martedì 30 aprile 2013

La potente lobby dei prosseneti spagnoli



Pubblico una parte di un interessantissimo articolo di Maria Rossi che potete trovare qui pubblicato interamente sulla situazione  spagnola in relazione a tratta e prostituzione. 
In Spagna dal 1995 sono depenalizzati i proprietari dei  bordelli, non considerati sfruttatori, ed è stata avviata una regolamentazione della prostituzione al chiuso  ufficialmente con l’intento di combattere la tratta e le mafie.   Si sono moltiplicate le ordinanze locali che hanno autorizzato e regolamentato l’apertura di locali dove si esercita la prostituzione, multando invece pesantemente prostitute e clienti della prostituzione in strada,  emanate nel nome del “decoro urbano” e “civile convivenza”.  Si suppone che l’80% della prostituzione in Spagna oggi si svolga in luoghi chiusi. 
Di particolare interesse le notizie sulla potentissima Asociación Nacional de Empresarios de Locales de Alterne (ANELA), associazione di proprietari di bordelli costituitasi nel 2001, diretta fino al 2011 da un noto esponente dell’estrema destra spagnola xenofoba (José Luis Roberto Navarro, nella foto). ANELA esercita ormai da anni un’intensa azioni di lobbying sui governi centrali e amministrazioni locali con un ruolo attivo nella elaborazione delle ordinanze, ha intrecciato strettissimi rapporti con le istituzioni, compresi i corpi di polizia e – colmo dei colmi – si dichiara interessata alla tutela dei diritti delle prostitute e gestisce persino un numero verde antitratta!

