due ore un altro locale nel cantone di  Thurgovie promette <<sesso a volontà>> tutti i mercoledì, i sabati e le domeniche. Il gestore di una casa chiusa, che desidera restare anonimo, afferma che il <<sesso a tariffa forfettaria>> è molto redditizio: <<Non lo si proporrebbe se non fosse remunerativo. In genere gli uomini si sopravvalutano. Solitamente non fanno sesso con più di due donne>>.
Il nuovo concetto in voga non piace a Rebecca Angelini, portavoce del centro di assistenza alle vittime della tratta delle donne (FIZ): <<E' assolutamente irrispettoso nei confronti delle prostitute. Potrebbe diventare pericoloso se le donne non potessero più rifiutare alcun cliente. Esse devono poter scegliere se praticare rapporti sessuali con o senza prezzo fisso>>.
In Germania il fenomeno del sesso a volontà esiste da diversi anni.  L'opportunità di abolire questo concetto è attualmente oggetto di discussione



mercoledì 27 marzo 2013

Paradiso per trafficanti di donne

Come forse ho detto altre volte, la cosa che più mi colpisce nel dibattito sulla prostituzione in Italia è come sistematicamente vengano omessi ogni approfondimento e riflessione sulle persone e sulle organizzazioni criminali e mafiose che concretamente gestiscono la prostituzione e ci guadagnano. E' una strana dimenticanza, specie se coloro che se ne dimenticano sono politici che hanno la pretesa di presentare nuovi progetti di legge e nuove ordinanze locali. C'è un continuo spostamento del dibattito su questioni inesistenti che mostrano una profonda doppia morale, come la presunta necessità di spostare le donne che esercitano la prostituzione dalle strade trasferendole al chiuso e/o in quartieri periferici per salvaguardare il "decoro urbano". Oppure l'"opportunità" di tassare questo settore per rimpinguare le casse comunali e statali svuotate dalla crisi. Mi sembra quindi opportuno approfondire per quanto possibile ciò che molto raramente si trova sui giornali, specie italiani. 

Non ha fatto notizia qui, ad esempio, il caso  di José Moreno (nella foto) che ancora oggi gestisce il bordello legale più grande d'Europa, Paradise a La Jonquera, Catalogna, al confine tra Spagna e Francia, frequentato per lo più da uomini francesi. Investì in questo locale tre milioni di euro e gli fu accordata dal Tribunal Superior de Justicia della Catalogna l'apertura - che avvenne alla fine del 2010 con grande pubblicità - nonostante all'epoca fosse sotto indagine della magistratura per tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro!!
L'accusa di tratta riguardava la gestione di due suoi locali Eden ed Eclipse sempre nella provincia di Girona, per i quali Moreno aveva commissionato il reclutamento di alcune ragazze dal Brasile. Come si può leggere in questo articolo di El Pais, alcune di queste ragazze nel corso delle indagini avevano testimoniato di essere state attratte con false promesse di lavoro e una minima spesa da restituire per il viaggio che invece sarebbe ammontata in seguito a 6000 euro. Il passaporto era stato loro sequestrato e a chi protestava uno dei collaboratori di Moreno rispondeva: "No puedes volver a Brasil. Menea el culo y atrae a los clientes, que tienes que pagar la deuda" (Non puoi tornare in Brasile. Scuoti il culo e attira i clienti, che devi pagare il debito). Subivano anche pressioni psicologiche, tanto che una testimone affermava: "Lo curioso es que a veces hasta te acaban convenciendo de que te querían ayudar y que el cobro era justo." (La cosa buffa è che a volte finivano per convincerti che ti volevano aiutare e che era giusto pagare).
Moreno nel marzo 2012 è stato condannato solo a tre anni invece dei dodici richiesti dal procuratore, venendogli riconosciuto solo il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina! Si è stabilito che non era provato che le ragazze fossero costrette, perché erano libere di andare e venire e non erano in condizioni di vulnerabilità. Nonostante durante il processo - in cui una sola ragazza alla fine ha testimoniato - sia stato confermato che le ragazze dovevano restituire un debito gonfiato rispetto al costo reale del viaggio che era stato loro anticipato, nonostante dovessero pagare ogni giorno per l'alloggio e per il cibo - un costo raddoppiato nei giorni in cui non lavoravano. Trovo che questo sia un precedente di assoluta gravità che si dovrebbe esaminare attentamente, perché un giorno la tratta potrebbe trovarsi così di fatto legalizzata. 
Rimasto libero, in attesa dell'appello, Moreno continua a gestire il suo megabordello e ha recentemente dichiarato ai giornalisti che lo interrogavano sulla sua vicenda giudiziaria che lui non ne sa nulla e che sa solo che è libero e che continua il suo business. 

 A La Jonquera oltre al Paradise ci sono tanti altri bordelli autorizzati dalla legge della Catalogna che ne permette la gestione non considerata sfruttamento della prostituzione, nonostante gli enormi guadagni dei proprietari ricavati dalla prostituzione delle ragazze, tutte migranti e provenienti prevalentemente da Romania e America latina, perché formalmente risultano come affittacamere. 
A febbraio scorso 19 persone sono stati arrestate per sfruttamento di una rete di tratta che coinvolgeva 215 ragazze rumene di Braila reclutate da minorenni con la promessa di un lavoro una volta compiuti i diciotto anni, ma costrette poi a prostituirsi a causa del debito e delle spese da pagare e tenute in condizioni di schiavitù al noto bordello Lady Dallas (già chiuso diverse volte in passato ma sempre riaperto)
I processi sono lunghi e mentre le indagini si svolgono e gli imprenditori godono di relativa o assoluta impunità sempre nuove ragazze sono reclutate e schiavizzate.
El Pais parla infine di una vera guerra tra bande nella zona. A dicembre 2012, era stata trovata un'autobomba davanti al Paradise dopo che precedentemente erano state fatte esplodere delle granate e si era ipotizzato che i mandanti fossero i proprietari del Lady Dallas danneggiati dalla perdita di clientela intervenuta a seguito dell'apertura del megabordello di Moreno.

