venerdì 30 settembre 2011

Come tornare indietro di cinquant'anni

Da un po' di tempo ho notato la grande diffusione in articoli di giornali e portali online, in affermazioni di opinionisti e nella letteratura per teenagers, di una sorta di apologia e normalizzazione della prostituzione femminile, come se si trattasse di una manifestazione di libertà sessuale e nel contempo di furbizia consistente nel "far fruttare la fortuna su cui sei seduta". Sì, ho trovato scritto proprio così, non ricordo dove.

Un esempio particolarmente scioccante mi è venuto dalla lettura qualche giorno fa sul "Corriere dell'Università job", un mensile che arriva nel mio ateneo, di un articolo che mostra la prostituzione delle studentesse come una simpatica e più remunerativa alternativa ai vecchi lavoretti part-time:

Ecco due passi particolarmente "illuminanti":

"Diverso è invece quando le incontri su internet, quando raccontano di volersi aprire a nuovi incontri perché hanno bisogno di pagare l’affitto anche questo mese o perché hanno semplicemente capito che il divertimento a volte paga. Di mattina sono testa, di sera quando si collegano in chat o lasciano annunci e foto in siti creati apposta per loro, diventano corpo."

"Non dimenticare che come sugar baby parte di ciò che offri risiede in una relazione leggera e divertente, scevra di conflittualità. Una delle principali ragioni per cui si cercano le sugar babies è il sollievo di una donna che ti allontani dallo stress."

Quest'ultimo brano è preso dal decalogo di Brandon Wade (interamente pubblicato dal giornale) un uomo che negli Stati Uniti ha creato un sito (e ci si è arricchito) che è un vero e proprio bordello online e a cui il giornale non si preoccupa di fare indiretta pubblicità, nonostante in Italia sfruttamento, favoreggiamento e induzione alla prostituzione siano (ancora?) reati.

Del resto, che esista lo sfruttamento anche nell'ambito della prostituzione studentesca è confermato dalle cronache quotidiane ( che purtroppo sfuggono ai più) come in questo articolo:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/06/18/news/reclutavano_prostitute_tra_le_studentesse_bologna_arrestati_due_sfruttatori-17879296/

Dei due brani sopra faccio notare solo una cosa: come viene presentata oggi la sessualità e il ruolo femminile, nonostante la rivoluzione femminista e le grandi conquiste che ci sono state verso la parità socio-economico-culturale. Per una giovane ragazza a quanto pare dovrebbe essere addirittura motivo di divertimento intrattenersi - invece che con uno o tanti uomini che la attraggano - con un vecchio o maturo signore facoltoso non cercato da lei per attrazione fisica, ma subendo il suo corpo dietro compenso monetario. Addirittura, questo significherebbe per lei "diventare corpo". Insomma, ancora una volta il corpo femminile visto come inerte oggetto del desiderio, non capace e desideroso di soddisfazione soggettiva. E quale deve essere alla fine il suo ruolo? Essere di sollievo a un uomo ricco allontanandolo dallo stress, secondo l'illuminante pensiero di Wade. Non quindi reclamare il proprio diritto - nell'ambito di una crisi economica che si sta facendo pagare particolarmente alle giovani donne - a un lavoro ben retribuito che la renda autonoma e le faccia dispiegare il proprio talento. Ma, ancora una volta, far dipendere il proprio mantenimento, sia pure per gli svaghi e il lusso da un uomo o tanti uomini che siano, loro sì detentori di loro proprie ricchezze.

E questa sarebbe la modernità, la libertà sessuale contro ogni moralismo bacchettone?

Come più di cinquant'anni fa, come se la storia non fosse mai andata avanti, questi signori insomma mostrano di ritenere ancora la sessualità e il corpo della donna, semplici strumenti di servizio per l'unico desiderio che conta, quello maschile. Da che mondo patriarcale è mondo, la donna è sempre stata mutilata della sua propria sessualità, diventando o casta sposa vergine fino al matrimonio o prostituta e quindi addetta per lavoro o costrizione al piacere maschile, per contratto soffocando ogni necessità del proprio corpo.