I proprietari dei locali dove si esercita la prostituzione non percepiscono una commissione sulle transazioni sessuali, ma affittano le camere alle ragazze, richiedendo, per la pensione completa, un compenso che si aggira tra i 40 e gli 80 euro al giorno[1]. In tal modo,  possono rifuggire dall'accusa di lenocinio e proclamare la propria estraneità alla tratta. La realtà, però, è molto più oscura. Nei bordelli praticano rapporti mercenari molte ragazze vittime del traffico degli esseri umani e sono  i
i proprietari i responsabili del loro sfruttamento, non appena i trafficanti le hanno condotte in Spagna[2]. Osserva  il giornalista Joan Cantareno, che è riuscito a consultare documenti importanti e ad acquisire notizie di prima mano facendosi assumere dall'Associazione Nazionale dei proprietari di bordelli,: <<La maggior parte dei boss della prostituzione in Spagna sono persone senza scrupoli, che ricorrono all'importazione massiccia di donne, in maggioranza sudamericane, alle quali impongono  il pagamento di debiti scandalosamente elevati>>[3]. 
In molti casi sono gli stessi proprietari dei locali dove si praticano rapporti mercenari ad acquistare il biglietto aereo alle future prostitute, come rivela Lisa, una ragazza brasiliana intervistata  dalla conduttrice  di un'interessante inchiesta sulle case chiuse in Spagna trasmessa il 25 novembre 2012 dal canale francese M6. Avendo contratto con il proprietario  di uno dei più frequentati bordelli di La Jonquera: il Lady' s Dallas un debito di 7000 euro per l'acquisto del biglietto aereo, la ragazza è costretta a prostituirsi e non può abbandonare l'attività, malgrado dichiari di aver raggiunto il limite di sopportazione[4].  Il Lady's Dallas è stato recentemente oggetto di un'indagine della polizia che ha condotto ad individuare 215 ragazze romene vittime della tratta, costrette a prostituirsi, in condizioni di semischiavitù, per 12-14 ore al giorno,  sottoposte a minacce, violenze fisiche, stupri. I trafficanti sono originari della Romania[5].
[…]
Quanto è diffusa in Spagna la tratta a scopo di sfruttamento sessuale? Essa provocherebbe 50.000 vittime all'anno[6]. Si è asserito che l'80%[7]  della prostituzione straniera sarebbe coatta e frutto del traffico di esseri umani, mentre altre fonti riportano una percentuale del 90% o del 95% di ragazze che non praticano rapporti mercenari per scelta libera e priva di vincoli[8]: concetto più ampio del precedente. Anche senza voler considerare questi dati irrefutabili, resta il fatto che la percezione della diffusione della tratta, del lenocinio e della mafia è ben presente nelle stesse prostitute. Intervistata dal giornalista del canale francese M6, Victoria afferma che ne Le Paradise di José Moreno, dove si prostituisce, circola la voce che la maggior parte delle ragazze siano reclutate dalla mafia dei prosseneti, ai quali sono costrette a consegnare parte dei guadagni realizzati[9].
Nessuno stupore. Secondo fonti della Comisaría General de Extranjería , la mafia gestisce ben 4000 locali spagnoli dove si esercita la prostituzione[10]. Dato clamoroso, riportato anche da Lydia Cacho nel suo celebre testo Schiave del potere[11].
Esistono diverse prove della connivenza tra sistema giudiziario, politico, repressivo spagnolo e mafia dedita alla prostituzione.
Un caso eclatante è rappresentato dalla vicenda di José Moreno […] Malgrado il proprietario dei bordelli Eden ed Eclipse fosse accusato dei reati di riciclaggio, tratta a fini di prostituzione e prossenetismo, il Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna gli riconobbe nel 2010 il diritto di costruire un altro locale adibito alla prostituzione: il Paradise, a Jonquera,  nonostante la strenua opposizione della polizia locale e del sindaco, l'unico autorizzato dalla legge a concedere permessi di costruzione e licenze di esercizio[12].
La vicenda di José Moreno non costituisce l'unica prova dell'accondiscendenza e della benevolenza   che ispira gli intensi rapporti tra sistema istituzionale e sistema prostituzionale.
Un nucleo di proprietari di bordelli ha costituito nell'aprile 2001 l'Asociación Nacional de Empresarios de Locales de Alterne (ANELA), una lobby che esercita una considerevole influenza sui rappresentanti delle amministrazioni centrali, autonome e locali, con alcuni dei quali ha intrecciato amichevoli relazioni.
L'ANELA, alcuni dei cui associati sono definiti da Joan Cantareno, giornalista investigativo che, essendosi fatto assumere dal gruppo, ne ha potuto verificare le modalità operative, "siniestros personajes" e " auténticos delincuentes"[13] il cui curriculum criminale, osservano altri, non ha nulla da invidiare ad Al Capone[14], si proclama interessata alla tutela dei diritti delle prostitute ed ha persino istituito un numero verde per la denuncia della tratta[15]. Un autentico paradosso, analogo a quello che si riscontrerebbe se Emma Marcegaglia o Sergio Marchionne sollecitassero gli operai a presentare ai loro uffici esposti contro le condizioni di sfruttamento e gli incidenti sul lavoro che si verificassero nelle imprese metalmeccaniche.
Gli autentici obiettivi di ANELA sono però chiari ed esplicitamente dichiarati e consistono nella battaglia per ottenere la promulgazione di ordinanze locali e di una legislazione nazionale che autorizzi definitivamente e regolamenti i locali dove si praticano i rapporti mercenari e nella denuncia e nella lotta contro la concorrenza illegale rappresentata dalla prostituzione di strada e da quella che si esercita nei locali non abilitati (quelli che, evidentemente, non aderiscono all'associazione), che non offrirebbero le garanzie di serietà, sicurezza, pulizia ed igiene richieste a queste strutture[16]. Non è affatto casuale che questi intenti coincidano esattamente con l'orientamento espresso dalla miriade di Ordinanze cittadine che sanzionano con multe pesanti la prostituzione che si esercita nelle vie, ma non quella che si pratica nei locali.  Alla redazione dell'Ordinanza promulgata dal governo catalano nel 2002, del resto, ha partecipato il delegato di ANELA in Catalogna: Manuel Nieto Marín, avvocato e agente della polizia giudiziaria di Barcellona, figura che attesta, dunque, la commistione esistente tra incarichi istituzionali e cariche ricoperte nel mondo dello sfruttamento della prostituzione.