Fonti:

giovedì 7 giugno 2012

La voce delle sopravvissute (testimonianze - 3)

Non vogliono essere considerate delle vittime silenziose, ma sopravvissute che prendono parola. Sono tante le ragazze attive in rete su blog e siti e che prendono parola contro l'industria del sesso, per denunciare ciò che hanno subìto e come tutto ciò non sia affatto "normale". In Italia i loro libri non sono stati tradotti e questi blog non sono affatto conosciuti. Sarà perché siamo il paese dei clienti per eccellenza, dove la voce di questi regna incontrastata?
Nell'ambito della sezione "testimonianze" cercherò di tradurre alcuni dei loro post o brani di post. Oggi metterò un brano da un post di Rebecca Mott che spiega perché non vuole festeggiare la giornata internazionale della donna e quindi la traduzione di un intero post di Free Irish Woman che muove una forte critica a tutte quelle donne che, non essendosi mai prostituite, lo trovano invece assolutamente accettabile e non problematico per altre donne. Questo post mi ha dato tanto da pensare perché ci chiama in causa in prima persona.

Non posso celebrare quando la prostituzione e la violenza nella pornografia diventano solo un'appendice alla rivoluzione femminista - o le nostre vite e verità sono viste solo come un esempio terribile, ma ignorate perché qualcosa di troppo grande per averci a che fare.

Non posso celebrare quando le voci delle eccezionali donne fuoriuscite sono sempre in posizione secondaria nelle campagne abolizioniste - le nostre voci sono ridotte a statistiche, rese parte di qualche libro accedemico, usate come cifre - ci parlano sopra, attraverso di noi, intorno a noi.

Non posso celebrare finché il movimento abolizionista non metterà le voci e gli scritti delle donne fuoriuscite in un ruolo di primo piano - noi non siamo la vostra prostituta simbolo, non ci faremo trattare come animaletti domestici.

Non posso celebrare quando ogni giorno sento nelle mie viscere cosa sta accadendo in hotel, appartamenti, strade - tanti passano avanti e dicono che è normale.

Non posso celebrare quando tutto intorno l'immagine delle prostitute è solo o della "happy hooker" (puttana felice) o della vittima morta - non c'è realtà in queste immagini ed esse smorzano ogni verità detta.

Io celebrerò la giornata internazionale della donna quando tutte le donne e ragazze prostitute avranno completa libertà, sarà data loro voce, e saranno rese interamente umane.

Non posso celebrare prima di allora.

Rebecca Mott (qui la fonte in lingua originale che rimanda all'intero post)

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La crudeltà idiota dell’ignoranza tossica
Una delle mie compagne fuoriuscite ha sollevato un’importante questione nel suo blog (secretdiaryofadublincallgirl) quando ha menzionato la crudeltà e insensibilità di donne che non sono state prostitute, che promuovono la prostituzione come un appropriato e accettabile “lavoro” per altre donne.
Questa visione viene espressa da alcune donne che non sono prostitute, non sono mai state prostitute né mai lo saranno. Sentire la commercializzazione dell’abuso sessuale venir sancito come accettabile è un doloroso, insultante schiaffo in faccia alle sopravvissute alla prostituzione, ma ascoltarlo da donne che non conoscono NULLA della prostituzione dall’esperienza personale è peggio che doloroso e insultante – è la più profonda pugnalata alle spalle che una donna che non è stata prostituta può dare a una donna con una storia come la mia. Non c’è dubbio che la posizione di queste donne ha radici nella loro ignoranza.
L’ignoranza è semplicemente una conseguenza del non aver mai sperimentato una situazione, ma qui non è la sola ignoranza a causare sofferenze emotive e concrete. Si tratta in questo caso di ignoranza accompagnata da convinzioni infondate. Questo è ciò che io chiamo “ignoranza tossica”.
Ma perché le persone si convincono di comprendere la forma di un’esperienza meglio della grande maggioranza di chi l’ha vissuta? Da dove viene questa grande arroganza?
Io penso che questa è alimentata in parte dall’insensata tendenza umana alla presunzione di sapere. Ci sono donne non prostitute a favore della prostituzione che ho incontrato online che dichiarano prontamente che non hanno alcuna esperienza di prostituzione – tuttavia si aspettano che noi sopravvissute alla prostituzione le stiamo ad ascoltare mentre ci raccontano che un mondo senza prostituzione è una cosa impossibile, irraggiungibile, persino non desiderabile! La cosa più gentile che io posso dire su queste donne è che, per la loro ignoranza, l’arroganza della loro posizione va oltre la loro stessa capacità di comprensione.
Perché qualche donna presume che, poiché lei ha seguito la sua comoda e privilegiata trafila borghese nel college (come fosse il suo fortunato diritto di nascita a non prostituirsi) che la sua educazione in qualche modo le dà l’attrezzatura per decodificare e analizzare l’esperienza della prostituzione meglio  delle donne che hanno guadagnato la loro comprensione con le loro proprie gambe aperte su un letto di un bordello?
Loro  sentono di essere meglio attrezzate per spiegare a noi la natura di ciò che ci è accaduto a causa di una profonda arroganza così sbalorditiva quanto insensata. A queste donne io ho da dire questo:
“TU NON HAI DIRITTO di parlare per noi, o di delineare la forma della nostra esperienza, o di tentare di educare il mondo su qualcosa di cui non sai nulla. Quando tu deformi  e distorci la realtà delle nostre esperienza vissute tu ci abusi altrettanto profondamente di quanto hanno fatto i clienti. La tua è la più perfetta espressione dell’idiota crudeltà dell’ignoranza – belligerante, arrogante e potente nella sua tossicità. Io mi vergogno del tuo “femminismo” e mi vergogno di quella parte del mio cuore che vorrebbe vedere che ti rimangiassi le tue parole in un letto di un bordello, perché non augurerei l’inferno a nessuna donna – nemmeno a te”.
Free Irish Woman: The mindless cruelty of toxic ignorance