Ci sarebbe quasi da ridere – seppur amaramente - se non fosse in atto una strategia mondiale del capitalismo neoliberista globalizzato per aumentare il giro d’affari dell’industria del sesso, come si legge nell'interessantissimo "Prostituzione:globalizzazione incarnata" di Richard Poulin che sto leggendo in questi giorni. Interi stati dell'Africa, America latina, Sud-est asiatico, Europa dell'est, impoveriti o indebitati e divenuti ostaggio del Fondo monetario internazionale, basano ormai una notevole parte delle loro economie sulla prostituzione e sulla tratta di donne e bambine/i, nonostante l'adesione formale ai protocolli internazionali anti-tratta. Così da togliersi di mezzo il problema dell'occupazione femminile e contemporaneamente ricavando enormi profitti dalla mercificazione del corpo delle donne. Come è facile immaginare, le potenti multinazionali del sesso hanno tutto interesse al mantenimento di una condizione femminile arretrata e inferiore dal punto di vista economico, dell’ istruzione e della percezione sociale. Checchè se ne dica - accostando prostituzione e libertà delle donne - la stragrande maggioranza delle donne reclutate da questa industria provengono infatti dai paesi in cui la condizione femminile è più arretrata, la violenza sessuale è più diffusa e le ragazze, reclutate in età sempre più giovane, spesso spinte o vendute dalle proprie famiglie, scoprono di frequente prima la violenza del bordello che la loro propria sessualità. Questo è il vero volto della mercificazione del corpo della donna e penso che noi occidentali abbiamo una grande responsabilità, noi che potremmo agire, noi che dovremmo avere gli strumenti per farlo. Se forse troppi colpevoli intellettualismi non impediscano ormai persino di vedere la realtà per quella che è.

giovedì 22 settembre 2011

Il mito delle case chiuse

Uno dei motivi che mi hanno portato ad approfondire il tema della prostituzione e dell'industria del sesso fino a pensare di metterci su un blog, è stata l'impossibilità di rispondere ai luoghi comuni che sentivo dire intorno a me ogniqualvolta saltava fuori l'argomento.
Uno di questi, uno dei più inossidabili: "Oggi c'è un grande squallore con la prostituzione di strada. Tutta colpa del fatto che hanno chiuso le case di tolleranza. Bando alle ipocrisie, andrebbero riaperte. Prima di tutto per il bene delle ragazze".
Sì, come no.
In verità, in tutte le letture che sto facendo, in tutte le inchieste sull'industria multinazionale della prostituzione emerge come gli ambienti al chiuso siano se possibile ancora più pericolosi per chi vi è sfruttata, che vi è spesso letteralmente segregata, con molte meno possibilità di fuggire o di intercettare qualche organizzazione antitratta.
Nel caso che poi i bordelli siano gestiti dallo stato non è per questo garantita nei fatti maggior tutela rispetto a pratiche violente o malattie a trasmissione sessuale. Una dimostrazione ne è quanto accade nei bordelli statali turchi descritti da Lydia Cacho nella sua inchiesta (tra l'altro il governo turco, proprio perché ci guadagna sopra, addirittura perseguita le ONG che operano in favore di chi vuole sfuggire agli sfruttatori) oppure, andando un po' ad approfondire, proprio ciò che accadeva nelle tanto celebrate - anche da intellettuali e artisti di sinistra - case chiuse italiane, in cui i controlli sanitari erano solo una formalità e rivolti solo alla presunta tutela del cliente e in cui per converso le donne erano schedate e marchiate a vita, oltre ad essere devastate nel corpo e nella mente.
Una cosa in comune hanno le prostitute di ieri e di oggi: per la massima parte vengono da condizioni di marginalità e povertà estrema e da società che si basano sull'inferiorità socio-culturale-economica della donna.
Metto qui il link a un interessante articolo del '98 di Emanuela Scuccato apparso su Rivista anarchica e che ci riporta agli anni della senatrice Merlin a partire dalla pubblicazione nel 1955 del libro curato da Lina Merlin e Carla Barberis "Lettere dalle case chiuse".
Riporto anche alcune citazioni dell'articolo:

E allora perché battersi, nel '48, per chiudere le case di tolleranza? e oggi, 50 anni dopo, perché tornare a ribadire le stesse cose: che i casini non possono essere riaperti; che la si deve smettere, una buona volta, con questa ipocrisia dei cosiddetti "parchi dell'amore"; che...? Ma quale amore? Di che amore si sta parlando quando si parla di prostituzione? Tutte le donne che hanno scritto alla Merlin e alla Barberis, sia quelle favorevoli che quelle contro le Case, si sono definite dal di dentro "carne da Maciello" (Lettera N.55). Ci si può credere. Perché al di là della letteratura, del cinema, dell'arte in generale, che hanno fatto spesso del bordello un luogo "mitico", la realtà raccontata da "quelle signorine" è ben diversa.

Nelle case di tolleranza dell'Italia del dopoguerra, politicamente "immacolata", sulle strade dell'Italia di oggi, di tutt'altro orientamento politico, c'erano e ci sono soprattutto donne in mano alle multinazionali della prostituzione. Ci sono le stesse umiliazioni di sempre, le stesse botte, lo stesso disumano sfruttamento, lo stesso "farsi" per poter vendere il proprio corpo senza stare troppo male. C'è anche la morte, spesso. In compenso c'è più scelta per i clienti: slave, nigeriane, albanesi... E poi il top della trasgressione: i "trans". È curioso come a rileggere vecchi libri e vecchie carte salti sempre fuori, anche a proposito della mercificazione del sesso, l'esercito, la guerra. "L'origine della regolamentazione [del meretricio n.d.r.] che data dal 1802 in Francia e fu estesa in altri paesi d'Europa negli anni successivi, va ricercata in effetti nel presupposto che essa rappresentasse un mezzo di profilassi antivenerea per preservare gli eserciti", scrive Lina Merlin nella sua prefazione alle Lettere.

La questione della prostituzione è molto complessa, si diceva, e i livelli di lettura e interpretazione del fenomeno molteplici. Di una cosa, però, sono sicura. Che proprio perché "responsabile per la prostituzione è l'inferiorità economica e sociale della donna" (Emma Goldman), lo Stato non può in alcun modo entrarci.

La soluzione, se soluzione potrà mai esserci, sta in noi. Nella nostra capacità di parlarne apertamente. Di tornare a riflettere sulla sessualità in modo libero. Sta nel nostro desiderio di conoscerci. E di ri-conoscerci, reciprocamente. Sta nella voglia di riappropriarci dei nostri corpi. E del nostro piacere.


giovedì 15 settembre 2011

Cose dell'altro mondo!!


Sono finalmente riuscita a ordinare l'ultimo libro di Isoke Aikpitanyi "500 storie vere", inchiesta ben documentata sulla tratta delle donne nigeriane in Italia, di cui parlavo anche qui.
Qualche giorno fa ho visto il film "Cose dell'altro mondo" che ha fatto tanto discutere, una commedia in cui si immagina una situazione surreale: la scomparsa di tutti gli immigrati da un paese del Veneto in cui domina una diffusa mentalità razzista. Scomparsa che poi sembra propagarsi a tutta l'Italia, ripercuotendosi in modo devastante sull'economia e sulla vita di tutti i giorni di una società che prima di allora considerava gli immigrati nella migliore delle ipotesi con indifferenza, pur sfruttandoli per i lavori più umili e malpagati.

Personalmente il film non mi è dispiaciuto nel suo complesso, ma sono rimasta colpita profondamente dalla grande superficialità con cui viene presentata la prostituzione delle nigeriane. Neanche un accenno al fatto che sono portate in Italia (e in Europa) con l'inganno e la violenza, che sono sfruttate da mafiosi senza scrupoli con la connivenza delle nostre mafie, nell'acquiescenza generalizzata delle istituzioni, che subiscono violenze terribili da parte dei clienti, dei trafficanti, delle "maman", che spesso sono uccise e che la loro morte non riceve giustizia alcuna.
Non è una giustificazione il fatto che si tratta di una commedia, perché avrei visto molto più coerente a questo punto non inserire affatto nel film un crimine che non può far ridere nessuno.