Non desterà alcuno stupore, a questo punto,  sapere che nel 2002 il Ministro dell'Interno del Governo (Generalitat) della Catalogna: Xavier Pomés ricevette un premio da ANELA, che ne concesse uno anche all'Unità Operativa Centrale della Guardia Civil per la sensibilità dimostrata e la collaborazione offerta alla lotta dell'associazione volta a normalizzare il settore: motivazione espressa dal valenziano José Luis Roberto Navarro,  all'epoca Segretario Generale dell'organizzazione. La cerimonia di premiazione si celebrò  nel comune galiziano di O Barco de Valdeorras, città natale  dell'allora presidente di ANELA: Pablo Mayo, uno dei maggiori imprenditori del sesso della zona. Il sindaco socialista del municipio officiò alla cerimonia e distribuì i premi. Partecipò alla manifestazione anche il primo cittadino di Petín: Xosé Vincente Soralat López, anch'egli esponente del PSOE.
Lo stesso giorno, una delegazione del consiglio di amministrazione di ANELA  fu ricevuta dalla Direttrice generale del Turismo della Galizia: María Antón  Vilasánchez,  su istanza del Presidente della Giunta Manuel Fraga, che si scusò, con una lettera inviata all'associazione, di non poter partecipare  all'incontro. Ebbe anche un colloquio con il presidente del consiglio di Orense in Galizia: José Luis Baltar del Partito Popolare[17].
ANELA svolge un'intensa attività lobbistica nei confronti del governo nazionale e di quelli locali, allo scopo di promuovere l'adozione di una legislazione sulla prostituzione analoga a quella catalana.   Nel dicembre 2011 il nuovo presidente dell'associazione Juan Carlos Martínez Antúnez incontrò il vice ministro degli Interni e presidente della Comunità di Madrid Luis Armada Martínez-Campos  e lo sollecitò a promulgare una legge che regolamentasse l'esercizio della prostituzione in  maniera analoga a quanto previsto dall'Ordinanza emanata nel 2002 dal collega catalano. Armada si  mostrò interessato alla proposta di ANELA tanto  da prevedere altri possibili incontri che sfociassero nella redazione congiunta di un decreto che disciplinasse la materia. Scopo dell'abboccamento era anche quello di influire, attraverso la comunità di Madrid, sul Governo di Mariano Rajoy, inducendolo a promulgare una legislazione nazionale che soddisfacesse pienamente le aspettative degli imprenditori del sesso[18].
ANELA sta esercitando analoghe pressioni sul Governo regionale di Aragona e di Murcia. Il suo obiettivo è quello di avviare una serie di colloqui con i rappresentanti di tutte le regioni, al fine di imprimere un consistente impulso al settore attraverso la regolamentazione[19].
Nel 2001 esponenti di spicco dell'ANELA, tra i quali il Segretario Generale Roberto Navarro e il Presidente Pablo Mayo, si compiacquero anche di essere stati ricevuti dal Direttore Generale della Guardia Civil, ( la polizia militare spagnola che si occupa della repressione della tratta): Santiago López Valdivieso[20].
Gli imprenditori del sesso intrattengono cordiali rapporti con tutti i corpi di polizia spagnola. Al giornalista del canale francese M6 José Luis Roberto Navarro dichiara di distribuire la rivista dell'associazione nei commissariati di polizia e di essere proprietario di un negozio di uniformi e distintivi militari e gestore di  una società che fornisce servizi di sicurezza  alle forze dell'ordine[21], oltre che ai locali aderenti ad ANELA: la Levantina de Seguridad. Questa impresa, che impiega vigilantes, spesso ex poliziotti, è stata condannata e denunciata in molteplici occasioni per aggressioni (ben 200 soltanto nel 2001) commesse dai suoi agenti  in discoteche e locali di divertimento[22]. Ciò nonostante essa continua a partecipare a gare pubbliche e a stipulare contratti con le amministrazioni locali, in particolare con quella di Valenza, dove ha sede. Nel 2002, nonostante le molte denunce accumulate per lesioni, le fu affidata la funzione di controllo del palazzo occupato dalle Direzioni territoriali del Lavoro e dei Servizi Sociali e il compito di vigilanza di un istituto scolastico[23]. Nel 2009 l'assessore alla Cultura di Terragona, il repubblicano Joan Manuel Tresserras ha attribuito  agli agenti di sicurezza dell'impresa il controllo dei monumenti della città[24].
ANELA intrattiene, dunque, ottimi rapporti con politici appartenenti a qualsiasi schieramento. Eppure, fino al 2011 era diretta da José Luis Roberto Navarro, fondatore del partito di estrema destra España 2000,  formazione di orientamento neofascista accostabile a FE-La Falange, e a  Fuerza Nueva e affine al Front national di Le Pen. Accusato più volte di incitamento all'odio razziale, organizzatore di manifestazioni contro gli immigrati, Roberto Navarro[25] non  si preoccupa di conciliare queste sue intolleranti convinzioni con la presenza nei bordelli di prostitute in grande maggioranza straniere, prive di permesso di soggiorno e,  di sovente, vittime della tratta, spesso praticata dagli stessi proprietari dei locali. Il suo socio nella Levantina de Seguritad è Manuel Salazar Aguado, simpatizzante di España 2000, avvocato di neonazisti, marito della figlia di un generale che si presume abbia partecipato al golpe spagnolo del 1981[26].
Concludo l'articolo ponendomi due domande.
Gli stretti rapporti che gli imprenditori del sesso hanno saputo intrecciare con le istituzioni  sono davvero compatibili con  la lotta tenace contro la tratta, il lenocinio e l'infiltrazione della mafia nei locali dove si esercita la prostituzione,  inclusi quelli associati ad ANELA?