giovedì 24 maggio 2012

Affogate in un mare di rosa


…in questo momento l’influenza di sistemi e stereotipi, che sono più potenti degli individui, danno origine a delle situazioni di disparità per cui uomini e donne ancora non possono prendere le loro decisioni nella stessa realtà. Se ci concentriamo su ciò che ci sembra “naturale” in queste scelte veniamo sviati dal guardare al ruolo delle pressioni sociali e dal cercare di cambiarle.

 (da “Bambole viventi” di Natasha Walter, Roma, Ghena, 2012, p. 327).

Bambole viventi di Natasha Walter, giornalista e femminista britannica, è un libro imperdibile, che a mio parere dovrebbero  leggere tutti coloro che oggi si occupano  dei temi relativi al sessismo e alle pari opportunità.  Offre infatti un’analisi completa  e ben documentata del nuovo sessismo o, meglio, del ritorno - sotto forme ammantate di false apparenze di novità, emancipazione, libertà di scelta, empowerment - di stereotipi  vecchissimi e di un restringimento del ruolo delle donne nella società. In un momento in cui le disparità nella retribuzione, nei livelli occupazionali e nell'accesso a posizioni influenti tendono ad approfondirsi invece che a diminuire. Un ritorno, insomma, di molte cose che si credevano debellate, dopo la grande stagione del movimento femminista.

Natasha Walter analizza la situazione britannica che però non è certo diversa nella sostanza  da quella nostra, pur nelle specifiche peculiarità. Anzi, dirò, una delle cose che più mi ha colpito è proprio l’uniformità, così forte da causare sensazioni claustrofobiche, del contesto in cui siamo immersi. Come riguardo al ruolo mainstreaming dell’industria del sesso, della sua estetica, dei suoi valori, della sua rozza idea di “femminilità”, in gran parte dell’industria dell’intrattenimento e nei media a grande diffusione . Dai locali - in Inghilterra fioccano club di lap dance, night club con strip-tease e show soft-porno, dove ad esempio  si selezionano ragazze per diventare fotomodelle di riviste per soli uomini come Nuts – a programmi tv – il corrispondente inglese del Grande fratello ha la sua Cristina Del Basso che lì si chiama Jordan -  fino a pubblicità, video musicali,  e persino i videogiochi. 

I giochi per bambine, sempre più distinti da quelli per  bambini con l’abbondante ricorso al rosa per marcare una sorta di differenza (o gabbia?) mettono sempre più al centro in modo palese – si vedano ad esempio bambole come le Bratz, o le stesse W.I.T.C.H, ma gli esempi nel libro sono molto più numerosi  – la presunta necessità per le bambine di coltivare sopra ogni cosa il proprio aspetto esteriore allo scopo di essere vincenti e diventare padrone della propria vita. Insomma, il millenario stereotipo che accompagna femminilità con bellezza, fino a farne unico metro di successo per una donna, è abbondantemente ritornato, nella forma apparentemente più moderna della esasperata sessualizzazione .  Persino nei cartoni destinati alle più piccole.  

Non posso soffermarmi sui diversi temi trattati da questo importantissimo libro: dall’imprevisto revival del glamour modeling (posare nude per riviste maschili) alla prostituzione  sempre più “banalizzata” come scelta di potere e influenza per le donne anche attraverso una fiorente pubblicistica per teenagers(l’autrice sceglie di parlare non della tratta ma della prostituzione apparentemente “scelta consapevolmente” e considerata ormai generalmente del tutto priva di problematicità);  dal consumismo come modello dominante e pressoché unica visione della sessualità, che confonde la libertà di fare le proprie esperienze anche numerose e fuori dal matrimonio con l’obbligo a una performance sempre più precoce e priva di qualunque emozione e intimità, fino  al ruolo centrale assunto dall’industria pornografica nella vita sessuale delle persone; dal bullismo sessuale sempre più diffuso fin dalle scuole a danno delle ragazze ma spesso taciuto e misconosciuto fino alla sessualizzazione precoce imposta alle bimbe, a un’età in cui parlare di libertà di scelta suona particolarmente ipocrita e infondato. 