Il film si limita a dipingere un quadretto edulcorato in cui si mostra una dolce prostituta sottomessa in buoni rapporti col suo cliente e il suo lavoro in Italia ne emerge come un lavoro come un altro, un servizio necessario per lo sfogo sessuale degli uomini italiani che si ritrovano le mogli sempre col mal di testa. Viva i luoghi comuni!
Questo mi sembra un segnale preoccupante, molto preoccupante. Non capisco come si sia potuta commettere una tale omissione e una pericolosa implicita pubblicità del consumo di sesso con le schiave nigeriane, presentata come "normale" e innocua.
Vergogna, dico vergogna, non mi viene altro.

venerdì 2 settembre 2011

Un libro scritto con i nervi e col sangue


Non avevo mai parlato in pubblico prima di allora e avevo sempre temuto di ritrovarmi di fronte a degli intellettuali o a una folla di persone eleganti. Allora, mi buttai. Cominciai a ricordare la condizione delle donne, soprattutto in Cambogia, la mia vita, quella delle ragazze rinchiuse nei bordelli. Il detto popolare afferma che la prostituzione è il mestiere più antico del mondo e che si fonda su uno scambio: il piacere verso il denaro. Volevo smentire con tutte le mie forze quel tragico camuffamento della realtà, che nasconde la disperazione delle ragazze su cui si esercitano tremende violenze.

da "Il silenzio dell'innocenza", Milano, Corbaccio, 2006, p. 82

"Il silenzio dell'innocenza" di Somaly Mam è un libro che sconvolge, perché è uno di quei libri veri, scritti col cuore, con l'urgenza di riversarci la propria verità e la propria anima, anche la propria rabbia, anche il politically uncorrect. E' un libro scritto da una vittima dello sfruttamento e della violenza sessuale che ha deciso di riversare la disperazione dovuta al male subito nel salvare ragazze come lei e nel dar loro la possibilità di sanare le proprie ferite (ma guarire del tutto è impossibile) e di costruirsi un futuro.Proprio per la sua verità questo libro ti trasporta e ti immerge dritto in una realtà che generalmente sentiamo troppo lontana, come se - a torto - non ci riguardasse. Ti senti come se fossi stato sul posto e in un certo qual modo avessi conosciuto quei volti, quelle sofferenze, quelle vite ingiustamente spezzate.. Devo ammettere che ho pianto mentre lo leggevo e ho sentito ancora più forte l'urgenza di fare qualcosa.

La storia di Somaly Mam, per chi non la conoscesse, è quella di una ex vittima di tratta e prostituzione forzata nonché di innumerevoli stupri a partire dall'età di 12 anni, che ha messo su insieme al marito francese un'organizzazione partita con poco nel 1996 e che è poi diventata la più grande del sud-est asiatico che si occupi di questo problema:l'AFESIP. Questa organizzazione ha oggi sedi in Cambogia, Vietnam, Thailandia, Laos. Esiste inoltre la Somaly Mam Foundation, negli Stati Uniti, che mira a dare respiro internazionale alla lotta alla tratta. L'AFESIP Cambogia fornisce accoglienza, assistenza giudiziaria (che in Cambogia è difficilissima essendo un paese completamente corrotto in cui spesso la polizia copre gli sfruttatori e i giudici assolvono sistematicamente gli stupratori incolpando ragazze e bambine), possibilità di lavoro (sartoria, parrucchiere, lavoro nel campi), percorsi di reinserimento in famiglia e di rimpatrio per le ragazze straniere, specie vietnamite, percorsi di educazione sessuale per gli uomini.

Ovviamente non è tutto facile: gli operatori e Somaly Mam ricevono minacce quotidiane e nel libro si racconta anche di tanti fallimenti e in particolare dell'impossibile liberazione delle tante ragazze chiuse nei grossi bordelli, quelli frequentati dai politici di cui non si possono fare i nomi. L'eroismo di Somaly Mam colpisce tanto e lei stessa afferma che non potrebbe condurre una vita del genere per sua scelta se non avesse conosciuto sulla sua pelle cos'è l'inferno.