Siamo sicuri che in Italia  una regolamentazione della prostituzione, auspicata da molti, ispirata al modello olandese, tedesco o spagnolo non produca effetti simili a quelli che si stanno registrando nel vicino Paese iberico, inclusa l'enorme espansione della mafia, della tratta e dello sfruttamento della prostituzione?



[1] Mónica Ceberio Belaza, Des bordels par milliers; cit. L'eldorado catalan du sexe discount, cit.; En Catalogne, des clients surtout français, <<Le Parisien>>, 18 marzo 2010, consultabile qui: http://www.leparisien.fr/societe/en-catalogne-des-clients-surtout-francais-18-03-2010-853122.php.  Il costo di un rapporto mercenario di mezz'ora si aggira, invece, intorno ai 60 Euro. Cfr. Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes; http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8.

 


[2] Des bordels par milliers, cit.
[3]  <<La mayoría de los jefes de la prostitución en España son «personas sin escrúpulos, que recurren a la importación masiva de mujeres, en su mayoría sudamericanas a las que aplican deudas indecentes». Los amos de la prostitución en España; Carlos Alós, Los amos de la prostitución, <<Levante el Mercantil Valenciano>>, 31-1-2007, http://www.antifeixistes.org/arxiu/altr88.pdf o http://www.apramp.org/noticia.asp?id=550 
[4] Intervista a Lisa, 13 minuto, Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes; http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8.
[5] Laure Moysset, 215 jeunes prostituées roumaines travaillaient en 'esclaves' au Dallas, <<L'Indépendant>>, 21 febbraio 2013, http://www.lindependant.fr/2013/02/21/215-jeunes-prostituees-roumaines-travaillaient-en-esclaves-au-dallas,1729517.php#Séquence_1; Antoine Krempf et Gaëlle Fontenit, Un réseau de proxénètes démantelé à la frontière espagnole, 21 febbraio 2013, <<France info>>, http://www.franceinfo.fr/faits-divers/un-reseau-de-proxenetes-demanteles-a-la-frontiere-espagnole-899039-2013-02-21
[6] La trata de mujeres, un problema "en la puerta de al lado", <<Público.es>>, 23 settembre 2011, http://www.publico.es/espana/397937/la-trata-de-mujeres-un-problema-en-la-puerta-de-al-lado
[7] Ibidem;  APRAMP,   Asociación para la prevención, reinserción y atención de la mujer prostituida, Fernando Del Busto, El 80% de la prostitución en España procede de la trata de mujeres, 25 novembre 2008, http://www.apramp.org/noticia.asp?id=794; España: El Gobierno ofrece ayuda jurídica a las víctimas de explotación sexual, http://www.alianzaportusderechos.org/article/espana-el-gobierno-ofrece-ayuda-juridica-a-las-vic/
[8] Numerose sono le fonti giornalistiche e i documenti che riportano questi dati. Ne cito solo alcune: UGT (Unión General de Trabajadores), La prostitución, una cuestión de género, 13 gennaio 2006, p.6,  www.ugt.es/informes/prostitucion.pdf; Un 90 % de las prostitutas en España ejerce la profesión por obligación, in <<20 minutos.es>>, 29 settembre 2007, http://www.20minutos.es/noticia/283181/0/prostitutas/estres/vietnam/; Prostitutas, inmigrantes y forzadas; <<El País>>, 18 agosto 2011, http://sociedad.elpais.com/sociedad/2011/08/18/actualidad/1313618406_850215.html; Marta González Vásquez, Explotación sexual, esclavitud del siglo XXI, cit.
[9] Colloquio del giornalista con Victoria, Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes; minuto 46, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8
[10] David Fernández, Las mafias de la prostitución dirigen 4.000 burdeles en España, <<20 minutos.es>>, 8-1-2008, http://www.20minutos.es/noticia/330503/0/mafias/prostitucion/burdeles/
[11] Lydia Cacho, Schiave del potere, Fandango, Roma, 2010, p.293.
[12] Accanto alle fonti giornalistiche indicate in questo ottimo articolo: http://consumabili.blogspot.it/2013/03/paradiso-per-trafficanti-di-donne.html, consiglierei di vedere il video di Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes;, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8, Intervista al sindaco di la Jonquera, minuto 40. Cfr. anche Le Paradise, maison close en Espagne, <<GQ. News>>, http://hommes.gqmagazine.fr/le-paradise-maison-close-en-espagne/
[13] Joan Cantareno  è autore di un libro ben documentato  su ANELA: Los amos de la prostitución en España; Carlos Alós, Los amos de la prostitución, <<Levante el Mercantil Valenciano>>, 31-1-2007, http://www.antifeixistes.org/arxiu/altr88.pdf o http://www.apramp.org/noticia.asp?id=550  . Tra gli associati di ANELA condannati o accusati di aver commesso reati possiamo ricordare Balbino García Caurel, proprietario di vari bordelli catalani, il prosseneta Manuel García, Juan Rueda Salto, condannato a due anni di carcere per la presenza di una minorenne nel Club Changó di cui è comproprietario, Marcos Montoya Fernández, proprietario di cinque bordelli nelle Baleari, a Valenza e a Cuenca, accusato di tratta di ragazze paraguaiane a fini di prostituzione e recentemente fuggito dagli arresti domiciliari cui era condannato in attesa di giudizio.  Los amos de la prostitución en España, http://alejandra-desde-mas-alla.lacoctelera.net/post/2009/06/26/los-amos-la-prostitucion-espana. Su Montoya Fernández cfr. Español que tenía medidas escapó antes de su juicio, <<Ultimahora.com>>, 15 febbraio 2012, http://www.ultimahora.com/notas/503759-Espanol-que-tenia-medidas-escapo-antes-de-su-juicio.
[14] Los amos de la prostitución en España, http://alejandra-desde-mas-alla.lacoctelera.net/post/2009/06/26/los-amos-la-prostitucion-espana
[15] Intervista a José Luis Roberto Navarro, video di Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes;, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8, minuto 33.
[16] http://www.anela.es/objetivos.htm
[17] El Lobby de los empresarios de locales de alterne busca afianzar los prostibulos, http://www.apramp.org/noticia.asp?id=50
[18] ANELA se reúne con el Gobierno de la Comunidad de Madrid para asesorar en la elaboración de la nueva Ley de Espectáculos y Locales de Ocio, http://www.anela.es/noticias-general/politica/490-anela-se-reune-con-el-gobierno-de-la-comunidad-de-madrid-para-asesorar-en-la-elaboracion-de-la-nueva-ley-de-espectaculos-y-locales-de-ocio
[19] ANELA se reúne con las CCAA de Aragón y Murcia, para regular los locales de alterne, http://www.anela.es/noticias-general/politica/504-anela-se-reune-con-las-ccaa-de-aragon-y-murcia-para-regular-los-locales-de-alterne
[20] El Lobby de los empresarios de locales de alterne busca afianzar los prostibulos, http://www.apramp.org/noticia.asp?id=50, cit.
[21] Intervista a José Luis Roberto Navarro, video di Enquête exclusive - Espagne l'incroyable business des maisons closes;, http://www.youtube.com/watch?v=qL6JUsvfxh8, minuti 34 e 35.
[22] El Lobby de los empresarios de locales de alterne, cit.
[23] Jaime Prats, Bienestar Social acumula varias adjudicaciones a empresas oscuras, 27 ottobre 2002, <<El País>>, http://elpais.com/diario/2002/10/27/cvalenciana/1035746291_850215.html
[24] Miquel Noguer, Lydia Garrido, Una empresa vinculada a la ultraderecha vigilará monumentos de la Generalitat, 1 febbraio 2009, <<El País>>, http://elpais.com/diario/2009/02/01/catalunya/1233454039_850215.html. Per consultare altri articoli di <<El País>> sulla Levantina de Seguridad cfr. http://elpais.com/tag/levantina_de_seguridad/a/
[25]  España 2000 , in http://en.wikipedia.org/wiki/Espa%C3%B1a_2000
[26] Extrema derecha y antifascismo. Entrevista a Joan Cantareno. La prostitución: El gran negocio de la extrema derecha en el País Valenciano, in http://www.rebeldemule.org/foro/faltaban/tema1673.html#p7325


domenica 14 aprile 2013

Il sesso come merce e la libertà sessuale

Ringrazio Maria Rossi per la traduzione di questa interessante intervista a Rhéa Jean. 
Fonte originale: http://sisyphe.org/spip.php?article2730 
In figura: prezziario dal sito web di un club-bordello svizzero.