Tutti questi scenari trattati nella prima parte del libro hanno qualcosa in comune: una è di sicuro la grande confusione, pericolosa per la libertà delle donne, tra emancipazione sessuale e riduzione a oggetto attraente di consumo, bambola per i desideri dell’altro.  Con effetti nefasti che vanno  dalla diffusa frustrazione e vera e propria ossessione sull’aspetto fisico, sempre lontano dagli inarrivabili e artificiali modelli di attrattività sessuale proposti,  fino al dilagare del bullismo sessuale ai danni delle ragazze. La seconda cosa importante da sottolineare – e che è anche forse il filo conduttore del libro – è il contrasto tra la forte retorica della  scelta e del presunto empowerment  delle donne (e persino delle bimbe) che viene fortemente pompata, guarda caso, dagli stessi esponenti del potere mediatico e dell’industria dell’intrattenimento intervistati dalla Walter, e, di contro, la sensazione di  essere usate come oggetti di molte ragazze che sono passate per alcune di queste celebrate esperienze  e l’insoddisfazione di molte altre che accusano una sensazione di impotenza di fronte a ciò che avvertono come una gabbia. Su tutto domina incontrastato il potere del mercato: vendere risulta una priorità indiscutibile per tutti e leggendo questo libro sembra davvero che il sessismo renda parecchio: dalla cosmetica, alla chirurgia estetica, dalla moda all'industria delle diete, dall’industria del sesso fino all’industria dei giocattoli. Niente di male in un sano narcisismo, dice la Walter, ma è evidente che il senso di frustrazione diffuso rivela una cappa opprimente che sembra molto più punitiva che gratificante per le donne.

La seconda parte del libro rivela magnificamente il “piano” che c’è dietro alle apparenti casualità trattate nella prima parte, attraverso un’attenta e documentatissima trattazione del ritorno del determinismo biologico nella pubblicistica di maggiore diffusione e nei mass-media. Non posso soffermarmi neanche  un po’ su questa parte, che pure trovo forse motivo principale dell’eccellenza di questo libro. Dico solo che la Walter smonta  attraverso numerose interviste a scienziati e ricercatori, luoghi comuni ormai di nuovo imperanti: come la differenza dei cervelli tra maschi e femmine, delle attitudini come la propensione alla leadership o alla matematica, e la stessa distinzione manichea che viene fatta in un individuo  tra biologia e ambiente quando è il secondo spesso a produrre anche modifiche organiche . E infine giunge anche alla inquietante conclusione, suggeritale da altri esperimenti scientifici effettuati sul comportamento umano, che la riproposizione di questi stessi stereotipi sulla “natura” femminile o maschile di alcuni comportamenti può finire per condizionare realmente le scelte degli individui, che sono fortemente condizionati, infatti, dalle aspettative che vengono riposte su di loro. Come potrebbe piacere a qualcuno trovarsi da solo su una vetta? – si chiede la Walter ad esempio riguardo al forte pregiudizio che viene veicolato nei confronti delle donne che rivestono cariche di responsabilità. 

Concludo dicendo che Natasha Walter si distingue anche per il forte equilibrio, il non indulgere a fanatismi di alcun genere, per  l’attenzione a non generalizzare e a considerare anche che molte donne sono diventate loro stesse produttrici di questa cultura sessista  e che non bisogna cadere in facili scorciatoie come vedere le donne come delle vittime sempre e comunque.  Secondo lei, bisogna semplicemente essere più obiettivi  e smetterla di liquidare il nuovo sessismo come un effetto collaterale della maggiore libertà acquisita dalle donne che – guarda caso- sceglierebbero in piena libertà  ruoli da sempre imposti loro dalla tradizione. Bisogna invece prendere atto che ha preso piede una nuova cultura sessista fortemente diffusa per interessi di mercato, che sta facendo aumentare condizionamenti e aspettative sulle donne in quanto donne (e specularmente sugli uomini in quanto uomini) e che sta riducendo le possibilità di scelta, spesso drammaticamente per chi non proviene dagli strati più agiati della società. Specie in un momento in cui si riducono i margini di mobilità sociale e l'attuale assetto economico-politico spinge ai margini fette sempre più ampie di popolazione.

Al termine del libro, un elenco di utili link a progetti inglesi contro il nuovo sessismo che Natasha Walter illustra nel capitolo finale dal significativo titolo "Cambiamenti". Non ci si può limitare all'analisi, ma occorre agire per continuare a coltivare "il sogno che un giorno donne e uomini siano in grado di lavorare e amare fianco a fianco, liberamente, senza i vincoli di tradizioni limitate". Segnalo in particolare il progetto Object: www.object.org.uk.


giovedì 2 febbraio 2012

Tratta di persone e industria globale del sesso

Noto in giro una generale confusione relativamente alla tratta di persone, a cosa essa sia realmente. Spesso poi la tratta a scopi di sfruttamento sessuale viene confusa con la prostituzione. Oppure, al contrario, non si riescono a percepirne i legami con l'industria globale del sesso, come se si potesse veramente cancellare con un colpo di spugna l'esistenza della riduzione in schiavitù di tante donne e bambini senza mettere in discussione l'intera industria e le sue basi socio-culturali, anzi, promuovendo giornalmente questa stessa cultura sessista.
Lydia Cacho, la coraggiosa giornalista messicana, femminista, attivista dei diritti umani e presidente del CIAM di Cancun (qui un interessante resoconto della sua recente visita all'Istituto Cervantes con la presentazione della versione italiana di Memorie di un' infamia) in Schiave del potere prova a tirare le somme di una sua indagine di cinque anni in giro per il mondo per capire come realmente funzioni la tratta e chi ne muova le fila. Lo fa con grande duttilità e con un argomentare che non cade mai nel dogmatismo, ma che prende in considerazione tutte le voci che ha ascoltato negli anni dell'indagine e nella sua esperienza concreta al fianco delle donne e bambine coinvolte.
In questo post mi limiterò a una prima disamina di un argomento comunque molto complesso, con l'aiuto di definizioni e brani tratti dal libro della Cacho. In successivi post mi propongo di affrontarne i legami con la tematica dell'immigrazione e i problemi posti dalle norme restrittive e repressive in particolare nell'Unione europea, col tema del razzismo, con il sistema del riciclaggio di denaro - colonna portante del nostro capitalismo e dell'intreccio inestricabile tra legalità e illegalità - e, soprattutto, su cosa fare per combatterla.