Trovo che sia importante leggere le parole di una vittima per capire questo fenomeno. E' difficile che queste ragazze parlino, come dice Somaly Mam, perché spesso non hanno studiato, perché sono provate e chiuse nel loro silenzio, perché si sentono finite e senza via d'uscita.

Questo libro dovrebbero leggerlo tutti, a mio parere. Pur se parla di luoghi lontani, di violenze particolarmente efferate - in un paese dove è realtà quotidiana la vendita ai bordelli delle bambine povere anche di 4-5 anni - a ben guardare ci si accorge che situazioni simili sono anche qui, nella nostra bella Italia che fa finta di non vedere ciò che accade alle tante ragazze nigeriane, moldave, rumene, albanesi, ecc.. spesso e volentieri minorenni vittime di tratta e di sfruttamento sessuale e di terribili violenze. L'Italia che tratta la prostituzione come un problema di decoro urbano oppure come regno delle libertà individuali degli "adulti e consenzienti "senza saper andar oltre l'apparenza.

Inoltre, non dimentichiamo i tanti italiani che proprio nel Sud-Est asiatico, Cambogia inclusa, ma non solo (anche America Latina, Europa dell'Est) si recano a fare turismo sessuale, facendosi complici di tutti questi orrori. Riporto qui un articolo su questo tema dove si sottolinea come solo in minima parte si tratta di veri e propri pedofili, al contrario di quanto si pensa generalmente:
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/08/19/news/turismo_sessuale_il_mercato_delle_bambine_dal_sud_est_asiatico_all_america_latina-20607104/index.html?ref=search

Concludo dicendo che guardare in faccia l'orrore più profondo a cui può portare la concezione della donna come di un oggetto, del suo corpo e del suo sesso come una merce da cui trarre profitti, sia fondamentale per capire perché questa concezione vada combattuta in tutte le sue manifestazioni che non sono mai innocue, come a volte sembra. Trovo lodevole anche sotto questo aspetto qualsiasi battaglia venga condotta contro il sessismo - anche ad esempio le numerose campagne delle blogger sulla pubblicità sessista e sulla rappresentazione mediatica del corpo delle donne come oggetto sessuale. Il cambiamento vero - ne sono convinta - si gioca sul piano culturale, dell'educazione sessuale, oltre che ovviamente nella lotta per il miglioramento delle condizioni economiche e delle opportunità per le donne.

venerdì 12 agosto 2011

Stop child sex tourism


Segnalo questa iniziativa dalla Svizzera per combattere il turismo sessuale a danno di minori, in cui purtroppo - come evidenziato dalle statistiche delle associazioni che lo combattono come ECPAT- gli italiani hanno un triste primato in molti paesi come Brasile, Colombia o Kenya.

Sul sito si può trovare un modulo di notifica in cui è possibile segnalare ogni caso sospetto di abuso sessuale su minori. Il modulo è presente anche in versione italiana.

Questo è il video di presentazione del servizio:

http://stopchildsextourism.ch/web/it/category/rubriken/download-film

Il turismo sessuale è ben presente in molti paesi dell'Asia, America Latina, Africa, Europa dell'Est e si alimenta della miseria delle popolazioni locali e soprattutto della voglia di facili guadagni - da capogiro - degli affaristi locali e a volte anche dei locali governi che si reggono su questa "industria" e non mettono le popolazioni, specie femminili, in condizioni di poter studiare, crescere, scegliere per la propria vita, difendere e vivere la propria sessualità.

Il turista sessuale poi è solo in minima parte un vero e proprio pedofilo (dalle statistiche di ECPAT del 2008, il 3%) per la maggior parte si tratta di persone - in larga maggioranza uomini anche giovani - in cerca di esperienze "estreme" oppure in viaggio d'affari.