 
Essere abolizionista è difendere la libertà sessuale!
Intervista con Rhéa Jean[1] realizzata dalla rivista Prostitution et Société, numero 156, gennaio-marzo   2007

Oggi vi sono violente discussioni tra abolizionisti, ostili alla trasformazione della prostituzione in professione, e fautori della posizione regolamentarista, favorevoli al riconoscimento della condizione di <<lavoratrici del sesso>>. I primi avrebbero a cuore la difesa dell'interesse collettivo e di una società ideale, mentre i secondi si preoccuperebbero di tutelare la libertà individuale. Ora: la filosofa del Québec Rhéa Jean rimette in discussione questa concezione semplicista. Per lei, solo gli abolizionisti difendono la libertà sessuale e il diritto alla privacy. Proviamo a spiegarci meglio.

D. Per Lei, gli abolizionisti si oppongono alla trasformazione della prostituzione in professione proprio perché hanno a cuore la libertà sessuale, rivendicata dai sostenitori della posizione regolamentarista? 

I fautori della posizione regolamentarista rimproverano agli abolizionisti di prediligere una concezione <<essenzialista>> della sessualità, cioè di coltivare un'idea di ciò che sarebbe <<normale>> o <<anormale>>, anziché privilegiare una prospettiva centrata sulle scelte degli individui. Ora, per me, l'abolizionismo è lungi dall'essere in contraddizione con i valori di autonomia, di libertà individuale e di diritto alla privacy  che i liberali sostengono di difendere. Non è in nome di un ordine sociale o di una definizione di <<normalità>> sessuale che la maggior parte degli abolizionisti d'oggi si oppongono alla prostituzione. E' invece in nome della libertà di ciascun individuo di poter vivere la propria sessualità secondo le proprie scelte e preferenze e non secondo la necessità economica. Gli abolizionisti non cercano di dire che una pratica sessuale sia migliore di un'altra; essi pensano piuttosto che l'espressione delle scelte personali non sia favorita dallo scambio di servizi sessuali in cambio di denaro. Se le persone prostituite esprimono una <<scelta>>, questa non è legata alla loro autonomia sessuale, quanto piuttosto ai loro bisogni finanziari. Il rifiuto della prostituzione non ha lo scopo di oltraggiare la libertà sessuale degli individui, quanto piuttosto quello di creare le condizioni sociali che permettano di non oltraggiare questa libertà. Si tratta proprio di difendere l'autonomia sessuale dei più poveri e delle persone più vulnerabili della nostra società.

D. Per i sostenitori della posizione regolamentarista, la prostituzione sarebbe un semplice contratto il cui unico requisito indispensabile sarebbe il consenso delle parti. Che ne pensa?

I pensatori liberali si fanno promotori di una società individualista nella quale le persone siano libere di esplorare le proprie preferenze sessuali, a condizione che le pratiche si svolgano tra adulti consenzienti. Presentando la prostituzione come un semplice contratto tra due individui, essi, a mio parere, sbagliano la definizione di autonomia sessuale. Infatti, questa autonomia esiste soltanto in assenza di coercizioni economiche. Il punto di vista abolizionista ritiene giustamente che la prostituzione impedisca l'espressione delle preferenze sessuali, soprattutto delle donne e dei più poveri. Esso denuncia precisamente il fatto che questa industria si fondi non soltanto sulla rinuncia di queste persone  all'autonomia sessuale, ma anche sull'esaltazione di una cultura che presuppone che i bisogni sessuali di certi individui, di sesso maschile, possano imporsi ad altri individui, soprattutto di sesso femminile, in cambio di denaro.

D. I sostenitori della posizione regolamentarista si pretendono <<neutrali>> in materia di sessualità: una neutralità che Lei mette fortemente in discussione.

La posizione regolamentarista, che si pretende neutrale in materia di sessualità, alimenta invece l'idea che la sessualità, particolarmente quella degli uomini, necessiti di particolari premure, nel momento stesso in cui vengono richieste.  La sessualità sembra dunque costituire un bisogno imperativo che trascenderebbe qualsiasi etica sociale e che ci costringerebbe a tollerare le sue derive, anche le più estreme. Non si può certo parlare di neutralità.

D.  I sostenitori del regolamentarismo sostengono anche l'idea che l'acquisto di servizi sessuali riguarderebbe il diritto alla privacy.

Gli abolizionisti, opponendosi alla prostituzione, si vedono infatti accusare di attentare alla privacy e di contrastare l'idea liberale secondo la quale lo Stato non deve interferire con ciò che accade nella camera da letto. In primo luogo, ci si può chiedere se questa difesa della protezione della vita privata non abbia soprattutto lo scopo di proteggere gli uomini dall'interferenza dello Stato. In secondo luogo, nella prostituzione, alla sessualità - che appartiene alla sfera privata - si combinano l'acquisto e la vendita, che appartengono alla sfera pubblica. Per quanto concerne la tutela della vita privata, secondo me, sono gli abolizionisti che difendono questo valore nel modo migliore. Per loro, la prostituzione produce lo sconfinamento della sfera pubblica del lavoro nella sfera privata della sessualità. Se la sessualità deve rimanere un ambito privato, non è soltanto lo Stato che deve restare fuori dalla camera da letto; deve restarci anche il mercato. Trattare il sesso come una merce produrrebbe una riduzione dell'autonomia sessuale, mettendo in pericolo quasi tutti i lavoratori; essi potrebbero, per conservare il loro impiego, subire pressioni dai datori di lavoro per avere relazioni sessuali contro la loro volontà[2]. Se il sesso diventa un lavoro, perché allora non imporre a una segretaria di offrire servizi sessuali ai clienti? La barriera che separa il sesso dal commercio non ha soltanto lo scopo di mantenere l'ambiente di lavoro libero dalle pressioni sessuali, ma anche di mantenere le relazioni sessuali private svincolate dal mercato.