Innanzitutto, ecco una definizione di tratta di persone, tratta dal breve glossario in appendice al libro basato sulle definizioni legali contenute nei trattati e convenzioni internazionali: è il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l'alloggio o l'accoglienza di persone, mediante la minccia, l'uso della forza o altre forme di coercizione, il rapimento, la frode, l'inganno, l'abuso di potere o di una situazione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso, di un soggetto che ha il controllo su un'altra persona, per fini di sfruttamento.Lydia Cacho spiega poi che, poiché la maggior parte degli studi e convenzioni sono in inglese, spesso tratta viene tradotto erroeneamente traffico. In realtà il traffico di persone è solo una componente della tratta, consistendo nel trasporto e nella facilitazione dell'ingresso illegale di una persona all'interno di uno Stato. Mentre la tratta consiste non solo nello spostamento, ma soprattutto nell'abuso di potere e nello sfruttamento. Inoltre, è bene chiarire che si può essere vittime di tratta e non essere stati trafficati illegalmente, come nel caso delle tante ragazze anche minorenni rumene nel nostro Paese che entrano in modo assolutamente regolare, essendo cittadine europee, se minori accompagnate da finti amici o fidanzati. O ci può essere tratta anche con un semplice spostamento all'interno di uno Stato.

Vediamo ora come si definisce la tratta a fini di sfruttamento sessuale: attività che comporta il trasferimento di persone all'interno o all'esterno del loro paese allo scopo di sfruttarle sessualmente. Può essere il risultato dell'uso e dell'abuso della forza, della coercizione, della manipolazione, dell'inganno, dell'abuso di autorità, di pressioni familiari, di violenza familiare e comunitaria, di privazione economica e altre condizioni di disuguaglianza cui sono soggette donne, bamibini e bambine. Alcuni autori la definiscono "prostituzione forzata".

C'è anche da dire che lo sfruttamento sessuale a fini di lucro non si esaurisce nella tratta. Vediamo la sua definizione: fenomeno sociale che implica l'abuso sessuale ai danni di donne, adolescenti e bambini, dal quale una o più parti coinvolte traggono profitto economico. Include il trasferimento di denaro, o lo scambio di beni in natura o servizi, da un individuo a un altro, in cambio di sesso con una donna, una bambina o un bambino. Le forme di sfruttamento sessuale più comuni, nelle quali è coinvolta la tratta di persone, sono la prostituzione, il turismo sessuale e la pornografia. E' evidente ad esempio, che ci può non essere tratta nel turismo sessuale, se manca lo spostamento, o in un caso come questo, ma non per questo non si può trattare di una grave forma di sfruttamento sessuale.

Vediamo un po' di cifre: secondo le fonti di Lydia Cacho "ogni anno nel mondo 1.390.000 persone, nella maggioranza donne e bambine, sono ridotte allo stato di schiave sessuali e comprate, vendute e rivendute come materia prima di un'industria, come scarti della società, come omaggi o trofei". Sulla tratta in generale, sembra che il 79% sia per fini di sfruttamento sessuale e "che sia l'architrave su cui si regge l'industria internazionale del sesso", il 18% sia il lavoro forzato in tutte le sue forme (ad esempio nell'agricoltura, edilizia, industria dell'abbigliamento, ecc..), il 3% sia la servitù domestica, "una delle attività che più sfugge alle rilevazioni". Poi ci sono ancora matrimonio forzato, estrazione di organi, sfruttamento come mendicanti, bambini soldato. Questi ultimi due secondo la Cacho sono molto poco adeguatamente documentati. Sulle cifre c'è da dire che, trattandosi di un mondo sommerso per eccellenza - perché la tratta è proibita esplicitamente ormai in moltissimi paesi al mondo che hanno firmato convenzioni internazionali e il reato di riduzione in schiavitù c'è un po' ovunque - non è facile ricavare cifre che non siano solo delle stime. Tra l'altro le denunce e le condanne sono pochissime in questo settore del crimine.

La tratta in definitiva è la nuova schiavitù dei tempi moderni, da cui trae giovamento il capitalismo globalizzato, poiché produce lauti guadagni a costi quasi nulli a danno delle popolazioni più povere del pianeta, sfruttando la loro povertà e con enormi interessi a mantenere queste sperequazioni. Senza giri di parole è una vera e propria compravendita di persone, spesso vendute e comprate più volte, cosa che l'umanità - specie nei paesi cosiddetti "sviluppati" credeva di aver superato. Sono sfruttati nel lavoro forzato o nella prostituzione, generalmente sotto il ricatto di un debito enorme da pagare per il viaggio effettuato. Se è sicuramente gestita da organizzazioni criminali moderne e al passo con le tecnologie e che agiscono sul piano transnazionale, solo alcune mafie propriamente dette la gestiscono direttamente in tutti i suoi aspetti (come la Yakuza giapponese per la tratta a fini di sfruttamento sessuale), anche se le mafie di tutto il mondo ne ricavano denaro o benefici, offrendo al contempo protezione. Inoltre non sono affatto coinvolti solo criminali veri e propri, ma attori importanti sono familiari delle vittime, funzionari di polizia e politici corrotti, imprenditori di ogni sorta (come gestori di motel, hotel, night club, centri massaggi, bar, agenzie di viaggio, ecc.. per quanto riguarda la tratta a scopo prostituzionale), proprietari di appartamenti, ecc..