Sono certa che la crescita della domanda di turismo sessuale si nutra soprattutto di una certa "normalizzazione" del mercato del sesso nell'immaginario collettivo, nei messaggi dei mass-media, come se fosse un aspetto qualunque dell'esercizio della sessualità, e dall'altra parte un "lavoro come un altro", ignorando del tutto cosa ci sia dietro quel "mercato", le vite spezzate di tante giovanissime che subiscono enormi danni psicofisici.

E' la logica del "lì così vivono", "lì si usa così", in fondo stanno là per loro scelta, altrimenti morirebbero di fame. Ma sì, si sentono persino dei benefattori, come ad esempio si vede in alcune interviste condotte da Lydia Cacho.

Il relativismo e il liberismo selvaggio odierno hanno fatto molti danni, a mio parere, se si giunge in alcuni casi a legittimare la violenza sessuale ripetuta su ragazze/i sempre più giovani, nascondendosi dietro al discorso del denaro e del consumo. Come se lo scambio monetario potesse giustificare ogni cosa, anche l'annientamento psicofisico di un essere umano, come se consumare ed esercitare il proprio desiderio sessuale a prescindere dall'altra/o fosse una nuova religione della libertà e non la forma più vergognosa di riduzione in schiavitù del nostro tempo.

giovedì 11 agosto 2011

Rassegna stampa - 3


Dopo un po' di tempo in cui mancava ecco una nuova rassegna stampa, che vorrei far diventare un appuntamento fisso, magari bimestrale con un approfondimento mensile su una singola notizia. Premetto che le notizie sui giornali non mi convincono mai del tutto perché sono spesso molto scarne e mostrano anche l'ignoranza e gli stereotipi con cui viene affrontata la questione della prostituzione, presentata quasi sempre come questione di decoro urbano e ordine pubblico o come fenomeno di colore e glamour e magari con la strizzatina d'occhio al vouyer di turno con le immancabili foto delle ragazze. Mi piacerebbe invece leggere almeno qualche volta delle inchieste approfondite che mirino a smascherare l'intero giro d'affari transnazionale con connivenze, collaborazioni, intrecci di interessi che è l'asse portante di questo fenomeno.
Stavolta ci sono molte notizie per cui mi limito a raggrupparle e per comodità le ho prese tutte da Repubblica (ma su questi argomenti noto che un giornale vale l'altro).

La notizia che mi sembra più importante riguarda il rapporto ombra sui 30 anni dall'applicazione della CEDAW presentato all'ONU, che sulla prostituzione e tratta sottolinea come la modifica legislativa del 2009 abbia ridotto la possibilità di richiedere un permesso di soggiorno e uscire così dalla schiavitù per le immigrate vittime di tratta. Inoltre si denuncia il disegno di legge n.1079 che introdurrebbe il reato di prostituzione di strada, costringendo le donne a esercitarla al chiuso, favorendo così ancora più la tratta. Ecco l'articolo:
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/07/13/news/i_punti_critici_del_rapporto-ombra_rappresentati_alle_nazioni_unite-19091277/index.html?ref=search

Trovo davvero allucinante preoccuparsi solo della prostituzione in strada, palesando un'idea del fenomeno come "fastidio" per i cittadini "perbene", da tenere lontano dagli occhi. Negli articoli seguenti potete vedere una esemplificazione delle diverse "brillanti "posizioni, di chi vuole rinchiudere le prostitute in zone a luci rosse e chi invece - come Alemanno - vuole che chi si prostituisce in strada venga criminalizzato, fino alle vere e proprie violenze contro le prostitute di cui si fanno protagonisti nostri concittadini preoccupati della loro sicurezza e della "decenza".
Non quindi una seria lotta agli sfruttatori, alle mafie straniere e italiane, agli affaristi della pasta di Mora e Fede e giù di lì, ma una criminalizzazione indiscriminata che non distingue tra vittime e carnefici - anzi si accanisce solo contro le vittime - per di più non preoccupandosi per nulla di ciò che succede lontano dagli occhi, basta che non si veda.


http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/29/news/prostituzione-19770120/index.html?ref=search