D. Alcuni sostenitori del regolamentarismo si avvalgono anche della tesi secondo la quale la sessualità deve essere, come il lavoro domestico, un <<servizio>> retribuito.

Essi affermano che le donne fornirebbero ai loro mariti servizi sessuali gratuiti e che ciò costituirebbe, al pari delle faccende domestiche non retribuite, una forma di sfruttamento patriarcale. Questa assimilazione tra sessualità e lavoro <<invisibile>> delle donne è sbagliata e molto pericolosa. In primo luogo, neppure i mariti sono remunerati per l'attività sessuale. Bisogna dunque che vi sia asimmetria nella concezione della sessualità in base al genere di appartenenza, perché la sola attività sessuale delle donne appaia come un "lavoro". In secondo luogo, non bisogna confondere la natura delle due attività: il lavoro domestico è un'attività essenziale al buon funzionamento di tutte le società e di ogni individuo. Anche se non è mai stato riconosciuto proprio perché svolto dalle donne, non deve essere obbligatoriamente effettuato da una donna. La sessualità, invece, non rappresenta un'attività separata da ciò che ci costituisce come soggetti. Come dice giustamente Julia O' Connell Davidson: <<Se l'assenza di un rapporto sessuale rappresentasse una minaccia per la salute e una persona avesse bisogno di vedersi prescrivere le "cure" di una "sex worker", allo stesso modo in cui un'altra ha bisogno delle cure di un dottore o di un'infermiera quando soffre di una particolare malattia, allora l'aspetto fisico, l'età, il sesso e la razza del/della prostituta non sarebbero criteri importanti>>[3].

D. Per Lei, la remunerazione del lavoro domestico e quella del sesso non hanno le stesse ripercussioni sociali.

La remunerazione del lavoro domestico e dell'accudimento dei bambini (che sia effettuato da un uomo o da una donna) mi sembra legittima, anche se c'è il pericolo di incentivare le donne a conservare un ruolo tradizionale. Si tratta del riconoscimento di un lavoro <<invisibile>>. Al contrario, la remunerazione del 'servizio sessuale' rafforza l'idea che le donne possano essere escluse dal mondo del lavoro, o sotto remunerate, e che la non reciprocità sessuale debba restare immutata perché essa sarebbe fonte di guadagno per le donne. L'industria del sesso trae vantaggio da questa asimmetria sessuale e mina, attraverso di essa, l'uguaglianza tra uomini e donne e il diritto, per tutti e tutte, a una sessualità desiderata. Rifiutando di riconoscere la prostituzione come lavoro, gli abolizionisti cercano di combattere la concezione tradizionale della non reciprocità sessuale tra uomini e donne che il riconoscimento della prostituzione verrebbe a legittimare e a rafforzare. 





[1] Filosofa canadese, esponente della Concertation des luttes contre l'exploitation sexuelle (CLES), è  attualmente ricercatrice di filosofia all'Università del Lussemburgo.
[2] Rhéa Jean si riferisce al lavoro di S.A. Anderson: <<Prostitution and sexual autonomy: making sense of the proibition of prostitution>>, Ethics, vol.112, n.4, luglio 2002.

[3] Julia O' Connell Davidson, <<The rights and wrongs of prostitution>>, Hypatia, vol.17, n.2, 2002.


mercoledì 27 marzo 2013

Paradiso per trafficanti di donne

Come forse ho detto altre volte, la cosa che più mi colpisce nel dibattito sulla prostituzione in Italia è come sistematicamente vengano omessi ogni approfondimento e riflessione sulle persone e sulle organizzazioni criminali e mafiose che concretamente gestiscono la prostituzione e ci guadagnano. E' una strana dimenticanza, specie se coloro che se ne dimenticano sono politici che hanno la pretesa di presentare nuovi progetti di legge e nuove ordinanze locali. C'è un continuo spostamento del dibattito su questioni inesistenti che mostrano una profonda doppia morale, come la presunta necessità di spostare le donne che esercitano la prostituzione dalle strade trasferendole al chiuso e/o in quartieri periferici per salvaguardare il "decoro urbano". Oppure l'"opportunità" di tassare questo settore per rimpinguare le casse comunali e statali svuotate dalla crisi. Mi sembra quindi opportuno approfondire per quanto possibile ciò che molto raramente si trova sui giornali, specie italiani. 