Vi lascio ora alla lettura di alcuni passi dal libro di Lydia Cacho, con la consapevolezza che estrarre citazioni non rende giustizia alla complessità del libro. Lo faccio perché servano a chiarire alcuni aspetti dell'intreccio tra tratta a scopi di sfruttamento sessuale e industria del sesso, che troppo spesso sono considerate due cose assolutamente distinte e separabili. La seconda invece si basa sulla prima perché solo col controllo, l'induzione, la riduzione in schiavitù è possibile assicurarsi masse di donne e ragazzine sempre nuove che possano soddisfare una domanda attualmente in continua crescita. Solo così è possibile abbattere i costi e fare elevati profitti. Del resto è così che funziona anche la produzione di tutto ciò che consumiamo senza pensare: dalle Nike all'I-phone, alla passata di pomodori..

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Il segreto sta nel capire che la criminalità organizzata che compra e vende schiave sessuali non è costitutita da gruppi isolati, dispersi e nascosti sottoterra; no, lo ripeto, sono membri attivi di un'industria e come tali vanno studiati. Non bisogna cercarli sotto le pietre, bensì tra avvocati, proprietari di locali, centri per massaggi, bar e ristoranti, così come bisogna indagare tra impresari di case produttrici di pornografia per adulti, proprietari di casinò, maquiladoras e alberghi. Tutte queste persone pagano le tasse: complessivamente quella del sesso è una delle industrie che - tra permessi, licenze e attrazione del turismo, nonché gettito di imposte - genera più introiti. Tuttavia è anche il settore in cui si ricicla la maggior quantità di denaro sporco, proveniente dal traffico di armi e stupefacenti. (p. 183)

Come altri tipi di industria, la schiavitù si è potenziata grazie alle liberalizzazioni e alla globalizzazione. Lo sfruttamento sessuale è la massima espressione dell'industria della schiavitù; i principi del suo funzionamento sono identici a quelli della produzione capitalistica, che assicura l'ottenimento di un utile aumentando le entrate e diminuendo le uscite. Se le donne o le bambine lavorano gratuitamente per due anni [ad esempio sotto il ricatto di un debito che avrebbero contratto col proprio sfruttatore] i guadagni si accrescono e i costi si ammortizzano con rapidità, perché il tenore di vita delle schiave è basso. (p. 184)

Fino a quando chi detta legge nel mondo si rifiuterà di discutere apertamente il reale funzionamento dell'industria del sesso, in tutte le sue varianti, il mercato delle schiave continuerà a prosperare. Quel che per alcuni è un reato e per altri una tragedia dell'umanità, per un pugno di uomini che investe nelle borse di New York e Tokyo, costruisce e dirige alberghi a cinque stelle, acquista aerei e intrattiene uomini poltici, poliziotti, militari, imprenditori e capi religiosi, è un lucroso affare. Il gestore di un bar messicano che è stato chiuso tre volte perché vi si prostituivano bambine di dodici e tredici anni ma che, grazie ai propri agganci politici, ha sempre riaperto i battenti, lo spiega così:" Si tratta di un'attività commerciale, una semplice attività commerciale...e piantatela di rompere le palle." (p. 300)

Sradicare la tratta di donne, bambine e bambini ai fini di schiavitù sessuale è una missione terribilmente complessa. E' fondamentale intraprendere questo compito ponendosi obiettivi concreti che consentano a ciascun gruppo sociale e ai responsabili politici di chiarire una per una le sfide e le possibili soluzioni. Condizione sine qua non è accettare il fatto che la tratta di persone è parte costitutiva dell'industria globale del sesso; in quanto tale, gli individui e le reti che mandano avanti questa attività strategicamente posizionata in ogni parte del mondo non sono disposti a rinunciare agli enormi profitti che essa genera. Altrettanto importante è sapere che questa industria gode di protezione a vari livelli: dai funzionari statali fino ai membri dei gruppi della criminalità organizzata, ai quali le discussioni filosofiche su questo tema risultano indifferenti.
(p. 325)

La tratta di persone è in continuo aumento per via della dinamica della globalizzazione capitalista [...] ma soprattutto a causa della crescente domanda di esseri umani prodotta dal deterioramento delle relazioni interpersonali. In questo senso sarebbe fondamentale domandarsi, per esempio, perché non si critichi mai la cosiddetta "prostituzione congregazionale", cui si riferisce il libro Business Miscellany (pubblicato dalla casa editrice della prestigiosa rivista The Economist) nel raccomandare ai dirigenti d'azienda di seguire, nei loro viaggi d'affari, l'etichetta imprenditoriale, che consiste nell'andare a firmare contratti nei postribili e nei locali di spogliarelliste. In questa maniera la banalizzazione di stereotipi quali "paese che vai usanza che trovi" incrementa la domanda di prostitute. (p. 297)

Gli scettici si domanderanno come mai, a fronte di un numero così elevato di schiave del commercio sessuale, ci siano così poche denunce. Innanzitutto è un'industria che trae forza dalla stessa cultura liberale. Si dice che è un reato, ma il concetto non è stato assimiliato a causa del sessismo e del classismo ricontrabili in gran parte delle autorità. Il capo della polizia specializzata di Bangkok mi ha assicurato che è molto difficle fare qualcosa al riguardo, "soprattutto quando le ragazze riscattate dalla schiavitù vogliono tornare dai loro sfrutattori: suppongo che provino piacere... poverette". (p. 262-263)

Le mafie degli schiavisti oggi hanno più potere che mai: il numero di trafficanti arrestati e condannati è il più basso rispetto a qualsiasi altro reato. (p. 259)