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/un_quartiere_dell_eros_a_prato_per_confinare_la_prostituzione-18139045/index.html?ref=search

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/contro_la_prostituzione_chiudete_via_sampierdarena-19300997/index.html?ref=search

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/vuvuzelas_e_petardi_contro_le_lucciole_singolare_protesta_per_4_giorni_nel_savonese-19287521/index.html?ref=search

E intanto fioccano le notizie sui giri di prostitute bambine - soprattutto immigrate rumene - costrette a prostituirsi non solo - certo - in strada ma anche in appartamenti:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/07/29/news/ragazza_si_sveglia_dal_coma_e_fa_arrestare_i_suoi_sfruttatori-19776882/index.html?ref=search

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/08/10/news/facevano_prostituire_delle_minorenni_fermata_una_coppia_di_nomadi-20250565/index.html?ref=search

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/prostituzione-19455620/index.html?ref=search

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/20/news/minaccia_e_drogava_prostitute_in_manette_palestrato_romeno-19366864/index.html?ref=search


http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/07/04/news/prostituzione_11_arresti_a_massa_sfruttavano_anche_minorenni-18632319/index.html?ref=search

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/28/news/operazione_minorenni-18328811/index.html?ref=search

E naturalmente l'altra faccia della prostituzione, dove non è più indecente, ma diventa roba glamour e per ricchi. Il processo di Berlusconi - le due modelle piemontesi accusano esplicitamente Fede di induzione alla prostituzione - e la Milano bene dove i night e le agenzie di modelle nascondono lo sfruttamento di escort dell'est Europa.

http://www.repubblica.it/politica/2011/07/11/news/udienza_ruby-18964283/index.html?ref=search

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/25/news/modelle-escort_da_500_euro_per_vip_sgominato_il_giro_della_milano_bene-19598882/index.html?ref=search

Per finire, un articolo sulla Cambogia e sulla denuncia di ECPAT riguardante il turismo sessuale e la prostituzione infantile. Lontano dagli occhi, a tanti chilometri di distanza i nostri uomini d'affari non si fanno alcuno scrupolo a comprare e filmare corpi di bambine, come se si trattasse di un souvenir del posto. Certo, l'importante è il decoro, i diritti umani cosa sono?
Sono storie di adulti che sfruttano l'innocenza di chi non può difendersi, ma anche di ragazzine abbandonate che non trovano altro modo per vivere. "Arrivando, mentre cercavo un ristorante per cenare - racconta Fabio Bellumore di Ecpat - , un uomo mi si è avvicinato e mi ha detto: 'Posso trovarti ragazzine giovanissime, di qualsiasi età'. Con queste parole mi dà il benvenuto la Cambogia".
"In seguito all'approvazione della legge del 2008 il fenomeno ha cambiato pelle: meno bordelli, troppo vistosi, e più locali camuffati da posti tranquilli. Qualcuno qui la chiama 'la democratizzazione, la normalizzazione della prostituzione', aggiunge Bellumore.


http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/05/02/news/cambogia_il_paese_dove_anche_la_verginit_diventa_una_merce_che_si_vende-15663132/index.html?ref=search





lunedì 1 agosto 2011

Dal punto di vista degli uomini


Da un po' di tempo volevo segnalare un contributo sul tema della prostituzione che mi sembra importantissimo: la sintesi dell'incontro tenutosi a Torino nell'ottobre 2010, dal titolo "Quell’oscuro soggetto del desiderio: immaginario sessuale maschile e domanda di prostituzione", organizzato dall'associazione Maschile plurale. L'incontro ha visto la partecipazione di uomini dell'associazione e di donne e uomini di associazioni che operano sul tema di prostituzione e tratta.