Non ha fatto notizia qui, ad esempio, il caso  di José Moreno (nella foto) che ancora oggi gestisce il bordello legale più grande d'Europa, Paradise a La Jonquera, Catalogna, al confine tra Spagna e Francia, frequentato per lo più da uomini francesi. Investì in questo locale tre milioni di euro e gli fu accordata dal Tribunal Superior de Justicia della Catalogna l'apertura - che avvenne alla fine del 2010 con grande pubblicità - nonostante all'epoca fosse sotto indagine della magistratura per tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro!!
L'accusa di tratta riguardava la gestione di due suoi locali Eden ed Eclipse sempre nella provincia di Girona, per i quali Moreno aveva commissionato il reclutamento di alcune ragazze dal Brasile. Come si può leggere in questo articolo di El Pais, alcune di queste ragazze nel corso delle indagini avevano testimoniato di essere state attratte con false promesse di lavoro e una minima spesa da restituire per il viaggio che invece sarebbe ammontata in seguito a 6000 euro. Il passaporto era stato loro sequestrato e a chi protestava uno dei collaboratori di Moreno rispondeva: "No puedes volver a Brasil. Menea el culo y atrae a los clientes, que tienes que pagar la deuda" (Non puoi tornare in Brasile. Scuoti il culo e attira i clienti, che devi pagare il debito). Subivano anche pressioni psicologiche, tanto che una testimone affermava: "Lo curioso es que a veces hasta te acaban convenciendo de que te querían ayudar y que el cobro era justo." (La cosa buffa è che a volte finivano per convincerti che ti volevano aiutare e che era giusto pagare).
Moreno nel marzo 2012 è stato condannato solo a tre anni invece dei dodici richiesti dal procuratore, venendogli riconosciuto solo il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina! Si è stabilito che non era provato che le ragazze fossero costrette, perché erano libere di andare e venire e non erano in condizioni di vulnerabilità. Nonostante durante il processo - in cui una sola ragazza alla fine ha testimoniato - sia stato confermato che le ragazze dovevano restituire un debito gonfiato rispetto al costo reale del viaggio che era stato loro anticipato, nonostante dovessero pagare ogni giorno per l'alloggio e per il cibo - un costo raddoppiato nei giorni in cui non lavoravano. Trovo che questo sia un precedente di assoluta gravità che si dovrebbe esaminare attentamente, perché un giorno la tratta potrebbe trovarsi così di fatto legalizzata. 
Rimasto libero, in attesa dell'appello, Moreno continua a gestire il suo megabordello e ha recentemente dichiarato ai giornalisti che lo interrogavano sulla sua vicenda giudiziaria che lui non ne sa nulla e che sa solo che è libero e che continua il suo business. 

 A La Jonquera oltre al Paradise ci sono tanti altri bordelli autorizzati dalla legge della Catalogna che ne permette la gestione non considerata sfruttamento della prostituzione, nonostante gli enormi guadagni dei proprietari ricavati dalla prostituzione delle ragazze, tutte migranti e provenienti prevalentemente da Romania e America latina, perché formalmente risultano come affittacamere. 
A febbraio scorso 19 persone sono stati arrestate per sfruttamento di una rete di tratta che coinvolgeva 215 ragazze rumene di Braila reclutate da minorenni con la promessa di un lavoro una volta compiuti i diciotto anni, ma costrette poi a prostituirsi a causa del debito e delle spese da pagare e tenute in condizioni di schiavitù al noto bordello Lady Dallas (già chiuso diverse volte in passato ma sempre riaperto)
I processi sono lunghi e mentre le indagini si svolgono e gli imprenditori godono di relativa o assoluta impunità sempre nuove ragazze sono reclutate e schiavizzate.
El Pais parla infine di una vera guerra tra bande nella zona. A dicembre 2012, era stata trovata un'autobomba davanti al Paradise dopo che precedentemente erano state fatte esplodere delle granate e si era ipotizzato che i mandanti fossero i proprietari del Lady Dallas danneggiati dalla perdita di clientela intervenuta a seguito dell'apertura del megabordello di Moreno.

Fonti:

martedì 26 marzo 2013

Tratta, prostituzione, femminismo: intervista a Lydia Cacho

Pubblico un video molto prezioso: un'intervista a Lydia Cacho alla televisione olandese dell'autunno 2011. I sottotitoli in italiano sono a cura di Ilaria Maccaroni e Valentina Iamotti.
Dal luglio 2012, Lydia Cacho ha dovuto poi lasciare il Messico, dopo aver ricevuto nuove gravi minacce  ("Ti abbiamo già avvertito, puttana, non si scherza con noi. E' chiaro che non hai imparato dal piccolo avvertimento che hai ricevuto. Quello che succederà è che ti faremo a pezzi, è così che ti manderemo a casa, idiota" ). E' sotto il tiro delle mafie transnazionali per il suo lavoro di investigazione e la sua attività concreta affianco delle vittime di tratta, fin da quando nel 2005 pubblicò l'inchiesta I Demoni dell'Eden in cui denunciava la rete di pedopornografia e tratta in cui erano coinvolte alte figure del potere economico e politico messicano. Denuncia che le è costata anche il carcere e la tortura, a causa della corruzione del sistema giudiziario messicano. Solo il sostegno dell'opinione pubblica internazionale ha permesso che le venissero accordate delle misure di protezione. L'intervista è sul suo libro-inchiesta del 2010, Schiave del potere, frutto di un lavoro di investigazione di cinque anni in giro per il mondo. 
Dura 25 minuti ed è superfluo che io dica altro, salvo invitarvi all'ascolto: 




venerdì 15 marzo 2013

La sessualità, un piacere colonizzato dal lavoro?

Docente di Scienze Politiche all’Università di Paris Dauphine, Irène Pereira è una ricercatrice impegnata. Femminista, anarchica, sindacalista ha affrontato il tema della prostituzione nella libreria Barricade (Barricata), a Liegi, il 22 febbraio 2011. Proponiamo qui il nucleo essenziale della riflessione che ha sviluppato in questa occasione: un punto di vista originale sulla questione del lavoro e del tempo libero. L’originale lo trovate qui, ringraziamo di cuore Maria Rossi per la traduzione.