Nel frattempo l'industria del sesso si modernizza, si globalizza e mette a punto strategie di mercato nuove e politicamente corrette. Le mafie cercheranno sempre di convincerci che siamo liberi, quando schiavizziamo altre persone per soddisfare i nostri bisogni, e che le donne sono libere perché possono scegliere di essere schiave dei loro clienti. Ad accettare quasto discorso non sono solamente le femministe postmoderne: anche la destra, che sotto il crocifisso o la tonaca gode della prostituzione più raffinata, ne rimane sedotta. (p. 255)

.. la gente in realtà non può - o non vuole - vedere il legame tra la tratta e la prostituzione. I mercanti dell'industria del commercio sessuale sono i grandi vincitori di questa confusione e dell'inerzia della società: finché la gente seguiterà a difendere la prostituzione ricorrendo ai princìpi della filosofia liberale, senza sviscerare il fenomeno della tratta, loro, i padroni delle schiave, continueranno a guadagnare milioni di dollari ogni anno.. (p. 246)

La maggioranza dei paesi che hanno approvato leggi contro il traffico e lo sfruttamento sessuale a fini di lucro impartiscono addestramento tecnico sulla tratta di donne e bambine ai corpi di polizia e alle forze di pubblica sicurezza(in diversi casi composti da militari o ex militari): ciò che manca è un'iniziativa tesa a far acquisire consapevolezza della violenza sessuale e della maschilità agli stessi poliziotti, militari e agenti dell'immigrazione che sono consumatori della prostituzione e hanno assunto la violenza contro le donne come qualcosa di normale. (p. 202)

Molti grandi autori della letteratura classica e contemporanea hanno contribuito all'idealizzazione della prostituzione come se fosse una mera questione di libertà sessuali. (p. 195)

.. il sessismo - tornato in voga, rafforzato e con nuove strategie di marketing - in realtà in alcuni paesi non è mai scomparso, si è semplicemente nascosto dietro la maschera del politicamente corretto. (p. 181)

La tratta di donne si inserisce in quel particolare giro d'affari della prostituzione denominato escort service; in questo stesso momento, mentre state leggendo queste pagine, potete andare su Zonadivas.com e contattare una donna di quei paesi. Ma come fa un cliente a sapere se quella donna è là di propria volontà o se invece è schiava di una rete di trafficanti che la controlla con debiti non restituibili, minacce e isolamento? Non c'è modo. Perché chi gestisce il giro in questione, dopo l'arresto dei propri capi, si è reso conto che se voleva continuare a far circolare le donne nei circuiti del sesso a pagamento doveva cavalcare l'onda della prostituzione "consentita". (p. 165)

Nelle case in cui vengono alloggiate le vittime si fa largo uso di pornografia e film erotici per creare una cultura di accettazione e normalizzazione dello sfruttamento. Gli schiavisti convincono le donne che il sogno di diventare pornostar sia per loro naturale e realizzabile. Così le portano a credere che lo sfruttamento sarà solo temporaneo e che presto potranno diventare donne famose e libere nell'industria del sesso, che per loro è l'unica scelta possibile. I trafficanti giurano e spergiurano di addestrarle a diventare le migliori e che, una volta raggiunta una posizione di potere, saranno in grado di scegliere [qui la la Cacho si riferisce a un giro di tratta all'interno di un circuito di lusso da lei scoperto perché una vittima di cui racconta tutta la storia si era rifugiata al CIAM] (p. 153)

Martins, come molti altri trafficanti, sa quanto è importante mescolare donne che si considerano professioniste della prostituzione a vittime schiavizzate. Mentre le prime hanno già ripagato i propri debiti e rimangono nel ramo con libertà di movimento, le altre sono sottomesse con minacce, non hanno i documenti e sono passibili di estradizione in qualsiasi istante. [si riferisce a Raul Martins, ex agente dei servizi segreti della dittatura argentina e re dei locali- bordello di lusso prima in Argentina, attualmente a Cancun e Playa del Carmen] (p. 146)

Un agente mi fissa con gentilezza e mi offre un visto giornaliero per attraversare il ponte. Scuoto la testa e gli domando se è al corrente delle atrocità di cui si macchiano i militari birmani contro donne e bambine, della prostituzione coatta e dei massacri. "Sì, terribile, terribile, qui è un reato", risponde. Sorrido appena e butto fuori l'aria per liberare i polmoni dalla paura, ma l'uomo prosegue:"Però sa, Madame, a molte di loro piace, quelle ragazze sono molto prostitute, ci provano gusto." La sua voce ha un tono involontariamente cinico, come quella dei milioni di uomini che, in ogni angolo del mondo, ripetono fino alla nausea la solita solfa: che sono le schiave a mettersi in condizione di schiavitù e che loro, clienti potenziali o effettivi, non possono far altro che cedere al desiderio delle schiave. (p. 135)

Se siete in cerca di spiegazioni semplici in queste pagine non ne troverete. La cosa più difficile è intuire le forme assunte dai confini tra ciò che è lecito e ciò che è illecito all'interno di un'economia globale. In ambito criminale, come in ambito politico, i confini sono invisibili, flessibile e permeabili. (p. 65)

In tutto il pianeta stiamo assistendo allo sviluppo di una cultura che tende a rendere normali il rapimento, la sparizione, la compravendita e la corruzione di bambine e adolescenti, allo scopo di trasformarle in oggetti sessuali da affittare o vendere; una cultura che per di più promuove la mercificazione dell'essere umano come fosse un atto di libertà o progresso. Soggiogate da un'economia di mercato disumanizzante, che ci è stata imposta come destino inelittabile, milioni di persone considerano la prostituzione un male minore e scelgono di ignorare lo sfruttamento e i maltrattamenti che comporta, insieme a un sempre maggior potere del crimine organizzato, dove più dove meno nel mondo intero. (p. 10)