Il punto di vista degli uomini di Maschile plurale su questo tema così complesso è molto interessante a mio avviso perché - al contrario di quello che quasi sempre si fa - si dirige lo sguardo non su chi si prostituisce, ma su ciò che genera la domanda di prostituzione. Il diventare un cliente non è visto come qualcosa di eccezionale o di "anormale", ma ci si interroga invece sul collegamento tra il "normale" desiderio e immaginario maschile - un certo tipo di immaginario diffuso e dominante, ma certo non l'unico esistente - e la domanda di prostituzione. Si dice tra l'altro nell'introduzione ai lavori:

Ci interessa rilanciare altre possibilità del nostro essere maschi. Sono immagini ed esperienze di relazioni libere e non violente tra uomini e donne, di riconoscimento e di rispetto degli orientamenti affettivi e sessuali di ogni persona.
Senza giudicare né volere reprimere chi si prostituisce, poniamo invece agli uomini questa idea della domanda di prostituzione come un impoverimento delle relazioni sessuali, ridotte al consumo, alla mediazione del denaro e all’indifferenza.

Riporto qui due brani da un articolo di Stefano Ciccone e Andrea Caruso:

Ma anche la prostituzione, come la violenza tra i sessi non è un fenomeno estraneo da cui difenderci, parla innanzitutto di noi uomini, della nostra sessualità, del nostro immaginario sessuale, della nostra “normalità” della “nostra” qualità delle relazioni tra le persone da interrogare.

E non solo per le statistiche che, ipotizzando 9 milioni di “clienti”, parlano di una realtà largamente diffusa tra i circa 25 milioni di maschi adulti del nostro paese. Ma perché rimanda alla rappresentazione del corpo delle donne come oggetto da possedere, alla sessualità femminile come “sessualità di servizio”, priva di una propria soggettività, e del desiderio degli uomini ridotto a obbligo, sfogo, esercizio autistico di potere. Rappresentazioni che non riguardano solo il rapporto di prostituzione.

La rete di gruppi di uomini raccolta attorno a “maschile plurale” ha scelto quest’anno di svolgere il suo incontro nazionale a Torino misurandosi con questa realtà.

Parlare di prostituzione vuol dire parlare di noi. E della rappresentazione sociale della sessualità maschile e femminile, dell’idea di libertà che abbiamo, della possibilità di ricostruire una pratica collettiva di trasformazione di orientamenti culturali profondi e delle forme dominanti di relazione tra le persone.

La scelta è stata di non parlare “delle donne” che si prostituiscono ma di parlare “tra uomini” del loro rapporto reale o immaginario con la prostituzione, focalizzandoci non sul giudizio su chi si prostituisce ma guardando ai clienti e tentando di produrre analisi e riflessione oltre l’alternativa tra giudizio moralistico e indifferenza.

Questo cambio di punto di vista può aiutare a superare una contrapposizione tra riconoscimento dei diritti delle “lavoratrici del sesso” e contrasto alla tratta, che ha spesso impoverito la discussione e la capacità di ascolto reciproca ma anche la capacità di costruire una pratica sociale condivisa.

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Ma superare la stigmatizzazione sociale e “ascoltare” la domanda maschile di prostituzione non può significare proporre un’idea della libertà e della laicità come indifferenza reciproca in cui la sessualità è relegata a dimensione privata o affidata all’astrattezza e all’anonimato dello scambio economico tra adulti consenzienti.

È possibile riaffermare che la sessualità è un terreno d’indagine, di critica e di conflitto, che è possibile un approccio non moralista ma che ci consenta di superare quella magra consolazione che è la delega al mercato che legittima la compravendita di qualunque cosa, anche le relazioni tra le persone, in cui l’astrattezza e l’anonimato del denaro vengono assunti come condizione di libertà e reciproca autonomia.

La prostituzione di oggi si inserisce dunque in uno scenario che è quello mercificatorio del capitalismo, ma anche quello del patriarcato: un contesto grande e complesso in cui siamo immersi, che si è strutturato nell’arco di secoli, ma che è necessario sottoporre a critica.

In questa cornice vanno riconosciute soggettività e conflitti: vedere il potere anche in altre forme di relazione rivela certo la “normalità” della prostituzione, ma nel senso che chiede di rimettere in discussione tutto lo scenario delle relazioni e della sessualità.

Rinvio al sito di Maschile plurale per leggere una sintesi di tutti gli interventi, davvero interessantissima.