Il problema è di sapere se dobbiamo, in quanto femministe, rivendicare la trasformazione della prostituzione in una professione legalmente riconosciuta (posizione della regolamentazione) o, al contrario, lottare per l’abolizione del sistema prostituzionale (posizione abolizionista) allo stesso modo in cui lottiamo per l’abolizione del sistema capitalista.
Esprimo la mia opinione come militante femminista che lotta per i diritti delle donne, come militante anarchica affezionata alla liberazione sessuale e come militante sindacalista rivoluzionaria che combatte contro lo sfruttamento economico dei proletari. ...
 [Continua su  Femminile plurale]

mercoledì 6 marzo 2013

Trafficanti al passo con i tempi

Pubblico un interessante brano di  3 minuti e mezzo tratto da un'intervista a Lydia Cacho del 2010 nel corso del Festival degli scrittori di Sidney. Traduzione e sottotitolaggio sono a cura di Ilaria Maccaroni e Valentina Iamotti che ringrazio.
Lydia Cacho parla di come i trafficanti, che anticipano sempre i tempi per assicurarsi la prosecuzione del proprio business, stiano investendo nella cultura di normalizzazione della prostituzione e del turismo sessuale in tutto il mondo, pornografia diffusa massicciamente nella cultura popolare, ipersessualizzazione delle ragazze e finto glamour.
".. i trafficanti prendono donne da altri paesi e fanno contrarre loro enormi debiti in modo che non possano scappare, sequestrano loro i documenti, le privano della loro libertà, alcune di loro devono inviare i soldi a casa per cui non hanno alcuna scelta e l’unica forma di sopravvivenza è quella di restare lì coi trafficanti. Alcune di loro riescono a fuggire altre no. La questione qui è in che modo i valori culturali presenti in tutto il mondo permettono che questo avvenga."





 

lunedì 4 marzo 2013

Schiavitù sessuale nei Paesi Bassi

Riporto la traduzione, a cura di Maria Rossi che ringrazio, di un articolo pubblicato da Le Monde alla fine del 2011 sulla situazione dell'industria della prostituzione nei Paesi Bassi, paese in cui dal 2000 sono stati depenalizzati i proprietari di bordelli che possono assumere anche personale dipendente. L'articolo riassume a sua volta un pezzo pubblicato sul quotidiano progressista di Amstardam Volskrant dal titolo "La legalizzazione della prostituzione è una copertura per la schiavitù sessuale".
Trovo sia importante riportare anche ciò che si dice all'estero, perché qui in Italia è molto radicata la pericolosa e superficiale convinzione che la ricetta magica per combattere la tratta sarebbe la regolamentazione della prostituzione così come avvenuta in Olanda, Germania, Svizzera, Nuova Zelanda, Australia,ecc..  Non così all'estero, dove c'è una differente consapevolezza dell'enorme potere e capacità di penetrazione delle mafie transnazionali. Pubblicherò in seguito altre testimonianze e contributi su questi paesi che ho incontrato nel mio approfondimento.


                       Gli Olandesi cominciano a pentirsi della legalizzazione della prostituzione

    Jean-Pierre Stroobants

  Le Monde

La Svezia e la Norvegia puniscono, il Belgio tollera, la Francia discute. E i Paesi Bassi? Si pentono. Undici anni dopo aver svolto il ruolo di pionieri, legalizzando il lavoro sessuale - vale a dire la prostituzione - , essi evocano un flop generale. E' l'espressione impiegata recentemente da Evelien Tonkens, sociologa all'Università di Amsterdam e cronista del Volkskrant, il quotidiano progressista di Amsterdam. In un testo molto importante, questa docente universitaria di sinistra passava al setaccio  tutti coloro che si erano battuti per una legislazione che non ha risolto niente. Vale a dire,  i circoli liberali, che speravano di combattere l'influenza dei gruppi mafiosi, e le rappresentanti della corrente femminista, che propugnavano la libertà di scelta per ciascuna donna.
Oggi, dal 50% al 90% delle "lavoratrici" attive dietro le vetrine e nelle "sale massaggi" sono costrette a prostituirsi. E nel quartiere De Wallen, la celebre "zona rossa" di Amsterdam, solo il 2%   di qualcosa come 6000 prostitute ha dichiarato di amare il proprio lavoro, ha rivelato un'inchiesta. Molte donne originarie dell'Africa, dell'Europa dell'Est e dell'Asia si vedono sempre confiscare il passaporto all'arrivo e sono costrette a liberarsi dalla schiavitù in cambio di qualcosa come 2000 euro al mese per le più fortunate. Uno sfruttatore della prostituzione guadagnerebbe in media 500.000 euro all'anno mantenendo più donne sotto il suo controllo.
La buona coscienza delle autorità olandesi era sino ad ora confortata da una disposizione legislativa: un cliente che nota che una donna lavora coercitivamente  può denunciare anonimamente la sua situazione alla polizia. Un altro flop: De Wallen vede sfilare ogni anno 220.000 consumatori di sesso, ma il numero delle segnalazioni non supera qualche decina, perché la maggior parte delle prostitute non si confida. La nuova generazione  dei rappresentanti politici di sinistra, di cui fa parte Lodewijk Asscher, il sindaco di Amsterdam, ritiene che la politica della legalizzazione abbia fallito. E' stato commesso, dice, un errore nazionale. Altri responsabili denunciano lo scacco di una politica che fu ispirata dal timore del moralismo così come dal concetto di libertà individuale. "La legalizzazione mostra, soprattutto, come, qui, la libertà ha deviato [significato]  e non è che un alibi della schiavitù", spiega Evelien Tonkens.
Lodewijk Asscher  invoca la penalizzazione dei clienti e critica la debolezza di una proposta di riforma in discussione che mira soltanto ad un miglior controllo del settore del lavoro sessuale. Infine, è contestata la politica della città di Amsterdam che mira a riscattare immobili del quartiere di De Wallen per ostacolare l'attività dei gruppi criminali. Il progetto incontra un successo limitato e la Corte dei Conti ha formulato delle obiezioni.