Negli ultimi quindici anni il tema del riscatto delle vittime dalla tratta, soprattutto di chi è stata sottomessa alle reti dello sfruttamento sessuale e dell'abuso infantile, ha ricevuto una forte attenzione mediatica. Tuttavia in molte parti del mondo la tratta continua a essere utilizzata per mettere in scena una spettacolarizzazione poliziesca morbosa, piena zeppa di epiteti e aggettivi moralistici che non fanno altro se non inorridire la società e distaccarla da un tema che le appare del tutto lontano e isolato. In diverse occasioni le forze dell'ordine hanno manipolato i mezzi di informazione, e la società in generale, facendo passare per salvataggi le retate nei bordelli in cui si commettono abusi sulle donne. In realtà non sono altro che semplici arresti, spacciati per operazioni in difesa dei diritti umani. Alcuni membri delle forze di polizia di nazioni quali Stati Uniti, Messico, Spagna, Turchia, Francia, Sudafrica, Colombia e Giappone trattano le vittime come illegali e violano pressocché tutti i loro diritti. Sebbene ciò poco a poco stia cambiando, rimane indispensabile un'analisi seria che individui le circostanze nelle quali la polizia agisce in base a una doppia morale e a pregiudizi sessisti pur di trasmettere un'immagine di efficienza, e quelle in cui invece si comporta correttamente, avendo ricevuto un addestramento adeguato. "( p. 300-301)

E' chiaro che il mondo del commercio sessuale è contrario all'apertura di un mercato libero nel quale le donne adulte che scelgano di vendere le proprie prestazioni sessuali un tanto all'ora o al minuto, come argomenta Lamas, possano farlo tutelando la propria salute e pagando le tasse. Questa attività economica è strutturata in modo da facilitare il controllo e lo sfruttamento. Da un lato, fornisce agli uomini di tutto il mondo quello che donne e adolescenti si negano a dare liberamente - sesso senza regole, con obbedienza e sottomissione - e, dall'altro, arricchisce pochi alle spalle di molti. Pecca di ingenuità chi crede che legalizzando la prostituzione le mafie abbandonerebbero gli affari legati allo sfruttamento sessuale di donne, adolescenti e minori a livello transnazionale. (p. 290-291)

Un filosofo che da un'università elitaria della Gran Bretagna pontifica sulla libertà di prostituirsi è quasi sempre incapace di capire le conseguenze delle sue asseverazioni sulle persone reali che nelle reti della prostituzione patiscono grandi violenze, non solo sessuali, ma anche razziali e di genere. Si tratta di una violenza strutturale, le cui radici sono profondamente misogine e i cui risultati hanno effetti individuali e collettivi. All'estremo opposto, lo stesso discorso è applicabile a una religiosa cattolica o cristiana che riscatta giovani donne che si prostituiscono. Generalmente, lei e le sue sorelle hanno seri problemi ad accettare la sessualità come qualcosa di sano. La loro rabbiosa prospettiva abolizionista si fonda su pregiudizi, paure e valori ortodossi che non lasciano alcuno spazio al dialogo, neppure con le stesse vittime, alle quali quasi sempre impongono riflessioni religiose dogmatiche, finendo per occultare le complessità dell'ipersessualizzazione vissuta dalle vittime in un contesto di profonda sindrome da stress posttraumatico. (p. 285)

Nel centro congressi Sands, del Nevada, l'industria del sesso organizza ogni anno una fiera che richiama 22.000 presone: la Adult Entertainment Expo (Fiera dell'intrattenimento per adulti). Durante l'edizione del 2009 proprietari di postriboli, amministratori e produttori di pornografia hanno partecipato a un corso di tecniche di vendita e strategie di mercato. Al termine, due imprenditori messicani, tre di Singapore, una colombiana operante a Tokyo e uno dei più potenti proprietari di centri per massaggi di New York e Chicago si sono riuniti in una suite per scambiarsi biglietti da visita e concludere accordi mirati a rinnovare le proprie reti operative e "di reclutamento di nuove ragazze". La fonte presente all'incontro mi ha confidato che la colombiana propose ai partecipanti di allearsi per aprire un'agenzia di viaggi a Chicago con filiali nei rispettivi paesi, con lo scopo di facilitare l'internazionalizzazione degli spettacoli con le loro ragazze. Alcuni dei corsi organizzati in questa manifestazione sono: "Potere e influenza: la crescente presenza delle donne nell'industria dell'intrattenimento per adulti"; "Attività commerciali basate su modelli tecnologici: i modelli che occorre conoscere"; e "Come creare le migliori squadre di vendita: educazione sessuale per il tuo staff". Uno dei più celebri è il seminario legale di Arthur Schwarts, al quale partecipano rispettabili membri della polizia e avvocati per spiegare le nuove normative e come rispettarle. Nel frattempo, nei corridoi, i veri mafiosi si accordano su come evaderle. Nella manifestazione convivono fianco a fianco i semplici appassionati, che vedono l'industria del sesso come una fonte di educazione alla liberazione del proprio erotismo, e i trafficanti nazionali e internazionali che approfittano della libertà creativa per vivere della schiavitù distruttiva. Chiunque si azzardi a mettere in discussione queste mafie e i loro legami con l'industria sessuale mainstream, incorre in un'ondata di attacchi da parte di chi crede che cose del genere - come la pornografia snuff realizzata sfruttando vittime di Ciudad Juarez, Tijuana e Thailandia - siano solo fantasticherie". (p. 261-262)